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lunedì 24 febbraio 2020

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RECENSIONE: L’invenzione dell’etnia

21.07.2008 - Michela Monferrini



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Autore: Jean-Loup Amselle
Editore: Meltemi
Anno: 2008

È appena stata pubblicata in Italia, da Meltemi Editore, L’invenzione dell’etnia, opera del 1985 dell’antropologo Jean-Loup Amselle, direttore di studi all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, redattore capo dei Cahiers d’études africaines e autore di numerose pubblicazioni, tra cui Logiche meticcie. Antropologia dell’identità in Africa e altrove (1999), Connessioni (2001), L’arte africana contemporanea (2007), nelle quali si è occupato di multiculturalismo, subalternità, postcolonialismo, soffermandosi anche sulla riflessione antropologica contemporanea italiana. In Francia, è stato da poco pubblicato il suo ultimo lavoro, inedito in Italia, dal titolo L’occident décroché. Enquête sur le postcolonialisme.

L’invenzione dell’etnia, firmato assieme a Jean Bazin, Jean-Pierre Dozon, Jean-Pierre Chrétien Claudine Vidal ed Elikia M’Bokolo, analizza la contemporanea realtà sociale africana in paesi come Mali, Ruanda, Congo, Costa d’Avorio, rifiutando il valore semantico che si attribuisce a termini ed espressioni (legati a un concetto di minoranza e discriminazione sociale) come “etnia” o “identità etnica”, che oggi vanno a rafforzare l’idea “d’un’identità nazionale bianca dominante”.

Proprio la lotta di queste minoranze, secondo l’autore, starebbe sostituendo le rivendicazioni sociali di cinquant’anni fa, e l’“etnicizzazione del sociale” segnerebbe la scomparsa dello Stato, delle grandi istituzioni e del partito come macchina politica nella battaglia dell’integrazione sociale. In Francia, Amselle guarda con preoccupazione alla crisi e alla sparizione del Partito Comunista Francese, così come alla crisi della CGT, la più grande organizzazione sindacale francese. Questo suggerisce che lo Stato di oggi demanda il suo compito d’integrazione delle minoranze a organizzazioni formate da microgruppi, che non sanno e non possono affrontare il problema se non ribadendo la loro “identità etnica”, chiedendo l’aiuto a realtà religiose locali e aumentando la propria ghettizzazione.

Lo Stato starebbe prendendo una strada che l’antropologo definisce “razzista”: basti pensare a recenti avvenimenti politici francesi come la creazione di un Ministero dell’Identità Nazionale, dell’Immigrazione e del Co-Sviluppo, l’approvazione d’una legge sull’immigrazione che include il ricorso ai test del Dna per i ricongiungimenti familiari, la creazione dell’Istituto di Ricerca sull’Immigrazione e l’Integrazione, d’una commissione dell’immigrazione per quote e la soppressione, da parte del Consiglio Costituzionale, delle Statistiche etniche.

Tutto ciò rivela quanto lo scenario politico francese sia stato permeato dallo spirito e dalle idee della destra estrema di Le Pen, che inducono spesso ad errate e riduttive interpretazioni di avvenimenti politico-sociali complessi, come nel caso delle rivolte delle banlieues parigine del 2005 e del 2007, entrate nell’immaginario dell’opinione pubblica d’oltralpe come un conflitto etnico. Amselle evidenzia come, in realtà, ad abitare quelle zone siano persone di cittadinanza francese da molto tempo, che hanno la sfortuna di vivere confinate ai margini della società, in periferie senza prospettive: problema sociale dunque, e non razziale.

Tuttavia, proprio presentando i problemi della nazione come problemi di derivazione razziale, si mascherano le tematiche sociali che andrebbero, ma non vengono, affrontate, tanto che su questo punto, ha tenuto a precisare Amselle durante una conferenza, le ultime elezioni francesi hanno visto proporre gli stessi temi da Sarkozy e dalla socialista Royal.  
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