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mercoledì 22 gennaio 2020

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LIBRI - Intervista a Franco Recanatesi

Incontro con l'autore del libro "Io sono Giorgio Chinaglia! - I gol, gli amori e i peccati di una vita esagerata"

07.02.2013 - Alessandro Staiti



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Sono stati scritti diversi libri su Giorgio Chinaglia, il simbolo della Lazio di tutti i tempi, il centravanti di Tommaso Maestrelli che guidò un gruppo di giovani scalmanati alla conquista del primo scudetto della storia biancoceleste. Il primo e il più completo dopo la scomparsa del calciatore il 1° aprile 2012 è quello di Franco Recanatesi presentato al Circolo Canottieri di Roma lo scorso 4 febbraio 2013. Recanatesi, noto giornalista e scrittore che ha iniziato la carriera al Corriere dello Sport diretto da Antonio Ghirelli seguendo la Lazio di Maestrelli (al quale ha dedicato il bestseller "Uno più undici" sempre per i tipi di Gremese), rivive in questo bellissimo volume corredato di splendide foto l'intera epopea del centravanti di Massa Carrara: dal trasferimento a Cardiff assieme al padre emigrante fino al ritorno in Italia e la conquista dello scudetto con la Lazio, dalla fuga negli Stati Uniti e la gloria nei Cosmos al ritorno come fallimentare presidente della Lazio. Poi il secondo matrimonio, l'accostamento alla malavita e la morte precoce. Il tutto con lo stile narrativo del grande scrittore e la cura del dettaglio storico dell'archivista, riuscendo a commuovere con toccanti passaggi ma evitando con lucidità inutili pietismi su una figura da sempre controversa. Non a caso "Io sono Giorgio Chinaglia!" è la prima biografia sul grande calciatore autorizzata dalla moglie Connie e dai tre figli Cynthia, Giorgio Jr. e Stephanie.

MP News ha incontrato Franco Recanatesi per una cordiale intervista:

- Un lavoro unico e appassionante, dettagliato come l'esegesi di un testo biblico...

Ho avuto una conoscenza approfondita di Chinaglia e l'idea dell'editore Alberto Gremese mi ha preso subito. Ho cominciato la ricerca a maggio 2012 e mi è stato messo a disposizione il ricchissimo archivio dell'associazione "9 gennaio 1900" che fa capo all'avvocato Trane. Molto materiale l'ho preso anche da "LazioWiki", quindi ho iniziato a sentire le due famiglie, quella di Connie e i suoi tre figli naturali Cynthia, George Junior e Stephanie e quella di Angela con i due figli Donald e Anthony ai quali ha dato il cognome. La prima famiglia mi ha molto assistito nella scrittura, fornendomi tantissime notizie, soprattutto Connie e George Junior, mentre dalla seconda famiglia non ho avuto lo stesso supporto. Mi hanno aiutato moltissimo Giancarlo Oddi, che di Chinaglia è stato amico fraterno, Pino Wilson e Felice Pulici, ma anche amici di Giorgione come Guido De Angelis, Franco Citti, Bruno Giordano e Andrea Agostinelli, la famiglia Gilardoni, Alfredo Recchia, l'autista dell'autobus della Lazio del primo scudetto. Infine una ricca bibliografia anche di libri pubblicati solo in America o nel Galles che non conoscevo affatto, come "Arrivederci Swansea" del giornalista italiano residente a Cardiff Mario Risoli, pubblicato nel 2000, che racconta tutto il periodo di Chinaglia nel Galles. Tre di questi personaggi citati nel libro li ho ripescati nel Galles, così come negli Stati Uniti alcuni personaggi citati nel volume pubblicato solo negli USA dal titolo "Once In A Lifetime - The Incredibile Story Of The New York Cosmos". Un altro libro utilissimo è stato "Chinaglia!" scritto da Basil Kane a quattro mani con lo stesso centravanti. Questi testi e altri citati nella bibliografia sono stati fondamentali per ricostruire la vita di Giorgio fuori dall'Italia.

- Nel libro vi sono degli episodi inediti o aneddoti particolarmente significativi?

A bizzeffe. Il più significativo è il viaggio che Giorgio ha compiuto assieme alla sorella Rita di 6 anni da Ponte Cimato, sobborgo di Carrara, per tre giorni in treno fino a Cardiff. La nonna Clelia per sicurezza gli aveva cucito sul maglione il nome e l'indirizzo di Cardiff dove l'aspettavano i genitori. Un altro aneddoto degno di nota è quello dei Mondiali del 1974, quando Chinaglia guidò una rivolta contro Mazzola promuovendo un referendum, dopo aver riunito i nazionali nella sua stanza, sostenendo che la squadra con Rivera e Mazzola era troppo squilibrata. Un peccato di ingenuità, visto che la maggioranza disse che doveva giocare Rivera. Chinaglia scrisse a penna su un foglietto la formazione senza Mazzola e allo scoccare della mezzanotte bussò alla porta di Valcareggi che gli aprì in pigiama e alla vista della formazione sgranò gli occhi e lo rimandò a dormire. Ancora, nel periodo dei New York Cosmos dove era praticamente il padrone della squadra perché l'amministratore delegato Steve Ross che lo adorava lo aveva nominato anche dirigente, un giorno disse a Pelè di giocare più largo perché era lui a dover fare i gol! Su questo vi fu anche una lite nello spogliatoio in cui Giorgio alzò la voce rimproverando Pelè che si mise a piangere come un bambino: erano i tempi in cui c'era anche Beckenbauer, appena acquistato, che rivelò a un giornale americano: "non avrei mai pensato di veder piangere come un bambino il più grande giocatore del mondo". Quando infine era presidente dalla Lazio nel 1984 voleva vendere Bruno Giordano alla Roma per risanare la voragine di debiti che si era creata per il mancato apporto dei finanziatori americani e al momento di comunicare al bomber della Lazio la sua decisione, Bruno gli rispose un secco no, non avrebbe mai potuto andare alla Roma.

- Con la sua storia a dir poco travagliata, può Chinaglia rappresentare comunque un esempio per i giovani che si avvicinano al calcio oggi, a distanza di tanti anni?

Per quel che riguarda il Chinaglia calciatore senza dubbio, perché tra tante traversie si è fatto da solo. Non avendo molti mezzi tecnici ha trovato nel furore agonistico e nella determinazione, nella voglia di emergere, gli strumenti per raggiungere le più alte vette della quotazione internazionale, tra i primi 50 marcatori di tutti i tempi nella storia del calcio. Questo dimostra, soprattutto ai nostri giorni in cui vengono meno lo spirito di sacrificio e tutto viene dato un po' per scontato, che l'ambizione e la forza di volontà sono determinanti anche quando i mezzi tecnici non sono eccelsi. Dal punto di vista del Chinaglia uomo, invece, bisogna trarre un insegnamento per essere più accorti e prudenti: era un generoso e un ingenuo, molto superficiale nella scelta degli amici, veri e presunti. Questo l'ha trascinato in avventure poco raccomandabili.

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