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Crisi annunciata

Coalizione troppo eterogenea e un sistema elettorale da cambiare

05.03.2007 - Luca Paccusse



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Dire che non ce l’aspettavamo sarebbe falso. Forse non così presto, certo. Ma una crisi del governo Prodi era tutt’altro che inimmaginabile vista la babele di partiti che ne fanno parte e la risicata maggioranza al Senato, grazie anche al pasticcio della legge elettorale approvata nella scorsa legislatura.
Così la crisi, tanto temuta dalla maggioranza e tanto sperata dalla Casa delle Libertà, è arrivata. Al di là di come si risolverà – nel breve e nel lungo periodo – i nodi interni alla maggioranza restano comunque. Ed emerge un dato ormai certo ma non per questo rassicurante: il sistema politico italiano così com’è, non funziona affatto.

Siamo il paese del bipartitismo fasullo, perché finché c’è la campagna elettorale sono tutti uniti, poi, appena conquistato il seggio in Parlamento o la poltrona di Ministro, ognuno va per conto suo. Pazienza se il governo cade. Dal centro all’estrema sinistra c’è sempre qualcuno che può permettersi di minacciare l’uscita dal governo a seconda che si approvi o meno una legge.

Così, risulta difficile gestire una situazione che vede da una parte Mastella parlare un giorno si e l’altro pure di “grande centro” e dall’altra la sinistra radicale appiattirsi su posizioni ultrapacifiste anche di fronte ad una politica estera che, pur mantenendo gli impegni presi con gli Usa è molto più vicina all’Europa e all’Onu rispetto al governo precedente. Proprio la politica estera, che è stata una delle cose più riuscite e apprezzate di questo governo, ha provocato i dissidi maggiori all’interno della maggioranza in queste ultime settimane.
In una coalizione spinta da alcuni verso il centro e da altri verso sinistra, quelli che stanno in mezzo (che in termini numerici sono la maggior parte) sono i cosiddetti “riformisti”. Termine che vuol dire tutto o niente in questo momento.
Di riformista ci sarebbe solo una cosa da fare ora: governare davvero l’Italia e cambiare questo sistema elettorale e magari anche questa partitocrazia tanto comoda per prendere voti ma tanto inutile per la stabilità di un governo.
Vincere le elezioni è bello ma per guidare un paese bisogna dimostrare anche forza e coesione.

I 12 punti di Prodi, firmato da tutti i partiti dell’Unione, saranno la vera svolta o il solito programma di governo dal quale prima o poi si dissocerà qualcuno?

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