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domenica 20 ottobre 2019

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MOSTRE - La Gnam si fa in tre!

Paul Klee, Gino Marotta e Shay Frish in mostra alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma

19.11.2012 - Valeria Arnaldi



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La modernità drammatica di Paul Klee. La contemporaneità giocosa di Gino Marotta. L'attualità ombrosa, seppure illuminata, di Shay Frisch. Ancora, l'italianità riscoperta di Klee, la vocazione all'esotico di Marotta, la concentrazione intimista di Frisch. Sono tre visioni ed epoche culturali differenti, per altrettante mostre, a confrontarsi e dialogare fino al 27 gennaio alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna in un botta e risposta artistico che ha il sapore della contaminazione perfino quando sceglie l'isolamento.

Ha 22 anni Klee al primo soggiorno in Italia. Ad attirarlo sono le vestigia filosofiche del Grand Tour e la volontà di uno studio di impostazione accademica che per il classico vede nell'Italia la meta obbligata. Il Paese non gli piace, lo disgustano lingua e pochezza di un'umanità che giudica miserabile - "L'enigma più grande per me è che qui sia stato possibile un Rinascimento", scrive alla fidanzata - ma sente di avere bisogno del Mediterraneo per la sua ricerca interiore. A quella ricerca, condotta in sei soggiorni dai primi del Novecento agli anni Trenta, è dedicata la mostra "Paul Klee e l'Italia", che dalle incisioni gotico-classiche arriva agli alfabeti, passando per le fasi puntinista e operistica della sua produzione. L'impatto con l'Italia è all'insegna della storia. È il passato a sedurre l'artista e chiamarlo all'"azione", vuole conoscerne i fasti, desidera immergersi nel mito, cerca le radici del suo stesso essere. Il suo viaggio geografico è percorso nel tempo: a passi spediti Klee cerca di tornare indietro sulle rotte dell'archeologia per immergersi in un mondo perduto. Alle pietre affida il compito di aprirgli una porta artistica che è soglia spirituale. Ciò cui anela è un'eternità di materia riportata alla vita da un calore concettuale e senza tempo. Natura e opera dell'uomo si fondono in una sorta di Eden primitivo di sollecitazioni visuali. In questa dimensione si muove alla scoperta di un classico che lo commuove ma che non esita a schernire, finendo per innamorarsi della cultura che prima rinnegava. Dall'innamoramento storico-geografico nascono infatti i successivi soggiorni nel Paese e soprattutto l'interiorizzazione di colori e suggestioni "rubati" a Genova, Napoli, Firenze, Roma e la Sicilia. Dallo studio del classico dei primi anni del secolo al confronto con il Futurismo degli anni Dieci, fino alla nostalgia di un'espressione drammaticamente appassionata dei Trenta, Klee non ritrae l'Italia, la metabolizza. Prima, affamato, la penetra alla ricerca dei suoi tesori, poi la digerisce. Ha bisogno di affollare mente e cuore di vedute per liberarsene e arrivare a purezza del concetto, pulsione del colore, astrazione della materia. La forma è ingombro utile solo a evidenziare l'esplosione, di fatto implosione, di un'anima-immagine che dall'immagine stessa è sollecitata. È il trionfo dell'immaginazione non come fuga nel fantastico ma come strumento di lettura del presente. È l'illuminazione che, per la "fisicità" dei suoi colori, lo porta a fare del Mediterraneo terra d'elezione. È lo scambio. La gente che prima lo respingeva, così diversa dal suo costume, lo affascina nella potenza dei suoi tanti caratteri. Conquistato dall'Italia, Klee va alla sua conquista. L'eredità Sette-Ottocentesca che lo ha portato in viaggio ha il suo pendant nell'eredità che lascia al Novecento, da Melotti a Novelli. Il "testamento" è visibile nella collezione della Galleria, di autore in autore.

Il dialogo tra temporaneo e permanente è fulcro dell'esposizione di Gino Marotta "Relazioni pericolose". Libere dalla gabbia di un allestimento, le opere si diffondono nelle sale a contatto con i maestri di Ottocento e Novecento. Il dialogo talvolta è retto sull'affinità - come la luminosa "Ninfea blu" vicina alle ninfee di Monet -  più spesso, sul contrasto. Raccontando se stesso, con le sue installazioni in metacrilato colorato, Marotta compie un viaggio in due secoli di storia dell'arte, portando il visitatore a riguardare, non necessariamente rivedere, le opere con una nuova e più attuale percezione. Dromedari dalle tinte vivaci passeggiano tra Burri e Duchamp, un "cubo" di Savana, monumento alla giungla interiore tra pericolo e ambizione, offre un piedistallo visivo alle tensioni di Modigliani, un fenicottero blu si guarda negli specchi di Pistoletto. La Foresta di Menta, ambiente polisensoriale, è costruzione dello spazio. Il fulmine metafisico che pare aver  spezzato il pavimento di specchi infranti - parte dell'installazione in cui Alfredo Pirri racconta la caduta degli angeli - è invece costruzione del suo significato. Scrollandosi di dosso la superficialità dello sguardo veloce ma appagato, l'estetica torna a proporsi con la forza del suo essere categoria filosofica. Il confronto non è solo d'immagine ma di senso. Il contemporaneo nega all'arte il diritto al "tempo" per rinnovarla, nell'eterna freschezza di nuovi messaggi per l'antico e il già noto. Ecco lo spazio architettato e architettonico della riflessione.

Sullo spazio lavora pure Shay Frisch e sulla luce, elementi che fondano pittura e scultura, dunque la storia stessa dell'arte. La decisione di riflettere sulla "base", solidamente riconosciuta, dell'espressione, è lo spunto da cui parte l'artista israeliano per  indagare la precarietà del tempo artistico attuale, facendo della sua percezione una sorta di manifesto. La geometria puntuale delle sue strutture si rivela in tutta la sua forza spirituale ed emotiva  nella creazione di campi elettrici con cui si è invitati a interagire. Immerso in quattro sale di energia, richiamata alla memoria e alla coscienza da spie luminose, il visitatore compie quasi un percorso di illuminazione spirituale, simboleggiato dal passaggio dal nero al bianco in  una citazione di antichi riti mistici di impostazione profana ma finalità sacra. L'ambiguità di sensazione e sentimento svela le sue radici, legandole a quelle dell'uomo. Di nuovo, Adamo ed Eva sono davanti all'albero della conoscenza del bene e del male. Di nuovo, devono scegliere. La tentazione è l'energia che emana dall'orizzonte, avvolgendoli. La minaccia è il cosmo che frana su se stesso. L'esperienza rivela d'improvviso all'uomo il suo potere di rinchiudere l'Altissimo - pensiero - in una stanza. 

 

Fonte: Exibart on Paper 81

 

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