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giovedì 24 settembre 2020

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Baby soldati, non solo nel Terzo Mondo

Sono 250mila secondo l’Unicef. E l’Occidente non è estraneo al fenomeno

16.06.2007 - Luca Paccusse



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Per molti ragazzi di quell'età sparare contro qualcuno è un divertimento da videogame, per altri, meno fortunati è una realtà.
Stiamo parlando del reclutamento di minori nei conflitti armati. Il bilancio non è da poco: 250mila minori coinvolti in guerre in tutto il mondo. Soprattutto in Africa, Asia e America Latina. Ma non solo.
Anche i "civilissimi" paesi occidentali non sono estranei al fenomeno. Come ha recentemente ammesso il ministro della difesa britannico Adam Ingram, 15 soldati minori di 18 anni sono stati inviati in guerra, precisamente in Iraq. Tra questi anche quattro soldatesse facenti parte dell'esercito di Sua Maestà.
Questo è l'esempio più fresco, ma nel 1999 ragazzi inglesi combatterono in Kosovo e anche nella Guerra del Golfo del '91 (uno dei quali non tornò mai in Gran Bretagna).
Il tutto, infischiandosene del protocollo opzionale alla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'Infanzia che stabilisce il limite d'età dei 18 anni per il reclutamento obbligatorio e la partecipazione diretta agli eventi bellici.

Oltremanica, comunque, non si fanno troppi problemi in fatto di età, tant'è che si può entrare nell'esercito già a 16 anni con il consenso dei genitori, anche se non si può andare in guerra prima di averne compiuti 18. Negli Stati Uniti, in Canada, in Olanda e in Australia più o meno le cose funzionano allo stesso modo.
Insomma, sembra che proprio nel "mondo che conta", le caserme siano gremite di baby-soldati.
Un dato è venuto alla luce anche attraverso un'inchiesta svolta dalla Commissione Difesa della Camera dei Comuni britannica un paio di anni fa. Nel 2004 i minorenni arruolati nell'esercito superavano le 6000 unità. Ragazzi perlopiù provenienti da famiglie povere con un basso tasso di istruzione che spesso non hanno avuto vita facile nelle caserme. Tra il 1990 e il 2003 ci sono stati addirittura più di mille morti "non naturali" nelle caserme inglesi.

Proprio alcune settimane fa, mentre si parlava (poco) dei giovanissimi soldati del Regno Unito mandati in Iraq, si è svolta una Conferenza mondiale organizzata a Parigi dal governo francese e dall'Unicef riguardo al problema dei bambini soldato.
Cinquantotto paesi (in gran parte africani) hanno firmato un documento attraverso il quale si sono impegnati solennemente ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l'impiego dei minori nei conflitti armati. Tra gli "impegni di Parigi", quello di "lottare contro l'impunità, indagare e perseguire quanti hanno illegalmente reclutato i minori di 18 anni e li hanno inseriti nei gruppi o nelle forze armate". I reati commessi in questa attività non devono poi essere oggetto di amnistie. Tutti impegni che non hanno un valore giuridico vincolante ma "un forte valore politico e morale". Saranno rispettati?

 

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