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Recensione libro: Democrazia senza libertà

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Titolo originale: The Future of Freedom: Illiberal Democracy at Home and Abroad

Autore: Fareed Zakaria
Editore: Rizzoli
Anno: 2003

 

Quella che stiamo vivendo è l'era della democrazia. E' un dato di fatto e lo sostiene anche Fareed Zakaria (http://www.fareedzakaria.com/) nel suo libro "Democrazia senza libertà, in America e nel resto del mondo" (titolo originale: "The Future of Freedom: Illiberal Democracy at Home and Abroad") pubblicato nel 2003.

In questo saggio il giornalista statunitense di origini indiane (già direttore di "Foreign Affairs" e attuale direttore di "Newsweek International") afferma che la democrazia funziona meglio nelle società quando è preceduta da un liberalismo costituzionale che definisce le norme di legge, i diritti di proprietà, i contratti e le diverse forme di libertà.

La libertà storicamente ha preceduto la democrazia e non il contrario. Dunque nei paesi sottosviluppati, prima della democrazia è necessario emancipare alla libertà la popolazione. E' indispensabile favorire lo sviluppo e la crescita della società civile prima ancora di indire elezioni.

Infatti, in molti paesi del Terzo Mondo l'aver instaurato una democrazia, non sempre ha portato benefici perché è mancata l'abitudine alla libertà. Così, molti stati che negli anni '50 e '60 del secolo scorso si sono sottratti al colonialismo europeo, si sono ben presto trasformati in dittature.

E poi, continua Zakaria, il fatto di avere certi diritti, come quello di voto, non comporta necessariamente l'evoluzione verso una maggior democrazia.

Un esempio che valga su tutti: Hitler fu democraticamente eletto dalla popolazione tedesca. Eppure sappiamo che la Germania del Terzo Raich fu tutto meno che democratica.

Anche oggi, "se nei paesi arabi si tenessero elezioni in questo momento, potrebbero portare al potere regimi ancora più intolleranti, reazionari, antioccidentali e antisemiti di quanto non siano le attuali dittature". Un esempio? La vittoria di Hamas in Palestina ha radicalizzato ancora di più lo scontro con Israele, complice anche la scarsa leadership dei dirigenti moderati palestinesi.

Il volume di Zakaria ripercorre le diverse tappe della democrazia nella storia mondiale e negli Stati Uniti, attraverso i suoi molteplici aspetti positivi e negativi (come l'analisi sui referendum in California, guidati più dagli interessi delle lobby private che dalle reali richieste dei cittadini).

L'autore ci descrive poi alcuni esempi di attuali democrazie (liberali o illiberali) in varie parti del mondo. Dalla Russia al Venezuela, dall'India al Pakistan: paesi in cui sono presenti processi elettorali tipici di una democrazia, ma in cui certi diritti non vengono riconosciuti o tutelati. Secondo Zakaria, infatti, nel mondo ci possono essere governi democratici ma autoritari e, al contrario, ci possono essere governi autoritari ma liberali.

Pensiamo a democrazie solo di nome come la Russia di Putin, in cui non c'è spazio per un'opposizione che riesca a competere seriamente col partito del presidente; in cui i poteri forti (dalla stampa alle compagnie energetiche) sono tutte controllate dal Cremlino; in cui la stampa non è realmente libera. Pensiamo al Venezuela di Chavez, che ha ridotto la libertà di informazione, o all'India, paese di grande tradizione democratica ma segnato da conflitti religiosi ancora insanabili.

Per contro, ci sono esempi di paesi che non sono assolutamente democratici ma che hanno al loro interno una serie di libertà religiose o civili che mancano in certe "democrazie".

Inevitabile riflettere sull'idea di "esportare la democrazia". Secondo Zakaria l'esportazione della democrazia come meccanismo elettorale non garantisce affatto democrazia intesa come libertà, liberalismo e diritti umani. Al contrario, tenere elezioni libere in un paese arabo o nord-africano qualsiasi, oggi, significherebbe spianare la strada a regimi islamici fondamentalisti ben più antiriformisti, antioccidentali e antifemministi di quelli attualmente al potere. Un'impostazione, questa, che rispecchia in un certo senso le idee di Huntington, da sempre dubbioso sul fatto che l'Islam possa seguire in tempi brevi la strada della democrazia.

Quando Zakaria ha scritto questo saggio, la guerra in Iraq era appena iniziata. Dopo quattro anni la dottrina Bush ha prodotto un paese più democratico ma anche più instabile e intollerante. La caduta di Saddam ha fatto emergere gruppi religiosi radicali e si sono verificati numerosi episodi di persecuzioni contro i cristiani.

In un futuro più o meno prossimo, quando gli americani se ne andranno dal paese, potrebbe anche accadere che i fondamentalisti prevalgano sugli islamici moderati.

E' un rischio - forse non calcolato dai seguaci dell'idea di "esportare la democrazia" - in cui un paese fragile come l'Iraq potrebbe andare incontro.

Insomma, la democratizzazione dei paesi emergenti è un processo lento e graduale che non può prescindere da uno sviluppo economico e sociale tale da poter creare il contesto adeguato all'instaurarsi di una vera democrazia liberale.

 

 

 

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