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giovedì 22 agosto 2019

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MOSTRE - 'Brueghel, meraviglie dell'arte fiamminga'

"Bisogna imitare la natura stessa, non un artista. Frase che ben si addice al nostro amico Brueghel, che definirò quindi non pittore dei pittori, ma natura dei pittori: intendendo con ciò significare che egli merita di essere da tutti imitato." Abraham

25.05.2013 - Simone Di Tommaso



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Il meraviglioso Chiostro del Bramante ospita, fino al prossimo 2 giugno, la prima grande esposizione mai realizzata a Roma dedicata ai Brueghel, la celeberrima stirpe di artisti attiva in Europa tra il XVI e il XVII secolo. Curata da Sergio Gaddi e Doron J. Lurei, Conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art, la mostra è di quelle da non perdere, tanta è la bellezza delle opere esposte, alcune conosciute dal grande pubblico, altre mai uscite da collezioni private.

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L'epoca d'oro della pittura fiamminga è, quindi, affrontata in senso cronologico, seguendo le cinque generazioni dei Brueghel, a partire dal capostipite Pieter il Vecchio, e in senso tematico, in quanto evidenzia i rapporti tra gli artisti della famiglia e quelli a loro contemporanei.

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Le sezioni in cui è suddivisa la mostra sono cinque. La prima descrive l'ambiente storico e culturale all'interno del quale si sviluppa l'esperienza artistica di Pieter Brueghel il Vecchio. A differenza di quanto accade in altre realtà, nell'opera di Pieter assume un ruolo predominante la natura, la quale diventa un vero e proprio soggetto che ridimensiona, in un certo senso, la figura umana. Come afferma il curatore nel saggio presente in catalogo, "Brueghel pone l'accento sul trascendente e l'irrazionale, e nella sua opera si legge un evidente disincanto morale che accompagna il suo percorso artistico nel quale si nota anche un'amara ironia nei confronti della banalità della vita umana. Egli delinea la sofferenza dell'uomo che ha avuto la libertà, ma che ne dispone con incapacità e la sperpera nel vizio diventando schiavo dei bisogni, delle depravazioni e del culto delle cose". Tale concezione è evidente nell'opera 'La resurrezione'. Ma Brueghel è anche un maestro delle raffigurazioni di paesaggi animati da popolani e dalle scene di vita agreste. Questo è un genere molto in voga negli artisti fiamminghi del Seicento ed è palese nei paesaggi di Henri met de Bles, nella famosa 'Torre di Babele' di Marten van Valckenborch e, soprattutto, nei capolavori di Hieronymus Bosch. Di quest'ultimo abbiamo la possibilità di ammirare 'I sette peccati capitali' e 'Il ciarlatano'. La prima opera, posta all'inizio del percorso espositivo, è favolosa: la terra è presentata in modo sferico, con il Cristo crocifisso in alto. Al suo interno si muovono figure che impersonificano i peccati capitali. In basso si intravedono le rupi dell'inferno. L'allegoria sta a significare l'oscillazione del mondo tra il bene e il peccato.

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La seconda sezione è dedicata ai figli di Pieter Brueghel il Vecchio: Pieter il Giovane e Jan il Vecchio. Il primo riprende i temi paterni e li sviluppa in modo originale. Egli rappresenta scene contadine e di vita quotidiana e, nello stesso tempo, riesce ad analizzare le debolezze umane. 'Danza nuziale all'aperto' e 'Le sette opere di misericordia', che rappresenta in modo mirabile le virtù cristiane, sono dipinti entrati nella storia dell'arte fiamminga. Il fratello Jan riprende dal padre la cura per il dettaglio. La sua pittura diventa raffinata e quasi tattile. In mostra sono presenti, tra le altre, 'La tentazione di sant'Antonio nel bosco' e 'Riposo durante la fuga in Egitto'.

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La successiva sezione affronta il cosiddetto 'stile Brueghel'. Le nuove generazioni della storica famiglia cominciano, infatti, a proporre, nei più diversi modi, opere di identificazione immediata, come allegorie e nature morte. In questa parte della mostra vengono, quindi, analizzate le collaborazioni creative tra Jan Brueghel il Giovane e artisti come Frans Francken, Joos de Momper ed Hendrick van Balen.

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La quarta sezione analizza, perlopiù, l'opera di Jan Brueghel il Giovane, caratterizzata dalla simbologia, dall'allegoria e dall'esplico messaggio naturalistico. 'Grande natura morta di fiori in un vaso intagliato' e 'Fiori in un cesto e in un vaso d'argilla' sono i dipinti che più risentono dell'eredità del vecchio capostipite Peter: i fiori sono, difatti, un messaggio della vanità ed esprimono al meglio i valori cristiani. Ma i veri capolavori di Jan sono, senza ombra di dubbio, le grandi allegorie, come 'Allegoria dei quattro elementi', in cui Vesta, Cerere, Urania e Anfitrite rappresentano il fuoco, la terra, l'aria e l'acqua, 'Allegoria della pace', in cui Venere e Cupido, su un carro trainato da colombe, spargono sul mondo fiori e gioielli, e, infine, 'Allegoria della guerra', dove Marte e Aletto accendono nel vero senso della parola i combattimenti.

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L'ultima sezione è la più curiosa. In essa si racconta la storia degli ultimi discendenti della storica famiglia di artisti e dei pittori che sono entrati nella cerchia per vincoli di parentela. Fra questi, lodevole è l'opera di Jan van Kessel il Vecchio, figlio di Paschasia, un'altra sorella di Jan il Giovane: egli si specializza nella rappresentazione di farfalle, insetti e conchiglie. La precisione e l'accuratezza nei dettagli rendono queste opere, presenti in un'apposita sala della mostra, quasi enciclopediche. L'ultimo esponente della famiglia Brueghel è Abraham. Il suo stile si differenzia, però, così tanto da quello del capostipite da essere soprannominato 'il fracassoso', un aggettivo che è tutto un programma.

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Mostra sicuramente da non perdere. Si consiglia la visita.

 

Didascalie immagini:

1. Pieter Brueghel il Giovane, Danza nuziale all'aperto, 1610 ca. Olio su tavola, 74,2 x 94 cm.

2. Hyeronymus Bosch, I sette peccati capitali, 1500-1515. Olio su tavola, 107 x 73,8 cm.

3. Pieter Brueghel il Vecchio e bottega, La Resurrezione, 1563 ca. Olio su tavola, 107 x 73,8 cm.

4. Pieter Brueghel il Giovane, Le sette opere di misericordia, 1616-1618 ca. Olio su tavola, 44 x 57,5 cm.

5. Pieter Brueghel il Giovane, Trappola per uccelli, 1605. Olio su tavola, 50,5 x 61 cm.

6. Marten can Valkenborch e Hendrick van Cleve, La torre di Babele, 1580 ca. Olio su tela, 53 x 76 cm.

7. Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell'olfatto, 1645-1650 ca. Olio su tela, 57 x 82,5 cm.

8. Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell'udito, 1645-1650 ca. Olio su tela, 57 x 82,5 cm.

9. Jan van Kassel il Vecchio, Studio di farfalle e altri insetti, 1657. Olio su tavola, 36,5 x 48.5 cm.

 

Informazioni pratiche

Brueghel. Meraviglie dell'arte fiamminga.

Chiostro del Bramante - via della Pace, Roma

dal 18 dicembre 2012 al 7 luglio 2013

Orario di apertura; tutti i giorni dalle 10 alle 20. Sabato e domenica fino alle 21.

Biglietti: intero € 12 - ridotto € 10

www.chiostrodelbramante.it

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