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4 novembre 2008: un giorno da ricordare

Oggi per l’America un appuntamento elettorale importante: Barack Obama può diventare il primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti

04.11.2008 - Luca Paccusse



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www.flickr.com/photos/kiskeyacity/2314340571
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Non dimenticatevi questa data: 4 novembre 2008. Non si tratta di un election day qualsiasi negli Stati Uniti. E non ricordate questa giornata soltanto se vinceranno (come indicano i sondaggi) i democratici. Ricordatevi che queste elezioni probabilmente faranno andare a votare più gente del solito e questo in America è un gran traguardo viste le difficoltà che i cittadini incontrano ogni volta a causa di un sistema di voto tutt'altro che semplice e accessibile. Ricordatevi che queste elezioni sono fondamentali per capire quale strada prenderanno in futuro gli Usa e, di riflesso, cosa ci aspetta a tutti noi occidentali e non solo. Ricordatevi la concomitanza di queste elezioni con il momento particolare che stanno vivendo gli Stati Uniti: crisi economica e crisi di attrazione (soft power) verso il resto del mondo.

Ma soprattutto fermatevi un attimo e pensate che per la prima volta nella storia degli Stati Uniti (e dell'Occidente) un candidato di colore potrà essere eletto a capo di un governo, e non di un paese qualsiasi. Una riflessione ovvia forse. Però, a pensarci bene non è così scontato essere arrivati a questo traguardo fino a qualche anno fa impossibile da immaginare anche per la democrazia statunitense.

Non si parla di una vittoria dei neri sui bianchi, ma della vittoria di un'idea di convivenza che rifiuta il razzismo come rifiuta il "black power", perché il messaggio di Obama è chiaro: unire l'America, inglobare, attrarre. Forse anche per questo avrà successo: la missione degli Usa nel secolo scorso è stata quella di elevarsi a modello per tutte le altre nazioni nel mondo, in un'ottica inclusiva quindi. La prospettiva che offre John McCain è quella di un'America simile a quella degli anni di Bush, non identica certo, ma sempre arroccata sulle proprie idee ritenute infallibili, ad esprimere una potenza che si rende individualista ed esclusiva se gli altri non la pensano allo stesso modo.

 

Questo 4 novembre porta con se i semi dell'inevitabilità della storia, della prevedibilità e della sicurezza di una vittoria di Obama. E se invece vincesse McCain? Salta tutto il ragionamento? La giornata di oggi non è più così importante e memorabile? Certo non sarebbe la stessa cosa. Ma si tratta comunque di una tappa fondamentale nella storia americana. In primo luogo perché Obama resta pur sempre il primo candidato di colore ad essere arrivato alle elezioni presidenziali, superando quindi la tappa delle primarie del suo partito in questa estate.

In secondo luogo, l'obiettivo fin qui raggiunto dal candidato democratico (parleremo poi di "successo" se dovesse vincere contro McCain), non solo è stato possibile grazie al superamento del pregiudizio e degli scogli razzisti sempre vivi nella società americana, ma anche e soprattutto dall'evolversi di quell'idea di identità razziale che unisce bianchi con i bianchi, neri con i neri, latinos con latinos, asiatici con asiatici. E' uno dei motivi per cui Obama sta avendo successo presso varie classi sociali ed etniche, tra i giovani e i meno giovani, in stati "blu" (democratici) e anche in certi "rossi" (repubblicani) oltre che nei cosiddetti swing states, gli stati indecisi, quelli che cambiano sempre colore e che possono decidere un'elezione. Non si tratta perciò di un discorso strettamente legato all'appartenenza etnica, perché di fatto Obama è nato da madre bianca e padre africano, ha vissuto alle Hawaii e in Indonesia, è entrato in contatto con diverse realtà. Parlare di una sua possibile elezione a presidente degli Stati Uniti non significa affrontare solo la tematica razziale ma quella culturale, nel senso di incontro tra vite, religioni e modi di pensiero differenti. Possiamo dire che Barack Obama sembra avere le caratteristiche per incarnare quel melting pot tra storie e popoli diversi che rappresenta l'America migliore, aperta e democratica, quella che vorremmo vedere realmente alla tv o di cui vorremmo leggere sui quotidiani e non solo sentirne parlare in maniera astratta e fantasiosa.

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