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sabato 30 maggio 2020

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“Scrivimi di questo tempo"

Intervista a Roberto Pallocca, curatore della raccolta di racconti

09.11.2008 - Cristina Petrachi



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L'Italia è un paese ben strano. Un paese che ha poche grandi aziende e industrie conosciute in giro per il mondo ed è, invece, costellata da un gran numero di piccole, a volte piccolissime, realtà produttive in cui spesso si rintraccia un'autentica vena creativa. Un arcipelago di piccole isole, alcune che combattono costantemente con le mareggiate che minacciano di distruggerle, altre che invece si sviluppano e crescono. Tutte che, comunque, rischiano costantemente di essere sommerse dalle onde generate dalle isole più grandi, molto più grandi, che le circondano.

La piccola e media editoria forse può essere descritta come uno di questi arcipelaghi.

Capita di tanto in tanto che una piccola casa editrice inauguri una buona collana e che, a dispetto delle previsioni dei più pessimisti, riesca a proporre degli ottimi prodotti.

Probabilmente la raccolta di racconti "Scrivimi di questo tempo" può essere iscritta nel registro di questi piccoli ma validi lavori.

Parliamo di questa bella raccolta di racconti, parliamo di "Scrivimi di questo tempo" con il suo curatore, Roberto Pallocca, scrittore a sua volta di già ben due romanzi seppur giovanissimo e vincitore di numerosi concorsi letterari tra cui anche il secondo posto del concorso letterario organizzato da MP.

Allora Roberto, una bella esperienza coronata dal successo. È stata la prima volta per te nelle vesti dell'esaminatore e non più dell'esaminato, del talent scout insomma, vero? Come ti sei trovato dall'altra parte della barricata?
Devo dire che mi sono sentito un po' in imbarazzo, soprattutto all'inizio, quando ancora non era chiaro in testa cosa sarebbe stata tutta questa splendida esperienza. Mi sono detto: e se non sarò in grado? Invece, poi, di fronte alle parole mi sono lasciato andare. È stato un progetto che mi ha lasciato molto più di quanto io ci abbia investito. Un progetto "in attivo", insomma.

Com'è nata l'idea?
L'idea è nata lo scorso dicembre. Ero da un amico e parlavamo della precarietà, sostantivo così di moda tra i giovani d'oggi. Ricordo che bevevo qualcosa di forte, non cosa esattamente. Ricordo che a un certo punto l'idea è sorta da sé. Mi son detto: e se dessi ai giovani l'opportunità di raccontarsi? Lo spazio per esprimere quel che pensano intorno al loro essere giovani? Ho cominciato a buttar giù una serie di tematiche, poi ho capito che era il caso di lasciare che ogni autore scegliesse il tema che sentiva più caro. Solo così si potevano raggiungere certi livelli qualitativi. Dando solo il microfono, senza nessun recinto.

Alla fine, se non sbaglio, sono arrivati più di 200 racconti. Grandi numeri per un progetto che si è sviluppato in base al passaparola.
Sì, in realtà 250. E questo perché la mattina dopo mi è tornata in mente l'idea della sera prima. Chissà quante cose dimentichiamo e non realizzeremo mai. Questa l'ho ricordata, per fortuna. Sarebbe stato un vero peccato se "Scrivimi di questo tempo" non avesse visto la luce. C'è una cosa che vorrei precisare: questa raccolta non è stata pubblicizzata nei normali canali di comunicazione, ma con il passaparola, con le e-mail, con metodi comunicativi molto più intimi, molto più diretti al sé. Non mi sembra affatto poco.

Che immagine viene fuori da questi racconti? Com'è questo tempo, questo nostro tempo, visto con gli occhi di un giovane?
Dire che i racconti che sono arrivati in redazioni siano pervasi da un grosso senso di ottimismo è una grossa bugia. Anzi, la stragrande maggioranza è pessimista, vede nero, è delusa dalla nostra società e da questa Italia che all'improvviso sembra di poter fare a meno di noi. In realtà me l'aspettavo, sono sincero. Quel che non mi aspettavo è che, a libro concluso, assemblato, stampato, la sensazione prevalente nel leggerlo, sfogliarlo, tenerlo in mano, fosse di speranza. Una speranza luminosa e illuminante, rappresentata da quel progetto stesso, dal fatto che insieme, tutti quanti, siamo ancora in grado di fare qualcosa, e di farlo bene.

Che riscontro avete avuto nel pubblico?  Avete la sensazione che la raccolta sia piaciuta?
Molto buono. Molto buono davvero. Per essere una raccolta di racconti sta andando alla grande. Ho capito davvero che sarebbe andato bene quando ho avuto l'onore di ricevere la prefazione di Mario Morcellini, che manifestava il suo entusiasmo per la bontà di progetti come il nostro.

Da questo libro, viene fuori l'immagine di un'Italia ricca di talenti ancora da scoprire.
All'inizio non ho avuto questa impressione, sono sincero. Pensavo che la quantità fosse necessariamente contrario di qualità. Oggi scrive tanta gente, praticamente tutti, ed è facile che questo conduca al ribasso qualitativo. Leggendo, mescolandomi alle parole degli altri, ho compreso che ero rimasto vittima di pregiudizi. Si scrive in tanti, in troppi, è vero, ma molti scrivono davvero bene e rischiano di rimanere per sempre nell'ombra senza iniziative di questo tipo.

 

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