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domenica 20 ottobre 2019

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MOSTRE - Le relazioni pericolose di Marotta 'rinnovano' la Gnam di Roma

08.10.2012 - Valeria Arnaldi



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È "interazione" la parola chiave della mostra di Gino Marotta "Relazioni pericolose, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, a Roma, fino al 27 gennaio. Interazione tra gli osservatori e le opere nei giochi di trasparenze tipici dei metacrilati dell'autore, ma anche e soprattutto interazione tra le opere e la collezione otto-novecentesca del museo.

Ecco le relazioni del titolo, che più che pericolose si rivelano in realtà decisamente fruttuose. Il percorso espositivo, infatti, valorizza l'iter professionale e di ispirazione di Marotta, illustrando la filosofia della sua ricerca attraverso alcuni dei suoi lavori più interessanti, ma va ben oltre per "risvegliare" l'intera collezione, patrimonio della Gnam.

Inseguendo le sculture in metacrilato colorato - all'ingresso viene fornita una mappa per non perderne nessuna, caccia al tesoro dell'arte contemporanea - il visitatore si muove infatti nelle sale del museo, in una sorta di forzato contatto con opere note, magari già viste, che, però, in questa nuova modalità, chiedono e ottengono un'attenzione più "fresca". E forte.

Insomma, il museo si rinnova in una interessante commistione tra antico e contemporaneo, vero e proprio esercizio di linguaggio dell'arte nelle sue differenti espressioni. Ed epoche, ovviamente.

"Il pensiero di mettere in relazione il mio lavoro - spiega Marotta - con quello che la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ha conservato nella memoria storica della nostra cultura figurativa, è qualcosa cui sto pensando da oltre vent'anni. Sono quindi grato di avere avuto l'opportunità di realizzare un vecchio progetto che costituisce una variante felice delle mie ricerche sul linguaggio".

Progetto che viene da lontano per un lontano amore. "Questa galleria - prosegue - ha una valenza culturale straordinaria, importante, ben caratterizzata, che è servita tantissimo alla crescita di generazioni di artisti. Io sono debitore, la sento come una cosa che mi appartiene, come se fosse un fatto di famiglia. È il luogo dove sono andato a imparare delle cose, dove sono andato a verificare le differenze".

Il dialogo tra passato e presente è sviluppato per analogia in taluni casi - la Ninfea luminosa si riflette tra le ninfee di Monet - e, il più delle volte per contrasto, a sorprendere lo sguardo.

Così il fulmine metafisico sembra aver spezzato il pavimento di specchi infranti, parte dell'installazione che Alfredo Pirri ha realizzato nella Sala delle Colonne per raccontare la caduta degli angeli. Non un semplice confronto estetico, ma una rilettura che rimanda direttamente a una visione mitica e profana - sarà una saetta di Zeus? - capace di far franare il sentimento e l'etica sacra nella modernità, in un ribaltamento di valori e suggestioni.

Il resto è storia. Della Galleria, nella composizione delle sue collezioni. E, naturalmente, dello stesso Marotta, che qui fu chiamato in gioventù a esporre dalla storica direttrice Palma Bucarelli. A lei l'omaggio di una "ricostruzione". La Foresta di Menta, pioggia di cavi verdi in materiale plastico, costruiti per essere immaginati come liane, è ostacolo da superare per raggiungere una "giungla" da salotto.

La Natura prende il sopravvento. Dromedari giocano a nascondino tra le opere di Burri e fenicotteri dai colori shock si specchiano nelle opere di Michelangelo Pistoletto, invitando chi passa a riflettersi sulla medesima superficie e riflettere. Per scoprire il meraviglioso che spesso si nasconde in ciò che, apparentemente, è già noto.

Fonte: Leggo.it

 

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