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mercoledì 03 giugno 2020

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ARCHITETTURA - Niemeyer: la lezione di una vita

Omaggio al padre dell'architettura irrazionale, a pochi giorni dalla scomparsa.

25.12.2012 - Annarita Aversa



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Quasi 105 anni di generosità.

Vivere in quantità con qualità ...

Spontaneo è chiedersi: 'Come si fa?'

'Alzarsi da tavola sempre con un po' di appetito' dice uno dei più grandi architetti del nostro secolo, Oscar Niemeyer.

Questa è, a mio avviso, la risposta.

L'appetito, l'impulso naturale dell'uomo verso ciò che soddisfa i sensi, è nella vita di un uomo, e ancor di più in quella di un architetto, un fattore indispensabile: rappresenta quel leggero senso di non completa soddisfazione per ciò che si è appena compiuto e quella tensione costante a dare sempre di più di noi stessi. Appetito inteso come curiosità verso ciò che soddisfa ed emoziona se stessi e gli altri, come potente motore del vivere ogni attimo di questa esistenza.

Chi progetta, chi disegna, chi immagina con un fine realizzativo, come ogni architetto, ha l'immenso  privilegio di donare al prossimo attraverso il suo lavoro un vivere migliore e la grande responsabilità di doverci riuscire!

L'appetito è nel riuscirci sempre, e sempre meglio! E non per noi ma per gli altri...

'Bisogna essere generosi', dice il Maestro.

'La fantasia è - per Niemeyer - la ricerca di un mondo migliore'. E chiunque ne abbia dono dovrebbe servirla al prossimo agendo con l'animo di un missionario, con la scrupolosità di un medico e con la magnanimità di un Dio.

Tutto il suo pensare agli altri si condensa in un segno architettonico chiaro, limpido, netto e al passo con le tecnologie ingegneristiche del tempo, ma con un grande pensiero per chi le abita e per chi le guarda.

La sua architettura emoziona chi la abita cento anni come chi la osserva per un secondo. Ed è questo ciò che conta per Niemeyer.

Chi vede nella sua architettura un gesto esterno, scultoreo, mozzafiato, stupefacente, estetico e formale, rivolto agli altri non ha compreso nulla. Bisogna entrare nell'ottica che anche la bellezza è utile ed è quella che rimane nel tempo (non la funzione: tante architetture oggi sono adibite a funzioni diverse da quelle per le quali erano state progettate), e che lascia nella memoria delle persone delle emozioni, delle sensazioni.

'Ma chi l'ha deciso che l'architettura utile deve essere brutta?' si chiede Niemeyer.

'Brutto o bello' non dipende assolutamente da un fattore né funzionale né economico ma da una scarsa generosità o capacità del progettista.

'Se c'è qualcosa di brutto sono le discriminazioni sociali', i quartieri ricchi separati da quelli poveri nella distanza e nell'aspetto.

Le differenze nella società sono un problema ma, secondo Niemeyer, assolutamente non lo sono nell'architettura!

In architettura le differenze tra vecchio e nuovo, tra ricco e povero, tra uno stile ed un altro, tra il tempo presente ed il tempo passato, rappresentano una dialettica interessantissima e si  amalgamano nel tempo in un insieme unico, vero, reale.

L'architettura per Niemeyer è un formidabile mezzo per una società meno discriminatoria e ripartita, che verte all'uguaglianza, idea che da sempre vibra nell'animo sereno del Maestro: 'I ricchi dovrebbero essere meno ricchi e i poveri meno poveri'.

A mio avviso, il suo saper vivere come uomo è la più grande lezione d'architettura che Niemeyer ci abbia lasciato.

La capacità di vivere tutto come un dono, con l'animo sereno e limpido, con lo stupore di un bambino e con l'allegria di un carioca ,rappresenta l'essenza del grande architetto.

L'architetto può immaginare, disegnare un mondo migliore se tenta in modo naturale ed istintivo di comprendere quotidianamente appieno quello attuale, con la capacità di viverlo, osservarlo, lasciarsi emozionare; solo da una profonda comprensione di quello che è oggi, nasce 'l'appetito' di immaginare cosa potrebbe diventare con una generosa creatività; e ciò basterebbe a fare di un qualsiasi 'spazio abitabile' un'Architettura!

 

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