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sabato 28 marzo 2020

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Recensione : Mina - Sulla tua bocca te lo dirò

14.03.2009 - Valentina Berdozzi



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Titolo: Sulla tua bocca te lo dirò
Artista: Mina
Etichetta: Sony
Anno di uscita: 2009
Genere: ...Mina...
Voto: 7

 

Parlando di Mina è impossibile tacere le sue grandi interpretazioni, lo straordinario colore della voce, quel virtuosismo, quei grappoli di note, quel cantare naturale come il parlare di fronte a cui anche Fabrizio De Andrè confessava di rimanere affascinato e colpito. Ma è altrettanto impossibile tacere della sua carriera, di ciò che Mina è stata per la musica leggera italiana, della sua volontà di non apparire più in pubblico ma continuare a mantenere sempre aperto, tramite il canale universale della musica, il contatto con i suoi fan. E’ impossibile non parlarne se, proprio questo, la porta di volta in volta ad esperienze musicali diverse, a collaborazioni prestigiose, a cd che stupiscono per la loro forza e per la Mina sempre nuova ma sempre fedele a se stessa che regalano. Questa volta, le metamorfosi è stata più decisa che mai. Non più solo musica leggera italiana, ma il teatro, il melodramma, la lirica: quel mondo cui la tigre di Cremona con la sua figura, con il suo mondo, con il suo universo canoro sembrava lontanissima. Così “Sulla tua bocca te lo dirò”, ultima fatica discografica della cantante pubblicata dalla Sony Classics il 20 febbraio scorso, è l’avvicinamento di Mina a quel mondo cui lei sembrava irrimediabilmente lontana in un progetto, ha dichiarato Massimiliano Pani, figlio dell’artista, artistico e culturale prima che discografico: un progetto che è la valorizzazione della bellezza che passa, che costituisce, che è fondamento ultimo di ogni espressione artistica. Una ricerca del bello che Mina compie andando a rispolverare un patrimonio canoro teatrale, fatto delle opere di Puccini, Cilea, Tosti e Albinoni, Gershwin e Bernstein che rivivono nella forza della sua voce e nella potenza suggestiva ed evocativa della sua interpretazione. In un successo già forte: proprio l’esecuzione firmata dall’artista del celeberrimo “Nessun dorma” della Turandot pucciniana ha aperto e chiuso, a mò di sigillo, un Sanremo record di ascolti e consensi. Ma nel cd, di cui questa traccia è una delle colonne portanti, Puccini è presenza straripante. Il genio compositivo del maestro toscano torna con “Mi chiamo Mimì” e il conclusivo “Sono andati?”, tratti entrambi dall’opera “La Bohème”  e con “E lucevan le stelle” della Tosca. Ancora opera pucciniana è il preludio al terzo atto del Manon Lascaut che, solo musicale, è stato arricchito proprio per questo cd del testo composto e firmato da Giorgio Calabrese. A questa importante testimonianza si aggiunge il brano “Ideale” di Francesco Paolo Tosti, “Mi parlavi adagio” di Tommaso Albinoni, “E’ la solita storia” tratto da “L’Artesiana” di Francesco Cilea e per concludere la romanza di Giuseppe Giordani “Caro mio ben”. A cui si aggiungono le incursioni nel teatro e nel mondo musicale moderno: da “Oblivio (una sombra màs)” di Ástor Piazzola a “I have a love” di Leonard Bernstein tratto da West Side story, passando per il prezioso medley di “Bess, you is my woman now - I love you Porgy” che unisce musicalmente due dei pezzi più significativi dell’opera “Porgy and Bess” di Gorge Gershwin. Insomma, un repertorio di vasto respiro, importante per la molteplicità delle fonti e delle ispirazioni; un repertorio arrangiato e diretto da Gianni Ferrio, nome colossale della musica leggera italiana e in più occasioni collaboratore di Mina, ed interpretato magistralmente da una Mina che scopre, si cimenta, prova e sperimenta. Assistita, nei quattro giorni di sessione di esecuzioni e registrazioni in diretta dallo Studio 2 della radio della Svizzera Italiana di Lugano da un’orchestra composta da elementi italiani e svizzeri e dall’orchestra “Roma Sinfonietta” nella seconda sessione di registrazione presso lo Studio Forum di Roma, Mina fa rivivere tradizione e modernità, lirica e melodramma, teatro e spettacolo, amalgamando esperienze diverse in sé, nella sua voce, nello scintillante mondo canoro di cui è simbolo e riferimento. Allontanandosi per un istante da quel repertorio leggero me mantenendone al contempo inalterata tutta la forza, la presa e la vicinanza la suo pubblico. Per una Mina che canta una storia antica e moderna; per una Mina che interpreta la lirica rendendola leggera; per una Mina che canta sé con la sua voce e la bocca di un altro; per una Mina che è sé ma che è anche brava ad uscire da sé e trasformarsi. Per una Mina che stupisce e che questo stupore che nasce di fronte alla bellezza di ogni espressione artistica lo narra, lo canta, lo celebra. Anzi, sulla sua bocca ce lo dice.

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