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giovedì 09 aprile 2020

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TEATRO: Graziano Piazza e a Viola Graziosi si raccontano

15.02.2014 - Stefano Dalla Costa



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A volte, si ha la sensazione che la bellezza del teatro risieda nelle storie, quelle di cui la drammaturgia si alimenta e che il palcoscenico nasconde dietro una quinta. Parole, scritte, ancora a mano, in una corrispondenza che colma una distanza e un'attesa di vent'anni, come quelle vergate e appese sui muri del salotto di casa Piazza-Graziosi. E poi c'è la scena, certo, crocevia inevitabile di queste storie, dove tutto si confonde, si sublima, si palesa. Così viene chiesto a Graziano Piazza e a Viola Graziosi, coppia nella vita e compagni di "storie" a teatro nella pièce "I pilastri della società" di Ibsen, per la regia di Gabriele Lavia, di raccontare e raccontarsi dal principio, come è naturale che sia.

 


Foto di Pietro Pesce
Come è cominciata la vostra avventura nel teatro?

Graziano: "Devo essere sincero, un po' per caso. Ero piccolo, avevo circa 16 anni ed ero rimasto positivamente impressionato da quel grande artista che è stato Marcel Marceau. Il  grande mimo che avevo anche conosciuto quando ero a Torino e lui si stava esibendo lì. Ho avuto modo di fare un seminario di una settimana proprio con lui che, da grande artista quale è stato, mi ha insegnato tantissimo. Essendo stato un bambino con una forte dislessia non avevo una forte capacità comunicativa verbale e, ad essere sinceri, ancora mi manca (ride ndr). Il mimo mi permetteva di dare sfogo alla mia arte senza l'imbarazzo o il pericolo di sbagliare una battuta. Avevo una forte presenza scenica.

Volevo fare l'ingegnere o lo scienziato ed avevo scelto il liceo scientifico pur essendo molto legato anche alle materie umanistiche.  Venne al liceo Ugo Gregoretti la Rai, avevano bisogno di attori giovani per uno sceneggiato televisivo e così mi presero. Pian piano da lì mi venne facile tutto. Ero molto capace di ricordare le battute a memoria e mi sono trovato  a fare l'attore quasi senza volerlo. Ma da quel momento mi sono sentito come un pesce nell'acqua".

 

Quindi cominciasti come mimo?

G: "Sì, nell'81. Nell'83 iniziai a lavorare seriamente ed io non ho mai avuto il tempo di decidere di non fare questo mestiere, perché non mi sono mai fermato.

Nell'87 ero al militare e mi arrivò una lettera in cui c'era scritto che 20 attori erano stati selezionati in tutta Italia  per un laboratorio con il maestro Peter Stain ed io ero uno di loro. Essendo al militare, non volevano lasciarmi andare a fare il provino per lavorare con lui ed io dichiarai pubblicamente davanti a tutto il plotone che mi sarei ammazzato. Mi diedero 4 giorni di licenza straordinaria e dopo 10 minuti che ero con il maestro ero già stato preso. I primi 45 minuti dei provini furono tutti passi militari (passo del gatto, passo del fantasma) che fortunatamente,  essendo io fuciliere assaltatore, conoscevo benissimo".

 

Qual è stato il tuo rapporto con il mondo accademico-teatrale?

"Non essendo figlio d'arte, non frequentavo gli ambiti teatrali. Quando ero piccolo ero a malapena  consapevole dell'esistenza del teatro. Data la scarsa possibilità di reperire un biglietto, io mi feci amico il custode del teatro Carignano, che mi faceva entrare per vedere gli spettacoli. Andavo a teatro circa tre volte la settimana, per circa tre anni, oltre a frequentare l'ambiente del teatro stabile di Torino. Mi segnavo piccoli appunti su ogni attore, per imitarli in seguito a casa. Posso dire di non aver frequentato una scuola di preciso, ma posso vantare  di averle frequentate tutte. Era una materia in cui io ho capito che potevo fare lo scienziato, un posto in cui poter studiare l'uomo. Ho cominciato a capire che nell'uomo ci sono delle leggi fisiche e dinamiche che governano la propria vita e che variano da individuo ad individuo. Ho usato il semplice metodo scientifico."

