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lunedì 19 agosto 2019

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RECENSIONE - L'orchestra di Santa Cecilia e Lonquich inaugurano la nuova stagione della IUC

L'Aula Magna del Palazzo del Rettorato della Sapienza gremita per il concerto dell'orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

15.10.2014 - Simone Di Tommaso



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La migliore orchestra italiana e tra le più stimate a livello internazionale, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha inaugurato, martedì 14 ottobre, la settantesima stagione della IUC, Istituzione Universitaria dei Concerti. Per l'occasione, Alexander Lonquich ha diretto l'orchestra e, contemporaneamente, ha vestito anche i panni del pianisti.
La IUC, per i pochi che non la conoscono, è una delle realtà musicali più interessanti nel panorama romano, con un programma stagionale, che da decenni, è di tutto rispetto, con ospiti internazionali e di grande caratura. Insieme all'Accademia di Santa Cecilia e all'Accademia Filarmonica Romana, forma un trio di offerta musicale per tutti i gusti. Rispetto alle altre due istituzioni, la IUC, cresciuta nell'ambito universitario della Sapienza, ha il pregio di far conoscere, in modo meno formale, il repertorio classico alle nuove generazioni di studenti. L'impegno, come si è visto in occasione dell'inaugurazione della nuova stagione, sta dando i frutti sperati, tanti erano i giovani accorsi per l'occasione.
L'austera Aula Magna del Rettorato, di piacentiniana memoria, con il monumentale affresco di Mario Sironi "L'Italia tra le Arti e le Scienze" sullo sfondo, è letteralmente gremita, non ci sono posti vuoti. L'attesa per il concerto dell'orchestra ceciliana è spasmodica. Tutto è stato ripagato da un'ottima esecuzione dell'intera composizione orchestrale che si è trovata a suo agio in una sala di gran lunga differente da quelle abituali. Qui il marmo prende il posto del legno di ciliegio della Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica. La propagazione del suono sembrerebbe difficile in un contesto del genere. Ma non è così. L'acustica, in platea e in galleria, è davvero molto buona; il suono è caldo e appassionato. Le premesse per ascoltare un'indimenticabile esibizione ci sono tutte.
Il programma ufficiale è costituito da tre grandi capolavori del periodo classico viennese, due firmati da Franz Joseph Haydn e uno da Wolfgang Amadeus Mozart.
Il Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra di Haydn apre la serata. Lonquich, seduto davanti al pianoforte, dà il ritmo all'orchestra che lo segue senza tentennamenti. Tra i migliori esempi dello stile galante viennese della fine del ‘700, il concerto si sviluppa in tre deliziosi movimenti. Il primo è allegro e spigliato, il secondo brillante e il terzo, "Rondò all'Ungherese" è brillante e dal ritmo danzante.
Poi è la volta della Sinfonia n. 83 in sol minore di Haydn. Nota con il nomignolo "La Poule", ovvero "La gallina", per il celebre tema dell'oboe che ricorda, nel primo movimento, il verso di una gallina, l'opera, composta su commissione francese, è un magnifico pezzo ricco di elementi preromantici, con contrasti emotivi che spaziano dal ritmo danzesco aristocratico al motivo prettamente popolare. L'interpretazione dell'orchestra, composta in prevalenza dagli archi, è formidabile. La passione sprigionata dai legni e dagli strumenti a fiati è vibrante.
La seconda parte della serata è dedicata al famoso Concerto in do maggiore K 503 di Mozart, conosciuto ai più per temi di ineffabile bellezza e di fascino. L'opera del compositore viennese anticipa, per certi versi, il maestoso sinfonismo beethoveniano. Il primo movimento, con l'attacco a triplice ribattuta di tutta orchestra, ricorda il tema del destino della Quinta Sinfonia. Qui Mozart è il vero precursore di Beethoven. L'altro tema del concerto, sviluppato a più riprese sia dall'orchestra che dal pianoforte, è quello della Marselleise, l'inno francese non ancora, in verità, composto. La sintonia tra pianoforte e orchestra è massima. I tre movimenti del concerto trascinano il pubblico dell'Aula Magna dentro un vortice di virtuosismo e di bel suono.
Richiamati a gran voce, l'orchestra e il direttore concedono due bis di pregevole fattura: il primo è il terzo tempo del concerto K 456 di Mozart, con il celebre tema ispirato da un uccellino; il secondo è un pezzo per pianoforte di Debussy, dall'atmosfera rarefatta e sognante.

 

IUC - Istituzione Universitaria dei Concerti

Concerto n. 2864 dalla fondazione

Martedì 14 ottobre 2014, ore 20.30

Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Alexander Lonquich - pianoforte e direttore

www.concertiiuc.it

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