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venerdì 10 aprile 2020

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L'Onu tiene alta l’attenzione su Haiti

Dopo il passaggio di 4 uragani nell’arco di un mese, la popolazione è allo stremo, la comunità internazionale stenta ad intervenire efficacemente e le violazioni dei diritti umani si moltiplicano.

10.11.2008 - Cristina Petrachi



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www.flickr.com/photos/rangerholton/2569652728
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Ad Haiti la situazione continua a restare drastica. Le conseguenze dei quattro uragani, Fay, Gustav, Hanna e Ike, che in meno di un mese tra agosto e settembre hanno sconvolto l'isola, si fanno sentire ancora pesantemente. Il bilancio delle vittime dirette per il loro passaggio è di circa 800 morti ma, se la comunità internazionale e i paesi donatori in primis non velocizzano i tempi dell'invio degli aiuti economici, si fa sempre più concreto il rischio che questa tragica conta aumenti sempre di più.

Dopo il loro violentissimo passaggio, infatti, i danni arrecati ad un paese, già poverissimo, sono enormi. La Banca Mondiale li stima intorno al miliardo di dollari.

A dare più preoccupazione sono soprattutto le condizioni del sistema agricolo del paese completamente distrutto e che sta costringendo la popolazione a vivere in una condizione di fame estrema. 

Le Nazioni Unite che sono presenti sul posto con la MINUSTAH , una missione di peacekeeping presente nel paese dal 2004, hanno già raccolto 9 milioni di dollari impiegati nel tentativo di soddisfare le esigenze primarie della popolazione civile ormai allo stremo, fornendo innanzitutto cibo, acqua potabile e medicinali. Ma non basta. 

Il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, John Holmes, durante la sua visita del 25 ottobre a Gonaives, cittadina sulla costa tra le più colpite dagli uragani, dove si contano più della metà delle vittime e in cui circa 1.500 persone vivono in un magazzino dopo che le loro case sono andate completamente distrutte, ha lanciato un appello ai paesi donatori esortandoli ad intervenire al più presto. "Bisogna fare di più", aggiungendo "è chiaro che la situazione non è ancora buona in molti di questi rifugi".

D'altra parte, ha ricordato sempre Holmes nel corso della sua visita, la comunità internazionale finora ha donato solo il 23% dei 108 milioni di dollari stimati come minimamente necessari dalle Nazioni Unite. Un ritardo inspiegabile come commenta lo stesso Holmes, dicendo mestamente: "in realtà non so darvi una spiegazione razionale". 

Alla visita della fine di ottobre del Sottosegretario Generale agli Affari Umanitari, è seguita quella di 3 giorni di Navi Pillary, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 4 novembre.

Madame Pillary ha confermato la tragica situazione della popolazione haitiana esortando anch'ella la comunità internazionale a fare di più ma concentrando anche l'attenzione sulla persistente violazione dei diritti umani perpetrata sotto varie forme.

Gli aspetti più delicati su cui la Pillary si è focalizzata, anche durante il suo incontro con il Presidente del paese, René Pevel, sono stati la mancanza di cibo e acqua potabile a disposizione della popolazione, nonché la persistente presenza di violazioni dei diritti umani nei lunghissimi tempi della detenzione preventiva di migliaia di cittadini in attesa di un processo. Degli aspetti del sistema giudiziario che, se innanzitutto inficiano il diritto di ogni cittadino di avere un giusto e celere processo, dall'altro esasperano la già cronica situazione di sovraffollamento delle carceri hiatiane compromettendo ulteriormente il rispetto dei diritti umani.

Quello dei tempi eccessivamente lunghi è una situazione in parte preesistente al passaggio dei quattro uragani, ma che si è drammaticamente acutizzata proprio dopo il loro arrivo con la necessità, legittima se attuata all'interno del rispetto della legge e dei diritti umani, di mantenere l'ordine pubblico.

La situazione è molto tesa e le autorità haitiane sono state chiamate al rispetto delle più elementari norme di tutela dei cittadini anche con l'evidente necessità di evitare di esasperare ulteriormente gli animi.

È anche per evitare il tracollo di un equilibrio già molto precario, che è indispensabile che i paesi donatori accelerino i tempi del trasferimento degli aiuti economici se non si vuole che in un futuro non troppo lontano la MINUSTAH debba affrontare non solo i danni causati degli uragani, ma anche il riacutizzarsi della guerra civile.

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