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lunedì 19 agosto 2019

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Guillermo H. Vargas

L’Arte che Uccide

25.12.2007 - Jonathan Concas



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Sono molti i metodi per arrivare al cuore della gente. L’artista del Costa Rica Guillermo Habacuc Vargas ha scelto il più crudele.
L’ultima sua “opera” in esposizione? Un cane randagio legato all’angolo di una grande galleria d’arte, a mostrare la sofferente agonia di una morte per fame e sete. Pare che Vargas abbia pagato dei bimbi perché catturassero l’animale da utilizzare nell’esposizione. Sopra Natividad (questo il nome della creatura morente), scritta con i croccantini la frase “Eres lo que lees” (“Sei ciò che leggi”), nome dato all’opera stessa. La reazione di oltre 150mila persone in tutto il mondo è stata immediata. Tutti, perfino in Italia, hanno manifestato il proprio sdegno per quella che non può essere considerata un’opera d’arte. L’ira di singoli e associazioni animaliste si è espressa con tanto di fotogallery, innumerevoli forum e catene e-mail per firmare petizioni contro l’ammissione di Vargas alla Biennale Centroamericana 2008, importante manifestazione artistica. Tutta questa mobilitazione ha fatto sì che un rappresentante della Biennale contattasse Vargas mediante lettera scritta e gli esprimesse il suo sconcerto riguardo la pubblicità negativa ricevuta da “Eres lo que lees”. La legittimità della sua ammissione alla Biennale come eccellente artista è stata messa in dubbio.
Vargas ha ammesso il proprio errore affermando che avrebbe dovuto salvare il cane invece di lasciarlo morire, scusandosi pubblicamente e promettendo di non riproporre mai più simili progetti. In un comunicato diffuso via web ha affermato poi che “Eres lo que lees” non verrà più chiamata "opera d'arte", in segno di rispetto verso quanti si sono sentiti offesi. Ma forse tutto questo pandemonio rientrava nelle intenzioni dell’artista, che si è espresso in questo modo in un’intervista per La Nación: “Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bensì illustrare un problema. Nella mia città natale, San Josè, in Costa Rica, decine di migliaia di randagi muoiono di fame e malattia e nessuno dedica loro attenzioni. Ora, se pubblicamente mostri una di queste creature morte di fame, come nel caso di Natividad, ciò crea un ritorno che evidenzia una grande ipocrisia in tutti noi. Natividad era una creatura fragile e sarebbe morta comunque su una strada”.
La verità forse è che Vargas ha lasciato morire un cane davanti agli occhi di tutti… ma quanti ne lasciamo morire noi chiudendo gli occhi?

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