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domenica 15 dicembre 2019

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Quel lungo sacco che ci tiriamo dietro

Il lato oscuro di ognuno di noi assomiglia ad un sacco, pieno di negatività. Bly ci spiega perché si riempie quel sacco e come facciamo a svuotarlo

25.12.2007 - Paolo Ribichini



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Ognuno di noi si trascina dietro un grosso e pesante sacco, sulle proprie spalle. È un sacco che si riempie ogni giorno di più, dal primo istante della nostra vita. Furono i nostri genitori a dirci di iniziare a riempirlo. Sono stati loro a chiederci di eliminare alcuni aspetti negativi della nostra essenza, della nostra vitalità. E noi abbiamo ubbidito, paurosi di perdere il loro affetto. Poi sono venuti gli insegnanti a dirci di prendere la nostra rabbia e di metterla via. E noi l’abbiamo messa nel sacco. Durante l’adolescenza, infine, sono stati i nostri crudeli coetanei a chiederci di abbandonare noi stessi, per assomigliare agli altri. Anche questa volta abbiamo ubbidito. E così, tutti noi ci siamo ritrovati a vent’anni con un sacco immenso che in ogni istante ci portiamo sulle spalle, un sacco fatto di tante cose che la società considera negative. Questo sacco è la nostra “Ombra”, è il nostro personale Mr Hyde. Geniale fu l’intuizione di Robert Louis Stevenson che tradusse un suo sogno in parole, scoprendo, forse inconsapevolmente, l’Ombra. Dal suo sogno nacque “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, la più eloquente opera psicanalitica, scritta decenni prima la nascita della psicanalisi. Fu lo psicanalista Jung a teorizzare per la prima volta l’esistenza dell’Ombra. L’Ombra traduce l’inconscio in immagini e lo rende visibile, quindi rappresentabile. Non c’è nessuna civiltà che non abbia il proprio sacco e, di conseguenza, la propria Ombra. Ma ogni sacco contiene cose diverse, determinate dall’educazione, dalla religione e dalla cultura.

Robert Bly, poeta, saggista e studioso di psicologia junghiana, con il suo “Piccolo libro dell’Ombra” (II edizione italiana, Red ed., Novara, 2003, pp. 85, €7) tenta di tracciare un percorso per svuotare questo sacco, interiorizzare l’Ombra, ritrovando noi stessi e allontanando, così, il rischio che la violenza, l’aggressività, la debolezza, riemergano dal sacco d’improvviso, contro la nostra volontà. Bly rintraccia un percorso comprensibile per tutti, unendo la psicologia alla letteratura, la poesia alla prosa. E proprio nella poesia Bly rintraccia lo strumento migliore per individuare l’Ombra, per scavare in quel pesante sacco dietro le nostre spalle. «Genitori ed insegnanti ci spingono a sviluppare il lato luminoso della personalità, ad occuparci di argomenti illuminati dalla ragione, come la matematica o la geometria, e ad avere successo. La parte oscura della personalità non viene nutrita e diventa sempre più affamata». Bly arriva alla conclusione, certamente deludente, che non possiamo cancellare i due possibili stati d’animo: la depressione e l’euforia. Forse solo con la depressione noi possiamo convivere; proprio lei, la nemica dell’onnipresente euforia che ha caratterizzato il 900 e i primi anni del XXI secolo. Questo è il prezzo da pagare per integrare l’Ombra dentro di noi, per alleggerire le nostre stanche spalle da quel pesante sacco. In una società in cui si riconosce come positiva solo l’euforia, escludendo l’oscurità, il lutto e la fatica, non possono che nascere grandi sacchi su deboli spalle, Ombre sempre più oscure, di corpi “illuminati dal sole”. Per Bly, è tempo di fermarci e riflettere per riscoprire noi stessi e per sentirsi finalmente leggeri.

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