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giovedì 09 aprile 2020

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Trattative in prova tra i talebani e il governo afghano

Il generale britannico Carleton-Smith auspica la risoluzione del conflitto tramite negoziato

19.10.2008 - Rosa Ullucci



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“La guerra con i talebani non può essere vinta”. Le parole di Mark Carleton-Smith, comandante in capo delle forze militari britanniche in Afghanistan, pesano come una lapide sul bilancio del conflitto afghano e riportano alla luce la necessità di un negoziato che coinvolga tutte le parti in causa. Si intravede una sorta di rassegnazione nella dichiarazione del comandante, ma anche una presa di coscienza che prepara la coalizione nordatlantica ad affrontare l’impossibilità di lasciare l’Afghanistan con una vittoria schiacciante in tasca.

I talebani creano non pochi problemi, con le loro azioni di guerriglia, alle truppe dell’Isaf tanto da aver indotto alcune frange della controparte a riconsiderare l’ipotesi di un negoziato che li veda seduti al tavolo delle trattative. La voce del comandante Smith, tuttavia, non è la sola a chiedere che il conflitto venga risolto con lo strumento della diplomazia piuttosto che con l’uso delle armi. Anche Hamid Karzai, capo del governo afghano, si è rivolto direttamente al leader dei Talebani, il Mullah Omar, invitandolo a partecipare ad un processo costruttivo di pace.  Nel discorso tradizionale che segna la fine del Ramadan, il presidente Karzai parla al capo delle milizie talebane e lo chiama “fratello”, in nome del sangue pashtun che scorre nelle loro vene.

Un recente rapporto stilato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ha stimato che il numero delle vittime della guerra in Afghanistan ha superato le tremila e ottocento persone alla fine del mese di luglio. Più di un terzo dei caduti erano civili. Karzai invoca, dunque, una tregua che risparmi il suo popolo. Ma un appello di Karzai, da solo, non basta. Del resto, il presidente non gode di grande autorità tra i talebani che lo considerano una marionetta nelle mani degli occidentali. Il Mullah Omar, infatti, fa subito sapere che nessun dialogo potrà essere avviato con Kabul finché le truppe straniere rimarranno in territorio afghano.

Nonostante il netto rifiuto, le ultime voci indiscrete riportano di un incontro alla Mecca tra i talebani e il governo afghano per lo svolgimento di trattative segrete. Karzai ha smentito la veridicità della notizia affermando la volontà di svolgere i negoziati in terra afghana, ciò nonostante il coinvolgimento dell’Arabia Saudita rimane l’unico tassello certo della mediazione. Il governo saudita è stato, negli anni novanta, fra i pochi esecutivi ad aver riconosciuto la legittimità della presa del potere da parte dei Talebani. Lo stesso presidente afghano ha dichiarato di aver scritto più volte, negli ultimi due anni, al re saudita invocando il suo aiuto per la riconciliazione e la pace in Afghanistan.

Intanto, i vertici americani si dimostrano scettici nei confronti della propensione alla trattativa e alla pace degli studenti coranici. E se, da un lato, c’è chi lancia il richiamo al dialogo e alla diplomazia, dall’altro si continua a scommettere sull’impiego di nuove forze in campo. Così Il generale John Craddock, comandante supremo della Nato, sottolinea l’esigenza di incrementare le truppe e il generale David McKiernan , a capo delle truppe Isaf  e di Enduring Freedom, ha chiesto altre tre brigate da combattimento. Non resta che sperare, dunque, che quello del negoziato non rimanga solamente un auspicio.

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