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domenica 20 ottobre 2019

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MOSTRE - Pedro Cano. Mediterranea

Ai Mercati di Traiano le suggestive atmosfere dell'artista spagnolo

01.10.2012 - Valeria Arnaldi



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C'è tutta la cultura europea del vedutismo, figlia del Grand Tour, nella ricerca artistica di Pedro Cano, ovviamente rivisitata con lo sguardo contemporaneo, dunque illuminata dall'oggi.

Il capriccio "macro" del Settecento cede il passo al "micro" che tanto sembra sedurre il nuovo millennio, alla ricerca del dettaglio che, unico, può diventare assoluto facendosi, per paradosso, immenso.

Di veduta in veduta, tra mura, porte e paesaggi liberi, spesso acquosi, il mediterraneo che è soggetto e oggetto, e soprattutto strumento di questa indagine dell'oggi - urbanistico ed emotivo - si racconta così nella mostra "Mediterranea", a Roma ai Mercati di Traiano fino all'8 gennaio, in un viaggio fatto di dettagli e scorci che, da Napoli all'Asia Minore, dall'Egitto alle Baleari, costruisce un caleidoscopio di invenzione, vero e proprio capriccio di suggestioni ed emozioni, composto però di architetture. E architetture disabitate.

È il Mediterraneo come luogo fisico, nella sua fisicità raccontato, ma soprattutto luogo ideale, spazio dell'incontro cui storicamente è consacrato.

Il mare nostrum, ossia concretizzazione fisica della metafisica idea dell'Altro, delineato ma tutt'altro che delimitato dalle idee di incontro, scontro e soprattutto scambio. Questo è ciò che interessa l'artista e lo muove nel suo racconto dell'umanità e delle sue culture. Questo ciò che, radicato in un'antichità che ha il sapore dell'eterno, contamina con tecnica e sensibilità attuali proprio nel tentativo di ribadire e confermare quell'eternità come ambizione di sguardo e "costruzione". Culturale, ovviamente.

È il mare della cultura antica, vestigia di un'intuizione di gloria, che si è spezzata nella banalità di una storia - prima che geografia - di scontri, ma ancora si fa musa.

Fragile, evanescente, impercettibile e soprattutto in una costante - o imminente che percepir si voglia - dissolvenza, il paesaggio raccontato da Cano è quello fermato da uno sguardo apparentemente distratto che si posa delicato e altrettanto delicatamente fugge via, conservando tra le ciglia appena l'ombra dell'idea che ha vagheggiato.

La luce formale dell'acquerello veste dunque di poesia l'orizzonte, malinconia dell'attimo passato che è, però, e forse soprattutto anche malinconia dell'attimo che si sta vivendo.

Il risultato è un viaggio tra città e affacci, mosso dal sentimento del dialogo, che è prima di tutto, necessità e desiderio di fermarsi a riflettere

Fonte: Exibart

 

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