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giovedì 17 ottobre 2019

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BIENNALE DI VENEZIA - L'arte mondiale parla italiano

L'arte contemporanea riscopre l'Italia come fucina di grandi talenti

28.06.2013 - Valeria Arnaldi



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Al via il primo giugno, la 55esima Biennale di Venezia punta i riflettori sugli artisti nazionali, con il Padiglione Italia e la mostra internazionale. A sorprendere - e alzare i numeri della partecipazione - sono i padiglioni di altri Paesi. Maldive, Kenya, Cuba, Brasile, Siria, Bangladesh e perfino la Santa Sede al suo debutto in mostra portano nei loro percorsi espositivi, artisti italiani, da De Chirico a Munari.

Parlano italiano i nuovi linguaggi dell'arte. Laboratorio e fucina di grandi artisti e tendenze nella storia, l'Italia ribadisce il suo essere riferimento sulla scena internazionale anche per nuovi nomi e tendenze. A confermare sul podio il Paese è la 55esima Biennale di Venezia, curata da Massimiliano Gioni, al via il primo giugno - chiuderà il 24 novembre - che rivela numeri interessanti già prima della sua apertura. Soprattutto, in materia di italianità. Ai tredici connazionali esposti nel Padiglione Italia, da Baruchello a Ghirri, da Mauri a Paolini,  infatti, se ne aggiungono altri trentaquattro tra l'esposizione internazionale, "Il Palazzo Enciclopedico", e altri padiglioni nazionali, a tracciare una vera e propria, nonché nuova, geografia dell'arte italiana nel mondo. Così, nel Palazzo entrano ben quindici autori italiani, inclusi gli scomparsi Enrico Baj, Domenico Gnoli e Walter Pichler. E non solo. Idea e filosofia dell'intera esposizione nascono da un'utopia di matrice italiana, il palazzo enciclopedico appunto, progettato e brevettato da Marino Auriti nel 1955 come museo immaginario che avrebbe dovuto contenere tutto il sapere, anzi i saperi, dell'umanità. E se nel percorso internazionale, la presenza italiana si fa sentire con forza, ancora più importanti suonano le partecipazioni nelle selezioni di altri Paesi. Dagli "archeologi" di Giorgio De Chirico alle plastiche iper-colorate di Cracking Art Group, dal pop narrativo di Lidia Bachis ai giochi di forme di Camilla Ancilotto sono ben undici i connazionali presenti nel Padiglione Siria. Obiettivo, mandare un messaggio di solidarietà, "L'arte non è cosa nostra", in un momento di forte tensione. Sull'Italia punta anche la Santa Sede, che, per il suo debutto alla Biennale, sceglie le opere di quattro autori, tra i quali un progetto sulla Creazione dell'uomo firmato Studio Azzurro e, ad aprire il padiglione, tre grandi lavori dalla serie che Tano Festa dedicò alla Cappella Sistina, donati dal collezionista Ovidio Jacorossi ai Musei Vaticani. Bruno Munari, milanese doc, è tra gli autori del Padiglione Brasile, Francesca Leone, invece, romana, in quello di Cuba. Ancora, Gianfranco Meggiato è nel Padiglione Bangladesh, Armando Tanzini in quello del Kenya, Stefano Cagol e Patrizio Travagli in quello delle Maldive. A questi vanno aggiunti Mimmo Roselli, nel Padiglione Venezia, e Luca Vitone, che addirittura si fa in due, con lavori nel  Padiglione Italia e in quello dell'Istituto Italo-Latino Americano. "Il Palazzo Enciclopedico - spiega Gioni - è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dell'immaginazione". L'intera Biennale diventa invece, per caso forse più che per intenzione, un percorso nell'arte italiana, tra storia, cronaca e geografia.

 

Intervista a Bartolomeo Pietromarchi, curatore del Padiglione Italia.

Gli artisti italiani conquistano anche i padiglioni di altri Paesi: un segnale forte per il settore?

Un buon segnale assolutamente. Il sistema dei padiglioni nazionali funziona e sta crescendo. Tanti Stati chiedono di esserci. Prima c'erano pressioni perché gli italiani fossero nella mostra internazionale, ora il direttore è libero di chiamare artisti di ogni Paese. Il fatto che gli italiani siano presenti in più padiglioni è molto bello. È questione di incrocio tra culture, divenuto ormai normale e destinato, secondo me, a farsi sempre più diffuso.

Anche nel Padiglione Italia, c'è un non-italiano...

Sì, Sislej Xhafa, kosovaro, apolide, che in Italia ha fatto un lungo percorso.

Gioco di coppie e temi per il Padiglione, cosa voleva raccontare del Paese?

Dal paesaggio alla storia, le nostre radici culturali, anche popolari, attraverso temi diversi e opere in dialogo. Dei quattordici lavori esposti, dodici sono stati realizzati ad hoc. Ciò ci ha permesso di lavorare sul progetto, i dialoghi si sono creati poi portando a un risultato di grande intensità.

Grandi sorprese sono arrivate dal crowdfunding...

E grandi risultati. Il sostegno di 258 persone aggiunto ai finanziamenti ministeriali, è stato di notevole aiuto. Arriviamo con le carte in regola, il progetto che avevo in mente si è realizzato quasi nella sua totalità. Sono molto soddisfatto, ora non rimane che attendere il giudizio di critici e pubblico. 

Fonte: Leggo, 27 maggio 2013

 

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