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domenica 19 gennaio 2020

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Groenlandia, verso uno Stato per gli eschimesi

Col successo del referendum sull’autodeterminazione comincia un processo che potrebbe portare alla creazione di uno stato indipendente dalla Danimarca

01.12.2008 - Luca Paccusse



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E' l'isola più grande del mondo dopo l'Australia, è ricoperta dai ghiacci per l'84% della sua superficie e fino ad oggi è stata amministrata da un piccolo Paese europeo, la Danimarca. Eppure in Groenlandia qualcosa sta cambiando. Il 26 novembre infatti, si è svolto un referendum sull'autodeterminazione che ha visto una grande partecipazione degli abitanti groenlandesi, gli Inuit (un gruppo dell'etnia eschimese). 

Il responso è stato chiaro: il 75,5% dei votanti (39mila elettori) ha espresso la loro preferenza per una maggiore autonomia dalla Corona danese. L'esito del voto porterà alla riforma dello statuto sull'autonomia, per cui dal  21 giugno 2009 i groenlandesi saranno riconosciuti come popolo dalla Danimarca e potranno gestire autonomamente le proprie risorse naturali come petrolio, gas, diamanti e piombo. Tra le competenze che verranno trasferite da Copenaghen a Nuuk (oggi capoluogo, in futuro capitale dell'isola) c'è anche il settore giudiziario che permetterà di avere autonomia sulla gestione di tribunali, polizia e prigioni. Inoltre verrà riconosciuto il groenlandese come lingua locale. Al governo danese rimarranno invece la politica estera e la difesa. 

Il referendum sull'autodeterminazione giunge dopo secoli di domino europeo, prima norvegese poi danese, ammorbiditosi nel 1953, quando la Groenlandia cessò di essere colonia per divenire territorio danese d'oltremare iniziando, attraverso progressive concessioni, a diventare sempre più autonoma. Nel 1979 venne concesso l'autogoverno che prevedeva la devoluzione di istruzione, sanità, politiche della pesca, fiscalità. Capo dello Stato è rimasto (e rimarrà ancora) il sovrano danese, attualmente la regina Margherita II. 

Ovviamente la progressiva autonomia che condurrà prima o poi all'indipendenza implica per la Groenlandia anche un minor contributo economico della Danimarca, che attraverso i suoi sussidi costituiva gran parte del Pil dell'isola. La Groenlandia, che già nel 1982 uscì dall'Unione Europea con un referendum, ha un'economia basata soprattutto sul turismo e la pesca. Poco per una popolazione che presenta tassi di povertà e analfabetismo piuttosto elevati. Il governo locale quindi dovrà lavorare sodo per sviluppare delle istituzioni embrionali e un apparato amministrativo che garantiscano all'isola una crescita adeguata. Certamente un aiuto fondamentale arriverà dalle grandi quantità di risorse presenti sul territorio. Secondo alcune ricerche dell'Istituto geologico americano (AGI), la zona artica contiene 90 miliardi di barili di petrolio, ma anche grossi giacimenti di gas naturale (circa il 22% delle riserve mondiali). Compagnie canadesi, britanniche e statunitensi stanno già verificando come intraprendere proficui rapporti commerciali con le autorità locali. Lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di idrocarburi sotto i ghiacci potrebbe soppiantare i contributi elargiti dalla corona danese, che lo scorso anno hanno raggiunto i 420 milioni di euro.

 I nuovi provvedimenti, che entreranno in vigore l'anno prossimo, prevedono che i proventi dell'estrazione del petrolio vadano ogni anno per i primi 12 milioni di dollari alla Groenlandia, e per ogni cent successivo divisi a metà tra Groenlandia e Danimarca, la quale fornirà ancora aiuti economici alla sua ex-colonia. Quando la Groenlandia sarà in grado di sostenersi da sé economicamente, tramite appunto le sue risorse energetiche,  cesserà molto probabilmente anche questo rapporto. E ciò vorrà dire, sostanzialmente, indipendenza per l'isola del Grande Nord.

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