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venerdì 10 aprile 2020

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Quale sinistra in El Salvador?

Il Presidente Funes guida il primo governo salvadoregno di sinistra, tra spinte riformiste e radicalismo venezuelano.

07.06.2009 - Mauro Annarumma



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Il nuovo governo di Mauricio Funes, presidentes di El Salvador, sembra voler  guidare il Paese del Centramerica, schiacciato da anni di guerra civile e povertà, verso un cammino di espiazione simbolica dei crimini e delle pene ad esso inflitte dal governo della oligarchia militare e latifondista salvadoregna negli ultimi venti anni.

Dal 1980 al 1992, nel piccolo Stato dell'El Salvador si è combattuta una sanguinosa guerra tra i guerriglieri del Frente Farabundo Martì de Liberaciòn Nacional (FMLN) di estrema sinistra e i miliziani della estrema destra al governo, i cui militari godono ancora dell'amnistia del 1993. Con oltre 70000 morti, si pensò allora di chiudere un'era, ma il dramma di migliaia di famiglie perdura sino ad oggi. Da un osservatorio privilegiato quale quello in cui mi sono trovato  in El Salvador nel 2004, prima il main field delle Forze speciali aviolanciate e poi l'ambasciata italiana, ho colto nel suo agghiacciante contrasto i due volti della società salvadoregna: nonostante l'affollarsi di numerose agenzie straniere di sviluppo, per i cui operatori sono stati erette come piramidi nel deserto moderni centri commerciali dotati dei migliori prodotti di consumo, le condizioni di vita restano precarie. L'elite del Paese, ancora oggi militari e grossi proprietari terrieri vicini al Partito di destra "Arena", usufruiscono di discoteche e locali notturni, per lo più nel quartiere residenziale in cui sorgono grandi ville circondate da alte mura e temibili guardie armate, che non mancano neanche dinanzi a locali commerciali, come anche alle porte di semplici farmacie. Gran parte della popolazione continua a vivere intorno alla capitale, nella densa boscaglia che la circonda, ed è comune osservare giovanissimi studenti in uniforme scolastica scomparire tra gli alberi al termine delle lezioni. Bassa scolarizzazione, garantita per lo più dalle scuole missionarie numerose in centramerica, piccola e diffusa criminalità ed estrema povertà, sono ancora una piaga per il Paese.  

In un simile contesto e in un momento storico in cui riprendono piede in America Latina i partiti e i movimenti di sinistra, risulta significativa l'assenza, nel giorno del giuramento del nuovo governo, del presidente venezuelano Hugo Chavez e del boliviano Evo Morales, leaders di una sinistra violenta e antidemocratica, soffocatrice della libertà di espressione e in costante conflitto con le opposizioni. Assenze che alimentano un acceso dibattito all'interno della classe politica latinoamericana, che si interroga ora sulla direzione che il nuovo presidente, un ex giornalista eletto tra le fila dello FMLN, sembra aver scelto nel corso dei primi mesi del suo mandato, apertosi con elogi al Presidente degli Stati Uniti, Obama, e al governo del brasiliano Lula dai quali, ha dichiarato Funes, intende prendere esempio. Ma altrettanto significativa è la decisione, subito annunciata, di riallacciare le relazioni diplomatiche con Cuba, dopo oltre 40 anni.

Mauricio Funes, anno 1959, è stato il primo candidato dello FMLN che non abbia avuto un passato da guerrigliero, ma le spinte della dirigenza del Fronte, apparentemente più a suo agio con il radicalismo venezuelano che con il pragmatismo brasiliano, non potranno che avere un peso rilevante nella collocazione politica del nuovo El Salvador.  

 

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