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Il teatro equestre. Tra arte e fiera

Un connubio inedito nella manifestazione "Cavalli a Roma"

28.05.2014 - Denisa Kucik



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In occasione della manifestazione Cavalli a Roma, che ha richiamato in massa il mese scorso appassionati e curiosi alla Fiera di Roma per ammirare splendidi cavalli nelle varie discipline equestri, l'esibizione del gruppo di acrobati romani a cavallo nel Gran Gala di chiusura della tre giorni dedicata al mondo dell'equitazione ha riscosso un grande successo di pubblico.

Il gruppo di acrobati si allena sotto la direzione tecnica di Franco Ariano, che originario di una famiglia di carrettieri di un piccolo paese vicino Brindisi, già in giovanissima età aiutava il padre a domare i cavalli d'attacco per i trasporti agricoli.

Una volta trasferitosi a Roma Franco raccolse l'eredità di Alfredo Danesi, iniziando la collaborazione con una società equestre che presta servizio per il cinema. Una sua specialità sono le corse in biga e con la quadriga.

L'utilizzo e la presenza di cavalli in scena avvenne per la prima volta in Inghilterra e poi in Francia nella seconda metà del XVIII secolo. Il primo a portare tale genere di teatro a Londra fu Philip Astley, un cavaliere militare a riposo, che fece costruire nel 1768 il primo edificio stabile dove era possibile rappresentare degli esercizi equestri su una pista centrale.

Ben presto l'esempio di Astley fu seguito da Charles Hughes, che nel 1782 si associò con Charles Dibdin per fondare il Royal Circus, entrando in concorrenza con l'Anfiteatro di Astley.

Verso il 1800 il Royal Circus abbandonò l'equitazione, lasciando all'Anfiteatro di Astley la supremazia nel teatro equestre fino alla fine del XIX secolo. L'ex ufficiale esportò l'arte teatrale equestre a Parigi e si guadagnò con questa impresa il titolo di fondatore del circo moderno.

L'arte circense, considerata una forma di teatro minore, si unì all'arte equestre, fondando un genere in cui gli esercizi acrobatici valorizzavano le caratteristiche fisiche e l'agilità di cavallo e cavaliere.

Una caratteristica del teatro equestre inglese di fine XVIII fu l'introduzione sulla scena di spettacoli che riproducevano emozionanti corse di cavalli e battute di caccia alla volpe.

Considerata come uno sport tradizionale della gentry inglese, la caccia alla volpe messa in scena era per il pubblico, in primis, un piacere visivo e poi la conferma che tale sport, da passatempo per privilegiati ebbe, anche grazie alle rappresentazioni teatrali, larga diffusione.

Ricordiamo a tal proposito lo spettacolo The High Mettled Race, rappresentato a Londra nel 1826, che consisteva in una minuziosa messa in scena di una caccia alla volpe.

A Parigi le rappresentazioni equestri si svolgevano al Cirque des Champs-Elysées, esclusivamente dedicato agli esercizi equestri e agli acrobati, con una pista e senza quinte. I giornali d'epoca riportano la notizia della presenza della famiglia reale, che amava in particolar modo assistere agli spettacoli sulla caccia inglese.

A Parigi però la caccia a teatro non prevedeva l'utilizzo di animali, ma si trattava di una semplice "illustrazione", in confronto all'interpretazione e alle colossali messe in scena inglesi. Ciò nonostante gli spettacoli equestri erano più rappresentati e avevano maggior seguito di pubblico in Francia.

Il grande successo delle rappresentazioni equestri contribuì alla diffusione dell'interesse per gli sport equestri in Francia, dove la costruzione dell'ippodromo da 12.000 posti nel 1845 servì non solo per le classiche corse con i fantini, ma per manifestazioni particolari e spettacolari, come quella organizzata nel 1853 dal direttore dell'ippodromo Arnault con scrittori e letterati in sella, o ancora, con le rappresentazioni di gusto medievale della caccia al falcone o alla gazzella.

Grande successo di pubblico avevano inoltre le rappresentazioni di assalti alle fortezze, cariche a cavallo ed esplosioni, segno di una rottura stilistica nel teatro equestre alla metà del XIX secolo. Se nei primi vent'anni del XIX secolo erano utilizzati al massimo una ventina di cavalli in scena, con la rappresentazione della guerra di Crimea in corso, invece, da una parte e dall'altra della Manica la grandiosità della messa in scena con 300 attori cavalieri sottolineava come tale genere di teatro andasse sempre più sviluppando un gusto per il sensazionale.

La tradizione del teatro equestre in Francia è stata preservata fino ai nostri giorni grazie anche all'impegno di Bartabas, nome d'arte di Clement Marty, un regista e coreografo di animali, che dal 2002 dirige nella prestigiosa sede di Versailles l'Accademia degli spettacoli equestri da lui fondata, che ha contribuito a riportare in auge gli spettacoli equestri a livello internazionale.

Lo stesso pubblico romano ha potuto assistere negli ultimi anni alle esibizioni mozzafiato del Francese Volante durante il Carnevale romano e nei giorni passati allo spettacolo Diafèro, uno spettacolo che unisce danza, musica e teatro equestre e racconta una favola in cui i cavalli sono i protagonisti principali.

Il cavallo del teatro equestre è stato rappresentato perciò in epoca contemporanea in una duplice veste di essere mitologico della tradizione germanico-slava e dall'altra come simbolo dello stretto legame tra uomo e animale addomesticato e asservito ai differenti utilizzi in campo militare, sportivo e nel tempo libero.

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