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mercoledì 16 ottobre 2019

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MOSTRE - Louise Nevelson

Fino al 21 luglio negli spazi di Palazzo Sciarra

02.07.2013 - Valeria Arnaldi



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"La ricerca completamente consapevole  della mia vita è stata quella di un nuovo modo di vedere, una nuova immagine, una nuova percezione. Questa ricerca non include solo l'oggetto, ma i luoghi tra. Le albe e i crepuscoli. Il mondo affettivo, le sfere celesti, i luoghi tra la terra e il mare". Così Louise Nevelson, americana di origine russa, descriveva il lavoro di creazione, composizione e assemblaggio delle sue sculture, nate dalla rielaborazione di oggetti quotidiani rivestiti di nuove luci. E ombre. A lei, non a caso definita architetto dell'ombra, Fondazione Roma Museo dedica una grande mostra a Palazzo Sciarra, fino al 21 luglio. E se l'obiettivo primario è quello di illustrare il lavoro dell'artista attraverso i decenni, il risultato invita a puntare l'attenzione sul dialogo artistico tra America ed Europa.

Nel lavoro della Nevelson, infatti, si respirano le suggestioni dadaiste di matrice duchampiana e la filosofia di un'avanguardia che riconosceva all'arte il potere di manifestarsi in qualunque veste e dunque per mezzo di ogni materiale. Perfino un oggetto comune, usato poi abbandonato, spezzato, ricomposto, colorato a dare una nuova vita alla materia, senza però cancellare le memorie che ad essa sono legate. È questo che fa la Nevelson: esalta il ricordo intimo, familiare, domestico, nella scelta di oggetti comuni - basta una sedia per comporre un'opera - che trasforma in monumenti per una memoria più ampia e condivisa. Su questa sorta di scomposizioni ricomposte stende il colore in quello che, apparentemente atto accessorio, si rivela invece passaggio fondante.

I luoghi "tra" ai quali confessa di anelare, sono per la Nevelson netti orizzonti di colore. Il nero, portante nella sua produzione, è il colore dell'ombra, mai del lutto semmai di un'elegante eternità, "qualunque cosa sia - spiegava - ci metti su del nero e gli dà una qualità". Il bianco è colore della luce, scoperta quasi sorpresa di chi dopo aver lavorato sull'ombra, comprende che per catturarla occorre anche sperimentare il suo contrario. Infine, l'oro per il Sacro. Colori - e concetti - intransigenti, senza contaminazioni. È questo universo teso all'armonia degli assoluti che la mostra intende raccontare, prendendo le mosse dai lavori degli esordi per approdare alle opere monumentali. Si va così da terrecotte e disegni degli anni Trenta alle rare opere bianche degli anni Cinquanta, da quelle oro dei Sessanta a serigrafie e collage degli anni Settanta e Ottanta.

Nel mezzo, le opere nere, che dagli anni Cinquanta in poi la accompagnano per tutta la sua carriera e ricerca, raggiungendo l'apice nel 1968 con "Homage to the Universe", una delle opere più grandi mai realizzate dall'artista che rimanda alle sue installazioni per gli spazi pubblici di New York. Moderne icone del quotidiano, tra sacro e profano, le opere della Nevelson, gabbie di  molteplici forme, diventano in realtà un inno allo spazio vitale nelle sue tante alternative di percezione e poesia. La materia esaltata e composta finisce per mostrarsi leggera di fronte al pensiero che la contempla. L'orizzonte fattosi modulare e assemblabile si rivela estremo omaggio alla libertà dell'essere. Anche nei luoghi "tra".

Fonte: Exibart n. 83

 

Louise Nevelson

dal 16 aprile al 21 luglio 2013

Fondazione Roma Museo - Palazzo Sciarra, via Marco Minghetti, n. 22, Roma

Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 20. Lunedì chiuso.

Biglietti: intero € 10 - ridotto € 8

www.arthemisia.it

 

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