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venerdì 23 agosto 2019

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Più libri, più liberi

Dal 6 al 9 dicembre a Roma si è svolta la Fiera del Libro. L’ISTAT avverte: leggiamo ancora troppo poco

18.12.2007 - Paolo Ribichini



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Si è conclusa il 9 dicembre, con grande successo, la sesta Fiera della piccola e media editoria Più Libri più liberi. Alla fiera vi erano più di 400 stand per ciascuna casa editrice, 200 eventi mondani come conferenze, premiazioni, presentazioni. 50mila sono i biglietti che sono stati venduti nei quattro giorni, mentre la sola giornata di sabato ha fatto registrare un afflusso di 17mila persone.

Molti sono stati gli ospiti illustri che hanno partecipato all’evento: Oliviero Diliberto, Mario Adinolfi, Antonio Capranica, Roberto Vecchioni, Ricky Tognazzi, Michele Placido, Dario Franceschini, Pietro Ingrao, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Roberto Saviano, Sandro Curzi e Piero Sansonetti. Insomma è stato una grande manifestazione in cui si parlava di libri e non solo: internet, cultura, teatro ed arte avevano ampio spazio all’interno della kermesse.
Il tema della difficoltà di sviluppo della piccola e media editoria italiana in questi ultimi anni ha giocato un ruolo centrale all’interno della manifestazione. Ci si chiede spesso se in Italia ci sono troppi libri rispetto al numero degli abitanti. I titoli attualmente in stampa sono circa 55 mila su quasi 60 milioni di italiani. Un’indagine condotta dall’ISTAT con la partecipazione dell’AIE (Associazione Italiana Editori) e presentata all’evento, fotografa una realtà fatta di luci e di ombre. Il numero dei titoli pubblicati ed il numero delle copie in Italia sono inferiori a Germania, Spagna e Francia. Infatti, le altre editorie pubblicano un numero maggiore di titoli per mille abitanti: 1,58 in Spagna, 1,15 in Germania, 1,11 in Francia. Grandi numeri rispetto al nostro paese che si attesta in ultima posizione con solo un titolo per ogni mille abitanti. Tale dato è in parte giustificato dall’esistenza di un mercato piuttosto ristretto, rinchiuso all’interno dell’area linguistica nazionale. Ma vi è anche un problema di propensione alla lettura che si traduce quasi immediatamente in un basso numero di titoli pubblicati.
Nel 1980 si pubblicavano complessivamente 17.800 titoli (il 37% del numero attuale di titoli pubblicati) di cui solo il 54,5% erano novità. Oggi la situazione è fortemente cambiata in senso positivo: il numero di titoli è quasi triplicato mentre il numero di copie stampate è quasi raddoppiato. Ma la grande crescita è avvenuta tra il 1980 e il 1995 con incremento produttivo annuo pari al 12%. Dal 1995 al 2007 la crescita si attesta all’1,2% medio annuo. Insomma, il mercato oggi ristagna.
In Italia sono 33 milioni e 351 mila i lettori di libri, inclusi i cosiddetti “soft readers” cioè coloro che leggono libri di cucina, guide turistiche, letteratura tecnica. Tuttavia, pur se più della metà degli italiani legge, il mercato editoriale si sorregge solo su un 13,6% di assidui lettori (in maggioranza donne di età compresa tra i 35 e i 54 anni) che generano il 40,9% degli acquisti. Oggi, rileva l’AIE, il mercato è fermo perché tutto ruota intorno a questi assidui lettori. Non c’è possibilità di espansione se non ci sarà un incremento del numero dei lettori assidui.
Allora come dare nuovo impulso al mercato? Ovviamente c’è bisogno di qualità. Ma non basta. Per questo campagne di sensibilizzazione alla lettura sono fondamentali, partendo proprio dalle scuole. È necessario dare al libro un ruolo centrale all’interno dei processi culturali. Il libro informa, il libro espande la nostra cultura, ci diverte, ci fa riflettere. Ma ci insegna anche a scrivere e a comprendere; insomma, ci rende liberi di comunicare.
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