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domenica 15 dicembre 2019

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Fotografia: dove, come, quando e perché???

22.12.2007 - Silvia Magna



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Foto di Indra Galbo

Ci avete mai pensato a come è nata la fotografia? Al giorno d’oggi gli strumenti fotografici sono accessibili a tutti e spesso nelle mani anche dei più inesperti. Ma la fotografia come nasce e quando? In questi ultimi tempi il vero protagonista in campo fotografico è il digitale e le mille innovazioni che ogni anno apporta. La fotografia è nella vita di tutti, spesso in maniera latente altre volte invece addirittura ingombrante. Ci sono al mondo migliaia e migliaia di appassionati, ma prescindendo dai campi d’interesse specifici, ognuno di noi ogni giorno si relaziona con il mondo dell’immagine. Eppure fino a cento anni fa la fotografia era una realtà assolutamente elitaria, che apparteneva solo a una ristretta minoranza, e che spesso celava qualcosa di inspiegabilmente magico che le conferiva un carattere quasi di terrore. Ancora oggi alcuni popoli indigeni dell’America Latina non sono in grado di relazionarsi con la macchina fotografica: il suo indistinguibile click infatti sembra sia in grado di rubare l’anima. Nel mondo occidentale invece il rapporto con la fotografia è costante e si articola su diversi livelli: dalle immagini ricordo, che spesso assumono un vero e proprio valore feticista, alle immagini definibili artistiche (e qui si apre un dibattito lungo chilometri e chilometri di inchiostro, che vede schierate due correnti contrapposte, che ancora oggi continuano a confrontarsi sulla possibilità di considerare la fotografia come arte), agli album fotografici di famiglia, passando per tutte le varianti pubblicitarie e non solo. La fotografia come la pittura è un modo di raffigurare una realtà tridimensionale in solo due dimensioni, quindi apparentemente semplificandola. Ma come si fa ad effettuare questa riduzione? Come si trasforma la terza dimensione e in cosa? Ma andiamo con ordine e partiamo da lontano. Negli trenta anni del 1800 iniziarono i primi esperimenti e ci fu qualcuno, che in maniera assolutamente intuitiva,innovativa ed empirica, capì che la luce era in grado di sensibilizzare alcuni elementi chimici, svelando così l’immagine latente. In trenta anni vennero sperimentati decine di processi chimici facendo un passo alla volta, fino al 1900, che può essere appunto definito il secolo della rivoluzione fotografica. La fotografia, appena nata, non è un’arte, ma una vera e propria scienza. Non si ci concentra sull’inquadratura, il taglio o la messa a fuoco, ma piuttosto sulla possibilità di ridurre sempre meno i tempi di sensibilizzazione del supporto fotografico, i tempi di esposizione, e la durata, in quanto alcuni procedimenti fotografici, tendevano a non essere duraturi e a svanire dopo pochi mesi dalla loro realizzazione. Scattare una fotografia era una lavoro faticosissimo: intanto l’attrezzatura, tutt’altro che portatile, spesso pesantissima e molto delicata; poi i procedimenti prefotografici, ossia rendere una semplice foglio di carta o una lastra di vetro capaci si catturare l’immagine ossia negativi; per non parlare poi dei tempi di posa: spesso era necessarie ore ed ore per realizzare un solo scatto, e chiaramente bisognava restare immobili; e in fine lo sviluppo, anche questo un momento molto delicato che per alcune semplici varianti poteva cambiare totalmente il risultato. Insomma la fotografia nasce come processo scientifico assolutamente artigianale, l’industria fotografica inizierà a diffondersi solo nell’ultimo decennio del XIX secolo, e spesso non sarà comunque in grado di sopperire a tutte le necessità di un fotografo. Fino al 1930 circa, non si può parlare di un processo fotografico unico e diffuso uniformemente, ma piuttosto di tecniche differenti e pioniere che iniziarono però a liberarsi sempre più dalle difficoltà di realizzazione, dando così maggiore spazio alla libertà di una composizione individuale e personalizzata e rendendo il processo accessibile a un’utenza sempre maggiore…fino ai giorni nostri.
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