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venerdì 24 maggio 2019

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FOTOGRAFIA - Intervista a Salgado

A tu per tu con il grande fotografo, in occasione della mostra in corso all'Ara Pacis

28.06.2013 - Valeria Arnaldi



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Sebastião Salgado, perché Genesi? 

Ho voluto intitolare questo progetto Genesi perché l'ho concepito idealmente come una sorta di ritorno alle origini. Non mi sono comportato da antropologo, geologo o giornalista, ho guardato come fotografo. Volevo vedere e poi mostrare le meraviglie che il pianeta ci riserva, quegli spazi puri, incontaminati dove il rapporto tra uomo e natura è proprio come era alle origini. Armonico. 

Quale l'intenzione alla base del viaggio? 

Gli uomini vivono, in media, ottanta anni, se arrivano a cento ci sembrano vecchissimi. Tempi microscopici rispetto alla vita delle montagne, che la gente però percepisce come fossero morte. Non è così. Ci sono montagne vecchie ma altre giovani, in piena fioritura. Quello cui non si pensa spesso è che il pianeta è un tutto vivente. L'uomo è solo un animale tra animali. Per la prima volta da quando fotografo ho ritratto degli animali, sperimentando il loro habitat e seguendoli nelle loro migrazioni. Di solito, la gente pensa che l'uomo sia l'unico essere sul pianeta dotato di ragione. Non è così. Ce l'hanno tutte le specie, anche molto profonda, nella misura in cui per ragione intendiamo logica di vita.

Un invito dunque a guardare il mondo con occhi nuovi? 

Sono venuto in contatto con comunità che vivono ancora come alle origini. Quello che noi abbiamo conquistato con la modernità, in realtà era già nostro. Penso alla solidarietà, alla società, all'amore, alle medicine. Dobbiamo prendere atto del fatto che per costruire il nostro modo di vivere attuale abbiamo distrutto altro. 

Quale il motore che l'ha portata a sviluppare questo progetto? 

Io sono nato in paradiso, lo dico sempre, in Brasile all'interno di un'azienda agricola coperta al sessanta per cento da foreste tropicali. Quando i miei genitori hanno passato la proprietà a me e alle mie sorelle, ci siamo trovati di fronte a una realtà profondamente mutata. Nei luoghi dove prima vivevano migliaia di animali, ne sopravviveva un centinaio. Mia moglie mi ha esortato a ricostruire il paradiso di cui tanto parlavo. 

Cosa ha fatto allora? 

Parlando con degli amici, ho avviato un progetto di recupero ambientale, ho coinvolto le istituzioni e ripiantato migliaia di alberi di trecento tipologie differenti per cercare di ricostruire la varietà e la ricchezza nelle quali ero cresciuto.

Un progetto decisamente complesso, da Salgado... 

Noi non siamo persone speciali, quello che abbiamo fatto potrebbe farlo chiunque. Il punto di partenza è la presa di coscienza. Bisogna prestare la giusta attenzione al pianeta anche perché dalla sua salute dipende la nostra. 

Cosa succederà ora?

L'esposizione girerà in trenta musei del mondo, vogliamo contribuire all'informazione. In queste foto io non ho voluto fare denuncia, volevo solo mostrare la bellezza del pianeta. Gli scatti sono riuniti in un libro di divulgazione, per tutti, e in un altro di grandissimo formato per collezionisti. Inoltre, sono oggetto di un docu-film che mio figlio sta facendo con Wim Wenders. Da venti anni c'è un grande risveglio della coscienza ambientalista. Questo è il mio contributo per continuare ad approfondirla. 

Prossimi progetti?

Sto ragionando su un nuovo progetto ambientale, che riguarda le acque. I governi sono più aperti del passato sul tema. Occorreranno almeno trentacinque anni per vedere i risultati, intanto poniamo le basi. 

Fonte: leggo.it

 



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