 

Viola...

Viola: "Io invece sono nata nel teatro. Mio padre era un attore ed io già a 2-3 anni sapevo i suoi spettacoli a memoria. I miei disegni da bambina erano tutti di palcoscenici e di attori. Vivevo a Tunisi con mia mamma - mio padre lo vedevo durante le feste d 'estate - ed in quinta elementare proposi di fare un testo preso dal Tito Andronico di Peter Stein, che stava facendo mio padre. Mi gettai a pieno nel monologo di Tamora, che supplica Tito di salvare suo figlio. A 12 anni decisi di voler fare davvero l'attrice e lo dissi a mio padre, il quale mi disse: 'Vediamo se hai talento'. Mi fece studiare il monologo di Giulietta e poi quando glielo recitai mi disse "sembra una poesia recitata a scuola" avevo 12 anni e di lì cominciai a studiare per rendere vero ciò che dovevo recitare. Passarono due anni finché un giorno mi disse : 'Sì, hai talento'. Da quel momento in poi cominciò a coinvolgermi in qualsiasi cosa facesse. 

 

Quando arrivò la grande occasione?

V: "Fu con il regista Maccarinelli. A Sorrento, una cosa molto estiva, in uno spettacolo c'era un piccolo ruolo, un pittore francese, e mio padre disse scherzando al regista: 'Facciamolo fare a Viola, no?' E Maccarinelli disse che era un'ottima idea. Fu il mio vero debutto. L'anno dopo mio padre  mi chiese se volevo assistere alle prove dello spettacolo del regista Cecchi e quest'ultimo mi scelse come fatina per il 'sogno' di Shakespeare. Una volta mancava in prova l'attrice che doveva fare Ermia e la sostituii io. Fu una grossa sorpresa, per gli attori 'grandi',  vedere quanto io, da invisibile, fossi stata capace di apprendere e realizzare in scena. Iniziò la trilogia Shakesperiana e per me fu un'esperienza incredibile, ma quando finì io mi trovai di fronte ad una scelta. Decisi di andare in Francia, al 'Conservatoire' di Parigi. La vera grande accademia francese delle arti. Lì ho avuto la possibilità di conoscere e di lavorare con grandi artisti, in un grande luogo ricco di vita.

 

Ti hanno accettata i francesi? Come attrice intendo.

I francesi sono molto nazionalisti e non sempre gli va giù l'idea di dar lavoro ad un italiano. Mi capitò di dover recitare un Molière, ma per loro non era pensabile dato che, pur parlando perfettamente francese, per alcuni io non avevo il 'sangue della rivoluzione'. Non mi conoscevano ancora".

 


Foto di Pietro Pesce
Com'è nato il vostro amore , la vostra avventura insieme?

V: "Durante quel famoso spettacolo di Peter Stain, quando io avevo dieci anni, c'era un venticinquenne, Graziano Piazza, che faceva Demetrio ed io ne ero innamorata persa. Fui strategica. Con il mio fratellino di 5 anni, andavo sempre fissa nel suo camerino ed ero gelosissima delle truccatrici, perché lui era dipinto di rosso ed io non volevo che lo toccassero. Poi sapevo quando non era in scena, così ne approfittavo per uscire dai palchi e stare un po' con lui. C'eravamo scambiati gli indirizzi ed avevamo una corrispondenza. Io gli scrivevo e lui mi rispondeva sempre. A volte lo chiamavo, per la gioia di mia madre...

