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sabato 25 gennaio 2020

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LIBRI - Stefano Ciavatta "#vola. Il manuale di chi tifa Lazio"

Gli ultimi 40 anni biancocelesti raccontati in prima persona con la passione del tifoso e la cultura dello scrittore

17.11.2014 - Alessandro Staiti



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#vola


"La Lazio è un gran teatro dove convivono il melodramma e l'esistenzialismo, la tragedia e la commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo. C'è il crepuscolare, il pessimista cosmico, l'introverso, l'euforico, lo sfrontato, il nichilista e poi ancora lo storico, il reduce e l'atleta, il pazzo e il selvaggio, il sentimentale, il dandy, il tribuno e lo straniero, il paracadutista e il premio Strega, c'è il sapiente e il cronista, il poeta e l'agitprop, il trasteverino e il modenese, i ragazzi del Tufello e del Quadraro, quelli di Roma Nord e di Monteverde, il fascista e il compagno, la bandiera inaspettata e l'amico traditore. E tutti con in testa un'idea di Lazio differente, tanto che c'è chi afferma che conosciuto un laziale restano da conoscere tutti gli altri".

LAZIALI SI DIVENTA - In poche righe un ritratto preciso: nella sua nella sua storia contraddittoria, costellata di opposti, meravigliosamente disgraziata, sempre in bilico tra drammatiche sventure e successi guadagnati con atti d'eroismo. Stefano Ciavatta, giornalista e autore tv, compendia tutto questo e molto altro nel suo breve #Vola, Il manuale di chi tifa Lazio. Il libro scorre come un soffio sotto gli occhi del lettore, catturato subito dal primo comandamento del laziale: "Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia". E poi invogliato a proseguire senza sosta, incuriosito dai restanti nove capitoli. Alcuni sembrano andare contro ogni luogo comune, come "Laziali si diventa". Sembra un oltraggio, e invece ha la sua parte di verità. Perché non si nasce tifosi, a un certo punto lo si diventa e nel caso della Lazio è una passione sempre sottoposta a prove di fedeltà tra retrocessioni per scommesse e altri misfatti. Ciavatta è nato nel 1974, l'anno del primo scudetto romano dal dopoguerra. Il suo primo abbonamento è arrivato a dieci anni con la Lazio di Chinaglia presidente. Allo stadio con il padre ha visto il gol di Fiorini per non retrocedere, l'irriverenza di Di Canio, le lacrime di Gascoigne, Signori capocannoniere e Zeman al timone. Quindi l'apoteosi del secondo scudetto con Nedved, Mancini e Simeone, sempre vissuta allo stadio e sempre in compagnia del padre. Di padre in figlio, appunto. La Lazio è diventata così per lui una seconda casa ma sempre sregolata, irrequieta, mai tranquilla.

CONCORDIA UN CORNO - Anche "Concordia parvae res crescunt, un corno" ha la sua bella dose di provocazione, ma regge alla prova del confronto, perché questo detto sallustiano dei padri fondatori quasi mai ha visto la sua realizzazione nell'ormai ultracentenaria storia biancoceleste, dilaniata da abbandoni eccellenti (dallo stesso Bigiarelli in Belgio a Chinaglia in America), promesse non mantenute e tradimenti. L'autore si sofferma giustamente anche sui "Panni sporchi" dove la superficiale equazione "sei della Lazio, allora sei fascista" è un pesante fardello. Un pregiudizio che tocca non solo il singolo tifoso, ma che finisce per connotare un'intera tifoseria sugli organi d'informazione anche oltre i confini nazionali. Provocando danni enormi e isolamento - come si è visto durante le due ultime avventure europee - perché sembra superfluo ricordare che la Lazio è stata fondata ben prima della dittatura di Mussolini, ma l'etichetta rimane. E nota Ciavatta che nella trasferta a Varsavia del 2013 "il durissimo trattamento della polizia polacca ha indignato poche persone in Italia, perché ad andarci di mezzo erano proprio quei fascisti della Lazio, per dirla con il ritornello".

LAZIALITÀ - Il libretto si conclude con la parola magica, quel bellissimo neologismo creato da Michele Plastino e poi diffuso fino a farne una rivista e una trasmissione TV da Guido De Angelis. Quella Lazialità che ognuno vive a modo suo e che racchiude un coacervo di storia, comportamenti, passioni e ragioni che risulterebbe difficile esprimere con altre parole: uno stile di vita. Ciavatta esorta a viverla in prima persona, a mostrarla in pubblico, a darle un peso andando allo stadio "così nessuno la racconterà per voi". Del resto il tifo ha valore anche e soprattutto come tradizione: "Ricordate che nella precarietà del pessimismo, nel tifo crepuscolare non c'è nessuna gloria, nessuna epopea e che nessun ragazzino si appassiona alle sconfitte". Il riferimento alla contestazione degli ultimi anni è chiaro e calzante. Perché la Biancoceleste il 9 gennaio 2015 compirà ben 115 anni di storia, con un preciso significato: gli uomini passano, ma la Lazio rimane. Perché, come conclude Ciavatta "da qualche parte la Lazio è sempre in vantaggio".

#Vola, Il manuale di chi tifa Lazio
Fandango Libri
Pag. 93, euro 5,90

 

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