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lunedì 06 aprile 2020

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Obama, il leader che ha unito gli americani

Parlare a tutta la nazione: ecco il segreto del successo del primo presidente nero degli Usa

07.11.2008 - Luca Paccusse



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Il “cambiamento” di Obama? Sarà prudente

Parla Fabrizio Tonello, esperto di istituzioni nordamericane e di informazione
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foto di Silvia Magna
foto di Silvia Magna
E' la notte del 4 novembre a Chicago. Barack Obama è appena stato eletto presidente degli Stati Uniti da oltre 63 milioni di cittadini americani e pronuncia il suo primo discorso davanti ad una folla in festa, anche se il senatore nero si rivolge un po' a tutti coloro che lo hanno seguito nei 50 stati americani e non solo durante questa lunga campagna elettorale. Il 44esimo inquilino della Casa Bianca esordisce con queste parole: "Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava". Eccole le risposte: "le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora, (...) le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza". E poi, ecco le ultime risposte, le più efficaci, esplicative di un successo elettorale inimmaginabile fino a poco tempo fa per colui che era considerato solo un outsider della politica: "la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America". 

Nelle parole pronunciate durante la notte del trionfo, Obama racchiude tutti gli ingredienti che hanno portato alla vittoria contro McCain: aver avuto la capacità si parlare a tutta la nazione, non solo ai suoi "fedeli", non solo al suo gruppo etnico, non solo agli stati liberal. Il senatore afroamericano in questi mesi si è rivolto agli americani, tutti, senza alcuna esclusione, a costo di oscillare dalla sinistra al centro, per catalizzare su di se' l'interesse e i consensi della gente. Un entusiasmo che ha spinto i cittadini statunitensi - molti giovani - ad uscire di casa per andare ai seggi elettorali come mai negli ultimi cento anni si era verificato nel Paese (66% di affluenza alle urne) e che in massa hanno scelto di votare per lui, il candidato che ispirava se non necessariamente sicurezza e fiducia, certamente speranza, emozione e aspettative in un futuro migliore per un Paese attraversato dalla crisi economica più buia degli ultimi decenni e uscito da otto anni di amministrazione Bush durante i quali gli Usa hanno visto crescere il numero dei poveri, dei disoccupati, del debito pubblico oltre al generale aumento dei prezzi (istruzione, carburanti, assicurazioni sanitarie) e delle disparità sociali. 

Il momento di difficoltà che stanno attraversando gli Usa serve a spiegare l'altra motivazione che permetterà ad Obama di varcare il portone della Casa Bianca. Così come dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 il Paese si era raccolto intorno al presidente Bush (al massimo dei suoi consensi), adesso gli americani hanno sentito il bisogno di voltare pagina guardando non chi si parlava soltanto ad una parte del paese, quella repubblicana (e da questo punto di vista la scelta di Sarah Palin come vice di McCain non ha fatto che accentuare la tendenza), ma  a chi dialogava con tutto il popolo statunitense promettendo il "cambiamento" in senso culturale e sociale, ma più concretamente promettendo di portare gli Stati Uniti fuori dal pantano economico e politico in cui Bush e i suoi l'hanno cacciata. Da questo punto di vista la crisi economica è stata un toccasana per la campagna di Obama proprio in queste ultime settimane e ha offerto un volano per la sua elezione alla presidenza. D'altra parte le sue ricette in materia economica sono risultate più convincenti rispetto a quelle del rivale sia per il risanamento dei conti pubblici, sia per le tasche della classe media, nonostante le accuse di socialismo e statalismo ricevute dal fronte repubblicano. 

L'unità, insomma, è stata la marcia in più del primo afroamericano eletto alla presidenza degli Stati Uniti, un Paese che in momenti difficili cerca di ritrovarsi attraverso la coesione, se possibile con la guida di un uomo carismatico, come lo furono Lincoln, Roosevelt, Kennedy. Non a caso, nel suo discorso post-elezione Obama ha ribadito il concetto, spiegando che nella sua America non ci potrà essere "una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo".

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