Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


mercoledì 27 maggio 2020

  • MP News
  • Mondo

L’industria marittima e l’Onu contro i cambiamenti dell’ecosistema marino

Le grandi compagnie di navigazione sono direttamente responsabili dei cambiamenti degli ecosistemi marini derivanti dall’introduzione di nuove specie. Un fenomeno che ogni anno costa miliardi di dollari.

15.03.2009 - Cristina Petrachi



EUROPA - Immigrazione: un'emergenza che l'Italia, senza Europa, non può sostenere.

L'emergenza immigrazione dovrebbe spingere la UE all'adozione di una politica comune in grado di fronteggiare un...
Leggi l'articolo

POPOLI- Cambiamenti climatici e immigrazione: cosa li lega?

Ecco perché i fenomeni migratori vengono causati sempre più da cambiamenti climatici che da guerre
Leggi l'articolo

MEDITERRANEO - Tunisia: un "Leone" come nuovo premier.

Chi è il nuovo Premier tunisino? Ce lo spiega Francesco Mangiola per MpNews
Leggi l'articolo

LATINAMERICANA - Rassegna Stampa

Nuovo appuntamento con la selezione delle notizie più importanti dal Sud America
Leggi l'articolo

I nostri mari stanno male. È questo il quadro che risulta dagli ultimi studi commissionati dalle Nazioni Unite. La salute degli oceani, infatti, è sempre più compromessa non solo a causa dei cambiamenti climatici in atto ma anche per colpa delle dirette attività umane che stanno pesantemente cambiando, e così facendo compromettendo, i diversi ambienti marini con effetti potenzialmente irreversibili.

È sulla base di questa pericolosa situazione che nel 2008 il World Ocean Council ha lanciato l'idea di creare la Global Industry Alliance, l'Alleanza Globale delle Industrie, con l'obiettivo di unire le forze per curare la salute degli oceani coinvolgendo direttamente i primi responsabili di tali malattie, cioè le industrie che lavorano con e sul mare, in primis le grandi compagnie di navigazione commerciali, pescherecce, di trasporto di petrolio e gas nonché la ricca industria del turismo di crociera. Un universo variegato, dunque, ma responsabile nel suo complesso delle gravi variazioni che stanno avvenendo nei mari e che annualmente, in termini economici, costano sempre di più.
"Il mondo degli oceani è a rischio. La salute dei mari dipende dallo sviluppo di un approccio comprensivo che concili la sostenibilità con gli affari" è quanto ha detto Paul Holthus, direttore esecutivo del World Ocean Council. Anche se un crescente numero di industrie coinvolte nel ricco business del mare sta lentamente agendo per cambiare le cose e per tutelate di più i diversi ecosistemi marini, c'è bisogno di un coordinamento a livello internazionale che permetta di operare in modo sinergico ai quattro angoli del mondo, coinvolgendo tutti i diversi soggetti direttamente coinvolti.

A distanza di un anno il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) ha aderito alla Global Industry Alliance con l'obiettivo di lottare contro questi pericolosi, e costosi, cambiamenti marini. Così facendo l'alleanza vede aggiungersi un prezioso alleato ai membri che erano già presenti, tra i quali l'Organizzazione marittima internazionale (OMI), il Fondo mondiale per l'ambiente e quattro grandi compagnie di navigazione.
La situazione è grave perché il trasferimento di organismi vegetali ed animali in habitat estranei sta mostrando di avere delle conseguenze pesantissime e estremamente costose non solo dal punto di vista della salute degli oceani, ma anche da quello dei costi economici per combattere l'invasione di tali specie estranee. Tale fenomeno è soprattutto dovuto alla straordinaria espansione del commercio mondiale marittimo che comporta lo spostamento di un sempre maggiore numero di navi da un capo all'altro del mondo. La mancanza di un coordinamento a livello mondiale che ottimizzi i trasporti evitando alle navi di compiere tragitti a vuoto senza trasportare nessuna merce durante i viaggi di ritorno, infatti, comporta la necessità per queste navi di riempire le stive con acqua marina in modo da garantirsi la stabilità durante la navigazione per poi svuotarle una volta arrivate a destinazione, magari dall'altra parte del mondo, incuranti del fatto che in quell'acqua precedentemente raccolta sono presenti specie animali e vegetali del tutto estranee all'habitat in cui vengono poi a trovarsi.

L'ambientazione di tali nuove specie risulta, purtroppo, il più delle volte impossibile, e gli esiti di tutto ciò sono assai nocivi sia per la sopravvivenze di parte delle specie autoctone, sia per la manutenzione di diversi impianti sottomarini. In entrambi i casi, infatti, i costi in termini economici sono molto alti. Da una parte comportano, infatti, il cambiamento e l'estinzione di alcune varietà ittiche con la conseguente crisi di interi settori della pesca che si vedono progressivamente privati delle tradizionali specie da pescare e, quindi, con l'inevitabile crisi dell'indotto relativo al trattamento e alla vendita del pesce. Dall'altra le nuove specie introdotte possono aggredire le strutture sotterranee dei gasdotti e delle pipeline che richiedono sempre più alti costi di manutenzione, come nel caso dei Grandi Laghi dove l'arrivo della cozza striata (dreissena polymorpha) sta comportando il danneggiamento di tali pipeline per danni che si aggirano intorno al miliardo di dollari.
L'obiettivo dell'alleanza, dunque, sarà quello di sviluppare nuove tecnologie per evitare conseguenze così negative per gli ambienti marittimi permettendo la tutela dell'ecosistema marino e al contempo il risparmio di miliardi di dollari.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.