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martedì 26 maggio 2020

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Un sit-in per rompere il silenzio

La Comunità congolese in Italia scende in piazza contro la guerra in Congo. Intervista a Jean-Jacques Diku, il presidente della Comunità nel Lazio, che parla anche del ruolo che l’Italia potrebbe avere

02.02.2009 - Rosa Ullucci



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Fazzoletti bianchi appuntati al bavero del cappotto e un grido di protesta: “basta con la guerra nella Repubblica Democratica del Congo”. È un piovoso sabato pomeriggio e le voci che rompono il silenzio, in piazza San Marco, sono quelle dei cittadini congolesi residenti in Italia, stanchi della disinformazione sul conflitto in nord Kivu e pieni di rabbia per le atrocità subite da parenti e amici, rimasti in patria.

Nella Repubblica Democratica del Congo si combatte una guerra sanguinosa che ha radici lontane, nella storia coloniale e politica del paese, ma che continua ad alimentarsi, ancora oggi, per il controllo delle risorse minerarie. Diamanti, casserite, uranio, ma è soprattutto il coltan, un minerale utilizzato nell’industria hi-tech per realizzare cellulari e personal computer di ultima generazione, ad attirare le brame di attori nazionali e internazionali, disposti a tutto pur di appropriarsi di una fetta del ricco bottino.

La Comunità congolese in Italia ha deciso di mobilitarsi per contribuire alla causa del suo popolo, denunciando le violazioni dei diritti umani, l’indifferenza della comunità internazionale e quella del governo congolese di fronte all’occupazione, da parte del Ruanda, di una porzione del territorio nazionale. Come spiega Jean-Jacques Diku, presidente della Comunità congolese del Lazio: “per troppo tempo i congolesi in Italia sono rimasti in silenzio e non vogliamo che ciò venga interpretato come una mancanza di interesse. Non è più tempo di tacere, occorre agire in fretta e diffondere una corretta informazione ”.

 

Signor Diku, perché si combatte nella Repubblica Democratica del Congo?

Le ragioni della guerra in Congo non sono legate ai conflitti interetnici, come spesso si vuole far credere. Il vero problema del Congo è di essere troppo ricco e di attirare le attenzioni di molti paesi. Fin da quando è stata creata, la nazione congolese è diventata teatro di scontri e di interessi da parte delle nazioni europee, alle quali ha dovuto concedere privilegi, pretesi sulla scia dell’antica sudditanza coloniale. La debolezza del governo nazionale, incapace di controllare il territorio, e il conflitto rendono le ricchezze del paese ancora più esposte al saccheggio ed è per questo che i signori della guerra non troverebbero profitto nella fine delle ostilità.

 

Cosa succederà dopo l’arresto di Laurent Nkunda, leader del Consiglio nazionale per la difesa del popolo (Cndp) e principale antagonista del governo di Kabila?

Siamo diffidenti sull’arresto di Nkunda: il leader del Cndp è solo una pedina all’interno di un gioco che è molto più grande e complesso di quanto si pensi. Sono molte le alleanze che si muovono al di sopra di Nkunda e io credo che stiano solo cercando di scaricarlo. Provo a spiegarmi meglio: il Ruanda si sta liberando di Nkunda, ma il problema per noi rimane. Kigali vuole controllare una parte delle risorse del Congo e questo progetto non si fermerà con la cattura di Laurent Nkunda.

 

Come Comunità Congolese in Italia avete organizzato il sit-in di sabato 24 gennaio, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana, ma avete anche scritto una lettera al presidente della Camera dei Deputati, l’On. Gianfranco Fini. Che cosa chiedete al governo italiano?

Come congolesi residenti in Italia, chiediamo che venga sostenuto e legittimato il governo del nostro paese, attraverso l’invio di una forza di interposizione che intervenga per fare pressioni sui belligeranti e imporre un cessate il fuoco immediato. Inoltre, quest’anno l’Italia avrà la presidenza del G8 e potrà, quindi, mettere la questione del conflitto in nord Kivu tra le priorità in agenda. Se la missione dell’Onu non riesce a garantire la pace in Congo, forse è perché manca la volontà di farlo. Presiedendo il G8, l’Italia avrà una voce importante davanti ai grandi della terra.

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