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domenica 27 settembre 2020

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RECENSIONE - La Qatar Philarmonic Orchestra in concerto a Roma

Al via, all'Auditorium di Roma, il ciclo di concerti "Giro del mondo in quattro orchestre"

11.09.2014 - Simone Di Tommaso



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In attesa dell'inaugurazione della stagione sinfonica, prevista per ottobre, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha dato il via al ciclo di concerti "Giro del mondo in quattro orchestre". L'occasione è ottima per poter apprezzare dal vivo formazioni orchestrali di diverse parti del mondo. Il primo appuntamento, andato in scena lo scorso 9 settembre, ha visto l'esibizione della Qatar Philarmonic Orchestra, reduce, solo qualche giorno prima, da uno straordinario successo ai BBC Proms ospitati all'interno della Royal Albert Hall di Londra. La direzione è stata dell'ottimo Dmitri Kitajenko, chiamato in extremis a sostituire il direttore principale Han-Na Chang, dimessasi dall'incarico proprio dopo la tournée londinese per dissapori con il management. La sostituzione ha avuto il pregio di non provocare malumori nell'orchestra e di far ammirare al pubblico un direttore, considerato tra i migliori al mondo, che mancava da qualche tempo sul palcoscenico romano. Non bisogna dimenticare che la sua integrale delle Sinfonie di Prokofiev è valutata da molti critici musicali l'edizione di riferimento. Ha diretto più volte i Berliner, i Wiener e la London Symphony Orchestra. Il suo palmares è di primo livello.

Il programma della serata, che ha visto accorrere un buon pubblico, è più classico che mai: la prima parte è dominata dal Concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18 di Sergej Rachmaninoff, con Boris Berezovsky al pianoforte, mentre la seconda è incentrata sulla maestosa Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Tchaikovsij.

Da sottolineare che la dislocazione degli elementi del complesso orchestrale è diversa da quella abitualmente operata da Pappano con l'Orchestra di Santa Cecilia. Questa volta, la parte predominante è composta dagli archi. A sinistra del direttore ci sono i violini primi e i violini secondi; alla sua destra le viole e i violoncelli e, in fondo, i contrabbassi. Le trombe sono in alto a sinistra. I fiati davanti al timpano a chiudere la formazione. L'impatto è particolare. Il suono degli archi è amplificato, mentre i fiati sembrano piuttosto lontani. Il vibrato è degno, comunque, di lode. La sistemazione così delineata ha avuto il pregio di far risaltare la drammaticità della sinfonia di Tchaikovskij. Altrettanto non può dirsi del concerto di Rachmaninoff. Il virtuosismo di Berezovsky è sacrificato sull'altare della lentezza. Ci si sarebbe, difatti, aspettati un maggiore trasporto da parte di tutta l'orchestra. Ma, forse, questa è una precisa scelta di Kitajenko. La sua conduzione è essenziale e prorompente nello stesso tempo, votata più al romanticismo che all'impeto.

In fin dei conti, il risultato è buono, lontano - certo - dai vertici a cui è abituato il pubblico di Santa Cecilia. La Qatar non potrà, comunque, che migliorare nel corso dei prossimi anni. La formazione, composta da musicisti provenienti da differenti Paesi, ha il pregio di coniugare differenti culture, quella classica occidentale e quella araba. E' un aspetto, questo, da non sottovalutare.

Il prossimo appuntamento con il ciclo di concerti è fissato per venerdì 12 settembre. Ospite sarà l'Orquesta Filarmonica de Mexico UNAM, diretta da Jan Latham-Koenig. L'atmosfera sarà tipicamente sudamericana, con musiche de De Falla e Piazzolla.

 

Martedì 9 settembre 2014, ore 21

Auditorium Parco della Musica di Roma - Sala Santa Cecilia

Qatar Philarmonic Orchestra

Dmitrij Kitajenko - direttore

Boris Berezonvsky - pianoforte

Programma:

Sergej Rachmaninoff - Concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18

Peter Il'ic Tchaikovskij - Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64

 

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