Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


martedì 22 settembre 2020

  • MP News
  • Cultura

TEATRO - 'Soprattutto l'anguria'

In scena al Teatro Argentina, in occasione del festival RomaEuropa

16.10.2012 - Sara Benvenuto



Il Misantropo al Teatro Argentina

Ad aprire la scena così come la stagione teatrale dell'Argentina è proprio lui, Massimo Popolizio, con la...
Leggi l'articolo

Porcile di Pier Paolo Pasolini

Sulla verde collina di Godespberg, un giovane di 25 anni corre tra i campi felice come un bambino. E’ il figlio di un...
Leggi l'articolo

TEATRO - 'Tutto per bene' al Teatro Argentina

Fino al 10 febbraio, la brillante rappresentazione di Gabriele Lavia.
Leggi l'articolo

TEATRO - "The Coast of Utopia" al Teatro Argentina

In scena, fino al 29 aprile, la trilogia diretta da Marco Tullio Giordana.
Leggi l'articolo

Massimiliano Civica torna a collaborare con l'esordiente drammaturgo Armando Pirozzi. Dopo il successo di "Attraverso il furore" in scena ora con Soprattutto l'Anguria al Teatro Argentina, in occasione del festival RomaEuropa .

Un gioco familiare ai limiti del paradosso. Il fratello maggiore,interpretato da un'impeccabile Luca Zacchini, irrompe nel tempio buddista del fratello minore, un santone solitario che vive immerso nella giungla sperduta e incontaminata, indifferente alle banalità del mondo esterno. I due non si incontrano da molto tempo, il motivo  non è dei migliori. La notizia, tragica e comica allo stesso tempo, necessita un riavvicinamento:  il padre, trasferitosi in India, è morto, o meglio è stato ritrovato sotto un albero  in uno stato di trance metapsichico dal quale non si può svegliare.

Fin qui potrebbe sembrare quasi normale,o quanto meno plausibile, se non fosse che, a colorare il tutto, intervengono le figure solo citate della  madre, suora laica dallo spirito missionario residente in Africa, e della sorella minore ,la quale ha scelto di vivere ai confini del polo,in un igloo. Dunque il quadro familiare ci confina in una dimensione a dir poco stravagante. In scena solo i due fratelli, tenuti a risolvere la faccenda. Due modi di affrontare il dolore,il primo, logorroico, dialoga all'impazzata, parla per riempire quel vuoto altrimenti insostenibile,il secondo tace, ascolta, assorto, senza dar risposte.  In un primo momento il monologo assume dei tratti esilaranti, si parla del più e del meno, di un divano rosa con sembianze femminili piuttosto che della più volte sottolineata importanza di produrre denaro e ricchezza. Superato l'imbarazzo iniziale, il monologo si trasforma in un flusso di coscienza, si toccano tematiche più intime, dalle quali si evincono i turbamenti di entrambi.  Si fa sempre più evidente l'instabilità emotiva del fratello maggiore,la sua nevrosi e la difficoltà di ritrovarsi da solo con se stesso per paura di cadere nella voragine; " c'è troppo rumore qui, di natura intendo". E' nella natura che questa macchietta metropolitana si sente persa, proprio nell' habitat scelto dal fratello minore, il quale sublima il suo dolore nell'affrancamento dal mondo.

In questo reticolo di relazioni umane l'elemento preponderante diventa la spiritualità,fortemente marcata da un individualismo dilagante. Ognuno si fa la propria religione, crede nel proprio Dio, ma alla fine si aspira tutti alle stesse mete, una delle quali è la verità, quella reale determinata dai fatti non dai dialoghi che la costruiscono, quella verità che illumina la stanza, tanto ambita dal fratello maggiore.

Poi, in finale, lo sfogo: "parlami,parlami". E allora quella barriera issata con tante belle parole inutili crolla e il dramma familiare si esplica, ma non si chiarisce. Sentiamo il peso tangibile di un passato scomodo e difficile, non ancora superato, metabolizzato in maniera differente da tutti i componenti familiari. Drammaturgo e regista tendono a far apparire l'invisibile, a porre lo spettatore di fronte alla contemplazione dei fatti e non dei giudizi. Uno spettacolo che riporta in scena la valenza del testo, l'urgenza della parola contrapposta all'eloquenza del silenzio. "D'altronde un padre famiglia deve saper decifrare anche i silenzi, dice ad un tratto il fratello maggiore".

Il testo trova forma nella presenza dell'attore, unico protagonista della scena. La scenografia è scarna ma curata, componibile e mutabile. Così una lampada diventa un volante d'auto, una poltrona  un sedile. Scena semivuota dove tutto è costruito, dallo spazio ai movimenti del corpo, alla recitazione.Un teatro di parola coniugato a una recitazione silenziosa,manifestata unicamente dal corpo, con i suoi gesti, i suoi sguardi e  le sue espressioni. Massimiliano Civica abbandona momentaneamente la sua predilezione per la carne dell'attore, sposando la causa del testo drammaturgico, seppur sperimentale: un brillante connubio di novità e tradizione.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.