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LSD, il mio bambino difficile: una recensione

03.12.2007 - Enrico Crea



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LSD, il mio bambino difficile
Albert Hofmann, Apogeo 1995

È il libro più famoso, scottante e che si presta a molteplici interpretazioni, del ricercatore chimico Albert Hofmann, colui il quale inventò, nel 1943, la dietilamide dell’acido lisergico (meglio nota come LSD). In questa pubblicazione, datata 1979, l’autore offre un quadro completo di tale molecola: origine, attività farmacologica, possibilità di impiego in terapia (oggi, definitivamente, non più praticabile) e pericoli associati al suo uso.
Dopo un’introduzione tecnica, che ad un lettore “non-scienziato” può risultare noiosa e scarsamente comprensibile, il testo assume una forma più divulgativa e apre un dibattito in cui vengono coinvolti studiosi ed intellettuali di varia estrazione, tra cui Timothy Leary, psicologo e professore di Harvard, e Aldous Huxley, autore de “Il mondo nuovo” in cui parla del “soma”, la droga di Stato.
Particolarmente interessante e curioso è il capitolo riferito ai - cosiddetti - viaggi nell’universo dell’anima, dove lo scrittore riporta le esperienze estetiche di persone che hanno provato “in vivo” gli effetti dell’LSD, riuscendo addirittura a vedere il Maelstrom di Poe (!).

Questa molecola viene definita dal suo inventore e padre «il mio bambino difficile» per la sua natura doppia: quella di farmaco - potenzialmente utilizzabile in terapia psichiatrica, come sostanza capace di espandere l’anima (da cui il termine «psichedelico»), di sospendere la barriera tra l’io e la realtà esterna e di far rivivere esperienze passate, ed in terapia del dolore nei malati terminali di cancro, perché tale dissociazione psichica dal corpo impedisce al dolore l’accesso alla consapevolezza - e quella di sostanza psicotropa e d’abuso.
La molecola venne anche impiegata sperimentalmente nelle cliniche americane ma oggi la comunità scientifica l’ha definitivamente confinata nell’elenco delle sostanze stupefacenti e non prevede più alcun impiego terapeutico. Tuttavia, il libro conserva immutato il suo fascino, non solo sui giovani, per l’argomento trattato in sé ma anche, e soprattutto, per i problemi etici, sociali, sociologici nonché mistici e religiosi che solleva l’impiego di una sostanza così potente sul sistema nervoso centrale. È, inoltre, uno spunto di riflessione, oggi più che mai attuale, sul significato della droga e di cosa renda una sostanza una droga, sia essa l’LSD o una qualsiasi altra.

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