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venerdì 18 gennaio 2019

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RECENSIONE - Omaggio alla Grande Madre Russia

Kochanovsky e l'Orchestra di Santa Cecilia insieme per un programma tutto particolare, tra Rimskij-Korsakov e Musorgskij

11.04.2014 - Simone Di Tommaso



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Dopo Gergiev tocca a Temirkanov. Purtroppo, la stagione sinfonica di Santa Cecilia ha subito, quest'anno, defezioni importanti. Questa volta, il grande e amato direttore russo ha dovuto annullare i suoi concerti romani per motivi di salute. Temirkanov avrebbe dovuto dirigere per ben sei volte, tre con un programma dedicato ai compositori russi e tre di matrice brahmsiana. La sostituzione, come sovente accade, ha avuto il pregio di far conoscere al pubblico ceciliano un giovane direttore che si è contraddistinto per stile, eleganza ed energia. Stanislav Kochanovsky, a soli 33 anni, ha tutte le caratteristiche per imporsi sulla scena internazionale. Attualmente direttore principale della Kislovodsk Philarmonic, ha, da poco, debuttato alla guida della prestigiosa orchestra del Teatro Mariinskij, uno dei grandi orgogli della cultura russa. Proprio al suo paese, la Russia, è dedicato il programma della serata, con composizioni che fanno ormai parte della storia della musica classica e del repertorio dell'Accademia di Santa Cecilia.
"La grande Pasqua russa", ouverture su temi liturgici op. 36, di Nikolaj Rimskij-Korsakov, che ha sostituito la prevista suite "La leggenda dell'invisibile città di Kitez", è il pezzo di apertura della serata. Diretto a Roma per la prima volta da Pietro Mascagni nel lontano 1909, il brano, imponente e raffinato, trasuda di spirito religioso ed è, senza dubbio, la perfetta traduzione in termini sinfonici del prezioso repertorio della liturgia musicale ortodossa. I movimenti sono tre. Il primo, ‘Lento mistico', è di introduzione e di attesa. L'‘Andante lugubre' centrale rappresenta i "colori scuri del Santo Sepolcro", come spiega lo stesso compositore. Roboante ed ispirato al tema della Resurrezione è il movimento finale, un ‘Allegro agitato' che vede come protagonisti il suono solenne del trombone e il rintocco festoso delle campane.

Il "Boris Godunov" di Modest Musorgskij, ricordato dai più per i "Quadri di un'esposizione", è il pezzo centrale della serata e vede la partecipazione del celebre basso Evgeny Nikitin. Le scene sono tre, ovvero l'incoronazione, il monologo di Boris e la morte. La potenza della voce di Nikitin e l'ottima direzione di Kochanovsky danno vita ad un prodotto di altissimo livello, ben apprezzato dal pubblico. Boris Godunov, il protagonista dell'opera del compositore russo, è reo di essere salito al trono imperiale dopo essersi macchiato della colpa di aver ucciso l'erede legittimo Dmitrij. La storiografia si divide tra colpevolisti e innocentisti. Il compositore propende per la colpevolezza di Boris e l'opera scritta ne risente. La prima scena ha un'introduzione possente e di festosa sacralità, prova ne è l'uso continuo delle campane. La scena successiva, interpretata in modo eccellente da Nikitin, segna il momento riflessivo dell'opera. Lo zar Boris è accompagnato dal senso di colpa: "Ho raggiunto il potere supremo. E' già il sesto anno che regno nella pace. Ma non c'è felicità nella mia anima tormentata. (...) Né la vita, né il potere, né la seduzione della gloria, né le grida della folla mi rallegrano". Orami sull'orlo della follia, Boris si sente morire e chiama al capezzale il figlio Fedor: "Addio, figlio mio, muoio...Ora inizierai a regnare. Non domandare in che modo sono arrivato al trono...Non c'è bisogno che tu lo sappia. Tu regnerai secondo il diritto, come mio successore, come mio figlio primogenito...Figlio mio! Mio adorato figlio!".
Rimskii-Korsakov chiude la serata con la sua opera più celebre, la bellissima ‘Schéhérazade, op. 35'. La composizione è strutturata in quattro parti, ciascuna delle quali reca il titolo della novella delle "Mille e una notte" cui si ispira. Come ogni direttore russo che si rispetti, anche Kochanovsky si esalta nel dare i giusti tempi all'orchestra e a trasmettere la dolcezza e le arabesche della suite sinfonica. Il primo violinista Carlo Maria Parazzoli è a suo agio nella parti solistiche. Il suono degli archi è di una sensualità struggente, che alterna la cupezza alla passione. Il primo quadro, ‘Il mare e la nave di Simbad, presenta i personaggi di cornice. Epico è il tema di Schéhérazade, ampiamente riconoscibile, costituito dal dialogo tra il violino solista e l'arpa. Il secondo quadro, "La storia del principe Kalender", ha un impianto guerresco, concluso dal tema del sultano. "Il giovane principe e la giovane principessa" è il quadro successivo, caratterizzato da un lirismo onirico e da un erotismo piuttosto accentuato. La sensualità che si respira è confermata dalla descrizione della scena d'amore notturna che, assieme all'onnipresente tema della principessa, conclude il terzo tempo. Il quadro finale, "Festa a Bagdad. Il mare. Il naufragio", è contraddistinto da un'atmosfera agitata che evoca la tempesta e lo schianto della nave sulle rocce. Dopo è solo calma e sensualità, con il violino che, ancora una volta, ricorda la principessa.

La suite del compositore russo è di una raffinatezza assoluta, i colori sono variegati e i timbri affascinanti. Ottima, come già rappresentato, la performance del direttore russo che, pur non essendo paragonabile, non ha fatto rimpiangere il carisma del grande Termirkanov.

Lunedì 7 aprile 2014, ore 20.30
Auditorium Parco della Musica di Roma - Sala Santa Cecilia
Direttore: Stanislav Kochanovsky
Basso: Evgeny Nikitin
Violino: Carlo Maria Parazzoli
Maestro del Coro: Ciro Visco
Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Programma:
Nikolaj Rimskij-Korsakov - La grande Pasqua russa, ouverture su temi liturgici op. 36
Modest Musorgskij - Boris Godunov: Scena dell'Incoronazione; Monologo di Boris; Scena della morte
Nikolaj Rimskij-Korsakov - Shéhérazade, suite sinfonica op. 35

 

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