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venerdì 25 settembre 2020

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LIBRI - "Donne, grammatica e media"

Presentata alla Camera dei Deputati una guida grammaticale ad uso delle redazioni

15.07.2014 - Rita Proto



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"Il sindaco è incinta". "Il Ministro è andata al convegno". Sono solo due esempi di mancato uso della grammatica di genere. E di come, anche se fanno carriera, le donne restano invisibili nell'informazione. A quasi trenta anni da un testo di Alma Sabatini che fece epoca, (Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana), il giornalismo italiano non si adegua: i Media raccontano una società coniugata al Maschile.

Lo spiega con molta chiarezza, "Donne, grammatica e media", una guida ad uso delle redazioni, presentato l'11 luglio alla Camera dei Deputati dall'Associazione di giornaliste Gi.U.Li.A.
Scritto dalla linguista Cecilia Robustelli (Università di Modena e Reggio Emilia), la guida è pensata per giornaliste e giornalisti, colmando una lacuna nell'informazione che non rispetta le differenze, a partire da un uso scorretto del linguaggio.
"Il femminile esiste, basta usarlo". Parola di Alessandra Mancuso, presidente di Gi.U.Li.A (Giornaliste unite libere autonome), a cui aderiscono ottocento colleghe.
Una donna può essere una velina, una dottoressa, ma raramente un'architetta, una chirurga, una prefetta. C'è chi dice che "suona male" (prefetta sarebbe cacofonico ma non lo sono, chissà perché, omogenitoriale o cyberbullista) ma anche chi, come la Ministra Maria Elena Boschi, ha detto esplicitamente che preferisce essere chiamata Ministro.

Un nuovo orientamento linguistico è fondamentale quando, come ha sottolineato Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell'Accademia della Crusca, nella prefazione, la cultura cambia e la lingua soprattutto evolve. Si parte dalla grammatica e dalle sue regole, con tanto di piccolo vocabolario delle professioni al maschile e al femminile.

Un passo importante per favorire un cambiamento culturale, in cui l'Italia diventi un Paese per donne e uomini. Dietro incertezze semantiche e grammaticali si nascondono spesso pregiudizi e un'ambiguità di fondo. Oggi la parità di diritti passa per il riconoscimento, anche attraverso l'uso della lingua, della differenza di genere.
La guida fa subito piazza pulita di una "presunta" neutralità del maschile, soprattutto per quello che riguarda ruoli, carriere e professioni, denunciando usi discriminatori della lingua. Non è poco, visto che "il linguaggio e la realtà cambiano di pari passo e si influenzano reciprocamente".

Grande resistenza, nell'usare la forma femminile, per titoli professionali o cariche istituzionali. La presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenuta alla presentazione, ha dato un forte segnale di richiesta del genere grammaticale femminile: "Visto che non esiste più un'esclusiva maschile per certi lavori, non c'è più una "normalità" maschile della quale tutte noi saremmo provvisorie eccezioni".
Scriviamo, dunque, "trasgressora", "pastora", "uditrice","avvocata", "la vigile". Magari, prima o poi, si parlerà anche di "maternità intellettuale".

Sergio Lepri, storico ex direttore dell'Ansa, dice che esiste una "Corte europea dei diritti dell'uomo" mentre basterebbe sostituire la parola "uomo" con "diritti umani" o con "dell'umanità". Ricorda che ci sono donne che dirigono giornali che si vogliono far chiamare "direttore". Nilde Jotti, per un certo periodo, volle essere chiamata il Presidente e Susanna Agnelli preferiva "senatore" a "senatrice". Rileva poi che il problema esiste quasi solo nel nostro Paese, visto che in Francia ci sono "la ministre", la "juge" e così anche in Spagna e Germania.

Speriamo che questa guida segni un primo passo nel cambiamento di rapporto tra i Media e le donne. C'è ancora molto da fare contro il sessismo nell'informazione: si parla del "caso baby squillo", e non, più correttamente, del "caso pedofili", si scrive ancora di delitti "passionali". Nel titolo e nei testi, si accenna alla gelosia o alla fine di un rapporto come "causa" di un femminicidio.
Non esiste "passione" nella violenza e non si può perdere la vita per una richiesta di libertà. Non ci sono "raptus", quando si esce di casa con un coltello o ci si apposta per giorni davanti alla casa della ex. Dovere di cronaca, quindi, ma senza gettare fango sulle vittime.

 

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