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martedì 26 maggio 2020

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La presenza cristiana in Medio Oriente

La conferenza presso il Centro Culturale di San Luigi dei Francesi sottolinea i contrasti, ma anche la lunga tradizione di convivenza tra Musulmani, Cristiani ed Ebrei.

15.03.2009 - Valentina Berdozzi



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"Quale presenza cristiana nel Medio Oriente?" Questa le domanda a cui dare una risposta, partendo dal passato ed arrivando al presente, in una regione del mondo che è la culla dei tre grandi monoteismi religiosi e che è, purtroppo, macchiata di sangue anche a causa di questa difficile convivenza.
Con questo interrogativo si sono confrontati, presso il Centro Culturale San Luigi dei Francesi, Padre Paolo Dall'Oglio, missionario cattolico e fondatore della comunità monastica di Mar Musa in Siria ed Elisa Pinna, giornalista vaticanista dell'Ansa, esperta di questioni religiose internazionali e autrice del libro "Tramonto del Cristianesimo in Palestina".

Così la testimonianza del Padre missionario è quella di chi vive quotidianamente il Medio Oriente, rilevando quei 14 secoli di storia e compenetrazione totale tra Cristiani e Musulmani che ha permesso a fedeli di credi religiosi diversi la pace e la coesistenza. Una continuità di vita insieme che porta al riconoscimento del diritto ad esistere di ognuna delle due religioni. Non antagonismo, non lotta, non barriere, ma convivenza e vicinanza che escludono qualsiasi progetto di eliminazione reciproca, di soppressione e di soffocamento, promuovendo un contatto non sempre facile ma comunque continuativo. E' questa la grande ricchezza religiosa del Medio Oriente, terra in cui i tre monoteismi hanno attecchito e sono cresciuti nel segno della tolleranza, privi della minaccia di persecuzioni e ritorsioni.

Dunque la convivenza, il rispetto reciproco, la ricchezza di relazioni socio-economico-culturali e una tradizione lunga 14 secoli smentiscono lo stereotipo che vede questi grandi monoteismi come religioni che la loro stessa natura di fede rivolta ad un solo Dio rende inconciliabili. E' proprio questo preconcetto che impedisce di cogliere quello che invece è il nocciolo di una civiltà orientale così nata; una civiltà che, spiega Padre Dall'Oglio, è arabo-islamica, ma anche arabo-islamica-cristiana ed ancora cristiano-arabo-islamica. Una culla che ancora oggi accoglie in sé queste comunità e fa di sé momento di incontro e luogo di dialogo.

Questo modello continuativo di confluenza però, avverte il missionario, sta entrando oggi pericolosamente in crisi, sfaldato dai nuovi modelli culturali che stanno penetrando in Medio Oriente e stanno imponendo uno stile di vita culturale sempre più "globalizzato", lontano dalle radici storiche di quella terra, e caratterizzato invece da tendenze di disconoscimento dell'alterità, contrarie alla convivenza cristiano-arabo-islamica finora sperimentata. Tendenze dissolutrici e centrifughe che si impongono sulla logica del dialogo e dello scambio e che fanno trincerare dietro la non conoscenza e lo stereotipo.
E' questo che bisogna vincere, avverte Padre Dall'Oglio: la cultura dell'odio, dello sfaldamento, della sfiducia, dell'incomprensione. Educare al dialogo, questa è la chiave di svolta per aprire, anche in questa terra insanguinata, uno spiraglio di pace. Promuovendo una relazione arabo-cristiana che esca dalle paure e dalla non conoscenza e che attraverso il contatto, la mediazione e il giusto atteggiamento di apertura permetta il ricongiungimento di quelle comunità religiose che rappresentano la possibilità di pace e coesistenza in una terra lacerata dall'odio. Proprio quella terra in cui comunità diverse si fondono, in cui il cristiano vive con il musulmano, parla la sua stessa lingua, ha i suoi stessi abiti e trasferisce, nella gestualità dei suoi riti sacri, atteggiamenti comuni.

Una terra di vicinanze in cui Elisa Pinna ha viaggiato con attenzione a partire dal 2001, cercando di cogliere le dinamiche precise che regolano la vita delle comunità cristiane in Terra Santa; quelle comunità che, troppo spesso, l'Occidente moderno dimentica.
Comunità che rappresentano la storia di una religione, il Cristianesimo, che si è intersecata con tradizioni diverse, con popolazioni diverse, con vicende diverse. Fotografando in particolare la situazione di tutti i cristiani che, in questa zona, si trovano stretti tra il fondamentalismo ebraico da una parte e quello palestinese dall'altra. Una terra che, prima, la presenza cristiana rendeva ricca e variegata e da cui recentemente, però, i cristiani stanno fuggendo, spinti dai venti di guerra che spirano sempre più forte. Così, quella che prima era una situazione di scambio e convivenza, di protezione reciproca e vicinanza è, ora, solo divisione, paura e astio. E' timore nei confronti di una società islamista dominata dal fondamentalismo musulmano, in cui è impossibile riconoscersi.

Nel giro di un brevissimo lasso di tempo i luoghi comuni di preghiera arabo-cristiana, come la tomba di Rachele, quella di Abramo o la Chiesa di San Giorgio a Gerusalemme, che le tradizioni di tutti e tre i monoteismi della regione ritengono importanti sedi di culto, si sono sfaldati, perdendo la dimensione associativa comune e costituendosi sempre più come luoghi di paura e di isolamento. L'osservazione diretta di questo spicchio di mondo è questo: vedere e capire come, nel giro di così poco tempo, tutto sia cambiato. Alla vicinanza, al dialogo, allo scambio si è sovrapposta la paura, il timore, la chiusura nei confronti del diverso. Dimenticando nella foga di definizioni categoriche ed assolutiste, ammonisce la giornalista, la sfumatura e la molteplicità. Dimenticando il nucleo originario e fondante di una delle zone più travagliate ma anche più suggestive del mondo: la ricchezza degli sguardi, la polisemia delle esperienze, la grandezza dell'esempio di fedeli che si rivolgono con nomi diversi allo stesso Dio ma lo pregano nella stessa lingua. E' questa la ricchezza del Medio Oriente e questa la strada da percorrere per non annullare il dialogo e far crescere il confronto. Diventando, ognuno, protagonista di quella conoscenza e di quel confronto che arricchisce e alimenta speranza e convivenza.

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