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lunedì 19 agosto 2019

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«Kosovo indipendente? Nella ex-Jugoslavia i fatti sono sempre stati creati sul territorio»

Intervista al Professor Eric Robert Terzuolo, dell'Università di Roma Tre, sul futuro del Kosovo

03.12.2007 - Luca Paccusse



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Intervistato da MP il Prof. Terzuolo ci espone le sue idee sul risultato delle elezioni in Kosovo e sulla possibilità che esse siano un chiaro segnale verso la scissione dalla Serbia: "E' abbastanza probabile un'azione unilaterale da parte del Kosovo perché la via diplomatica all'indipendenza si è rivelata estremamente difficile per la posizione della Serbia e per l'opposizione della Russia che blocca una decisione a riguardo in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Sarebbe comunque opportuno trovare un coinvolgimento della comunità internazionale per garantire l'incolumità della minoranza serba di questa regione. La soluzione migliore sarebbe un Kosovo indipendente con tutta una serie di importanti garanzie a 360° offerte dalla comunità internazionale".

Dopo il 10 dicembre quindi arriverà l'effettiva indipendenza del Kosovo anche se verrà proclamata unilateralmente?

Se guardiamo un po' tutta la storia della Jugoslavia, i fatti sono sempre stati creati sul territorio. A prescindere poi dalle volontà, dalle dichiarazioni e dalla retorica della comunità internazionale gli Stati che si sono dichiarati indipendenti poi sono diventati tali.

La situazione del Kosovo è, per certi versi, paragonabile a quella della Bosnia-Erzegovina. Lei sa se le forze armate dell'EUFOR lasceranno a breve questo paese, nonostante il rischio di nuovi scontri tra la parte serba e quella musulmana?

Non mi risulta una decisione di ridurre ulteriormente l'EUFOR. Il passaggio da 6.000 a 2.500 effettivi fu decisa a marzo, e sembra che il numero attualmente sia vicino ai 2.500. Credo comunque che la presenza internazionale, seppur ridotta, sia ancora auspicabile anche se in Bosnia il livello di tensione e di violenze è calato molto dal '95. E' stato possibile ridurre, seppur gradualmente, la presenza di forze di peacekeeping e il fatto stesso che l'Unione Europea abbia potuto prendere in mano la situazione indica che il livello di rischio si è sensibilmente abbassato.

Quanto ha contato il fattore religioso nella guerra bosniaca degli anni '90?

La Bosnia, prima della scissione dalla Jugoslavia era un posto dove le diverse etnie vivevano insieme, c'erano molti matrimoni misti e i musulmani bosniaci in quel periodo non erano poi molto religiosi. In seguito gli eventi della guerra hanno spinto i musulmani - anche un po' per disperazione - a cercare sostegno dove lo potevano trovare, in molti casi da paesi come Arabia Saudita e Iran, che poi hanno favorito anche un rafforzamento del sentimento religioso. C'è stato, infatti, un lungo periodo in cui i musulmani non avevano alleati. Erano in guerra con i serbi e anche con i croati e c''era l'embargo Onu per cui non si potevano vendere armi. I serbi venivano ben armati da Belgrado mentre i musulmani avevano grandi difficoltà a difendersi e quindi hanno preso l'aiuto da chi glielo offriva.

Questi rapporti con i paesi islamici continuano ancora oggi e in che modo?

Sembra che i legami consolidati ai tempi della guerra con certi paesi islamici non siano spariti. Ci sono anche numerosi sospetti sulle attività e i finanziamenti da parte di fondazioni islamiche o da gruppi terroristici. Però questo non è sorprendente, perché il mancato intervento da parte dell'Occidente ha lasciato i bosniaco-musulmani molto delusi. In questi casi rimangono dei sentimenti negativi che poi possono tramutarsi in altro, anche nel terrorismo.

Le riforme favorite dall'Alto  Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, mirano a rafforzarne gli organismi unitari, ma secondo i serbi bosniaci metterebbero in   discussione l'autonomia della Republika Srpska (Rs). Secondo lei sono realistiche le minacce di Dodik su una separazione della Repubblica Serba dalla Bosnia?

Presumo che la minaccia di un ritiro serbo dagli organi collettivi non rappresenti un tattica nuova.  Sapendo che la comunità internazionale ci tiene ad avere una Bosnia unitaria, immagino che i serbo-bosniaci ritengano che minacciare la separazione rappresenti una leva politica efficace. Ma come penserebbero di sopravvivere?

 

 

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