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sabato 04 aprile 2020

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Rivolte in Moldova, tensioni con la Romania

Dopo le elezioni vinte dai comunisti è scoppiata la protesta a Chisinau. Voronin accusa Bucarest di aver fomentato le sommosse

19.04.2009 - Luca Paccusse



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Era un voto delicato quello del 5 aprile in Moldova, che ha visto la vittoria schiacciante del Partito comunista del Presidente in carica Vladimir Voronin. Gli eventi che sono seguiti alle elezioni ne sono la prova. Il risultato che ha visto trionfare ancora una volta i comunisti, è stato infatti duramente contestato dall'opposizione, che ha accusato il governo di brogli richiedendo così nuove elezioni e avvertendo che fino a quando non saranno indetti dei nuovi turni elettorali, le proteste non avranno fine. Manifestazioni, tumulti, vere e proprie rivolte di piazza hanno caratterizzato la capitale Chisinau in questi giorni. Iniziati con delle fiaccolate, i moti di protesta di migliaia di moldavi si sono trasformati in scontri con la polizia, atti di vandalismo, attacchi al Parlamento, al palazzo presidenziale e a quello del governo presi d'assalto dai manifestanti. I violenti disordini hanno fatto un bilancio di 2 morti e 270 feriti, di cui 170 poliziotti, mentre 193 persone sono state arrestate.

A segnare questi giorni di rivolta, anche il fatto che i manifestanti hanno inneggiato più volte all'unità tra Romania e Moldova. Chisinau, infatti, era parte del territorio romeno conosciuto come Bessarabia fino al 1940 prima dell'occupazione da parte dell'Urss. Proprio contro il governo romeno si è rivolto Voronin a seguito delle proteste di piazza. Il presidente moldavo ha accusato la Romania di aver contribuito a fomentare le rivolte nella capitale e di aver aiutato a organizzare le proteste di piazza. La Moldova ha quindi dichiarato "persona non grata" l'ambasciatore romeno a Chisinau, e ha deciso di introdurre delle limitazioni per la concessione del visto ai rumeni. I rapporti con la Romania non sono affatto buoni, anzi, in Moldova (popolata in maggioranza proprio da romeni) si può parlare di una vera e propria "rumenofobia", da parte del governo il cui comportamento nei confronti dei cittadini rumeni è stato spesso denunciato da Bucarest presso la Commissione europea. Da Bucarest le accuse di Voronin vengono considerate come provocazioni, mentre in Moldova i partiti di opposizione hanno addirittura accusato i comunisti al potere di aver provocato i disordini verificatisi in questi giorni e per questo hanno chiesto l'avvio di un'inchiesta internazionale dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa. Ghimpu, presidente del partito liberale, ha detto che l'opposizione dispone di prove, compresi video, a dimostrazione del fatto che tra i manifestanti si siano infiltrati dei provocatori che hanno guidato l'assalto al parlamento e al palazzo presidenziale.

Intanto la commissione elettorale centrale, a differenza di quanto annunciato nei giorni scorsi, ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di ricontare i voti e dalla Russia arriva pieno sostegno all'esecutivo moldavo. Secondo Mosca qualsiasi ipotesi di mettere in discussione dei risultati sarebbe "senza fondamento". Dall'Europa, invece, c'è molta preoccupazione per le tensioni tra Chisinau e Bucarest, che potrebbero compromettere i nuovi accordi di cooperazione tra l'Unione europea e sei repubbliche ex sovietiche, tra cui la stessa Moldova, che dovrebbero essere conclusi a Praga il prossimo 7 maggio.

Le elezioni vinte dal Partito comunista (PCRM) portano una tranquilla maggioranza all'attuale esecutivo nelle fila del parlamento moldavo con 60 seggi su 101, anche se si tratta di numeri non sufficienti per l'elezione del nuovo presidente, per la quale serve la maggioranza di tre quinti, pari a 61 seggi. Questo sfavorirebbe una possibile rielezione di Voronin alla presidenza della Repubblica moldava, che in ogni caso non sarebbe ammessa dalla Costituzione, che prevede solo due mandati presidenziali. La situazione socio-economica in Moldova non può certo dirsi rosea. La caduta dell'Urss ha portato benessere economico alla maggior parte delle repubbliche ex sovietiche, mentre la Moldova ha dovuto affrontare il declino economico e l'instabilità politica. Così nel 2001 i cittadini hanno appoggiato il ritorno al potere del Partito comunista. Ma le cose non sono cambiate molto e tutt'oggi la Repubblica moldava è il paese più povero d'Europa. Questa situazione avrebbe favorito la frustrazione di migliaia di giovani senza lavoro e senza sicurezze per il futuro che hanno mostrato tutta la loro rabbia contro il governo.

 

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