Allora cominciai a pensare: 10-25 è troppo poco, 20-35 si può già pensare ma 30-45 è perfetto. Aspetta che ti ribecco... Ed infatti ci siamo ritrovati quando io avevo 30 anni e lui 45 in uno spettacolo. Fu bello ritrovarsi davanti alla porta . Io non parlai ma lui disse: 'Ah, sei cresciuta'. In pratica, da quando avevo dieci anni non lo vidi più fino a quel pomeriggio di venticinque anni dopo".

G: "Vorrei specificare che quando era piccola la nostra era una semplice amicizia e non pedofilia al primo stadio (ride, ndr). Poi lei mi spiegò la sua strategia ed io, trovandola esatta, non potei fare a meno che innamorarmi di lei. Pensa che io ho conservato quelle lettere. Un giorno mentre stavamo insieme gliene mostrai una scrittami lo stesso giorno anni prima, era il 2 gennaio. Lei mi scriveva dei carri armati che ogni tanto passavano (c'era la Guerra del Golfo) ed io le dicevo della mia vita e del mio lavoro che entrambi eravamo destinati a condividere".

 

E infatti ora recitate insieme in una grossa produzione... Sono ben viste, in un ambiente come questo, le relazioni tra colleghi?

G: "A volte essere in coppia non aiuta nel mondo del teatro. Lo spettacolo che abbiamo iniziato con la regia di Gabriele Lavia, 'I pilastri della società', è iniziato con un po' di timore da parte nostra, poiché le coppie non sempre sono ben viste, ma lui è un grande professionista e non ha badato a queste cose".

 

E' bello vedere come l'uno completi l'altro, nella vita certo, ma anche a teatro. 

G: "Noi amiamo lavorare insieme perché c'è un reale stimolo, non solo come compagno, ma proprio come artista. Questa stima e stimolo fa parte del nostro incontro. Io in scena non vedo la mia compagna  ma un altro artista. Anche se io sono molto più bravo..."

V: "Io però sono più bella ..."

 


Foto di Pietro Pesce
All'interno di uno spettacolo com'è trovarsi e ritrovarsi?

G: "Abbiamo fatto uno spettacolo di cui io ho curato la regia e Viola recitava. Be', posso dire che provo un piacere immenso quanto più sento che lei diventa brava. A volte è bello anche litigare perché è sano ! Ovviamente l'importante è che io risulti sempre più bravo..."

V: " Ed io sempre più bella ... ovviamente..."

 

Dopo "I pilastri della società", quali saranno i vostri impegni?

V: "Riprendiamo "Intervista" di Theo Van Gogh. Un gioiellino di teatro contemporaneo, hanno detto".

G: "Cerchiamo sempre di fare, di creare qualcosa di nostro".

 

Vedo tante parole scritte e appese qui in casa vostra. Se doveste usarne una per descrivervi l'un l'altra, quale scegliereste?

V: "Per quanto riguarda Graziano direi comprensione, nel senso di comprendere, inglobare".

G: "Per Viola scelgo compassione, una continua ricerca di emozione condivisa".

 

C'è un testo o un personaggio che vorreste fare da sempre?

G: "Io volevo fare Re Lear e lo rifarò. Mi piacerebbe fare il Caligola di Camus. Non so però se farlo come attore o come regista".

V: "Io vorrei fare un Cechov. Sento comunque l'esigenza di un classico. Del resto lo stesso Cechov diceva: 'Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non siamo più ed esso ci appare bellissimo'".

 

Ecco magari potreste farlo insieme, no?

V: "Sì, l'importante è che io sia più bella di lui...".


Intervista agli attori teatrali Viola Graziosi e Graziano Piazza
Foto di PIETRO PESCE




Cultura

TEATRO: "I pilastri della società" di Gabriele Lavia

15.02.2014 / Stefano Dalla Costa
Signore e signori accomodatevi e godetevi lo spettacolo, guardandovi allo specchio. «L'idea è quella di mettere il passato davanti a noi, davanti al pubblico, come...
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