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giovedì 06 agosto 2020

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Il Mondo che ci aspetta

La crisi in atto instaurerà un nuovo contesto geopolitico indirizzato verso il multipolarismo

10.11.2008 - Tommaso Perrone



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Dopo aver analizzato la crisi dal punto di vista tecnico ed umano nell'articolo "La crisi di fiducia", tentiamo ora di passare all'aspetto più prettamente internazionale: quello geopolitico.
Secondo Dominique Moïsi - consulente speciale dell'Istituto Francese per le Relazioni Internazionali, IFRI, e collaboratore di diverse testate giornalistiche europee, tra cui il Financial Times - il crollo delle borse accelererà il declino della potenza americana facilitando il passaggio dall'odierno mondo unipolare, come ereditato dalla caduta del muro di Berlino, ad un sistema nuovamente multipolare. Cina, India e Giappone stanno subendo contraccolpi notevoli, ma si può facilmente intuire che il futuro della crescita sarà in Oriente e i debiti saranno ad Occidente, parafrasando una celebre frase del Presidente francese François Mitterand. Le imprese multinazionali, non potendo più "giocare" sui prezzi per aumentare i profitti, saranno costrette a tagliare i costi (cost saving) reintroducendo il fenomeno della delocalizzazione attraverso i cosiddetti Vertical Foreign Direct Investment - FDI, ossia gli investimenti diretti all'estero in forma verticale.

Anche l'Europa avrà problemi, in primo luogo quello del nazionalismo: nel vecchio continente, infatti, si sta affermando l'idea di fare ognuno per sé (evidente, in tal senso, la posizione di Berlusconi sul "pacchetto clima" in discussione presso la Commissione UE). Sarkozy potrà pure ingaggiare una dura battaglia per dare una risposta europea alla crisi, ma non basterà a superare le profonde divisioni tra i Paesi del continente.


La Russia, invece, dovrà rivalutare i suoi progetti perché ormai è evidente la distanza che si è creata tra la sua volontà di tornare una superpotenza mondiale ed i mezzi che ha a disposizione per farlo poiché la sua forza è basata esclusivamente dalla ricchezza di fonti energetiche. Al contrario, la varietà di risorse è il fattore che permetterà al Brasile di uscire notevolmente rafforzato da questa fase di recessione. Altro "vincitore" saranno gli Emirati Arabi Uniti che potranno sfruttare l'occasione per comprare diversi "gioielli del capitalismo occidentale". In Africa, infine, rischiano meno i Paesi ricchi di risorse.


Insomma, quello che si sta delineando, in conseguenza alla crisi finanziaria, è un mondo più equilibrato. Meno sottoposto all'egemonia americana e più distribuito sia in termini di prestigio che di ricchezza materiale. Ma non facciamoci ingannare, questo non significa automaticamente un Mondo più democratico. Non bisogna sottovalutare che all'interno delle nuove (o nuove-vecchie) Potenze che ricreeranno un contesto multipolare, potrebbe instaurarsi un regime autoritario di destra per far fronte alla crisi. L'alternativa, verso cui dobbiamo premere e sperare, è una forma di governo socialdemocratica.

Se gli Stati Uniti non vorranno trasformarsi in uno dei tanti Paesi che governano il mondo dovranno progressivamente affiancare alla leadership militare quella morale, persa ormai da quasi un decennio. La futura presidenza democratica di Obama potrebbe essere un buon punto di partenza.

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