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domenica 09 agosto 2020

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La Tiananmen peruviana

In Perù continua la lotta degli indigeni contro le multinazionali supportate dal Governo Garcia che ha firmato accordi miliardari per lo sfruttamento delle ricchezze nelle terre degli indigeni.

21.06.2009 - Cristina Petrachi



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Nel cuore della foresta amazzonica peruviana vivono almeno 14 tribù che non sono mai venute a contatto con il resto del mondo. Li chiamano i "popoli incontattati" ed è grazie all'Amazzonia che la colonizzazione spagnola del passato non li ha massacrati come successo con altre popolazioni, permettendo loro di conservare le proprie tradizioni e i propri usi e costumi.
Oggi, però, la vita di queste persone è gravemente in pericolo. L'Amazzonia non è più in grado di proteggerli e la colonizzazione, che si pensava appartenesse ormai al passato, ricompare con il suo volto più crudele. I nuovi conquistadores, però, non sono più gli spagnoli del Cinquecento arrivati nel nuovo mondo in cerca di fortuna e tesori, ma hanno il volto delle grandi multinazionali del gas, del petrolio e del legno, le nuove ricchezze da depredare. Nomi come la Perenco, colosso anglo-francese del petrolio, ma anche l'argentina PlusPetrol, la canadese Petrolifera, la spagnola Repsol o la brasiliana Petrobras operano nell'Amazzonia peruviana e stringono affari con il governo di Lima.

Negli ultimi tempi, infatti, il Presidente Alan Garcia ha progressivamente lottizzato la foresta amazzonica dando una serie di concessioni per la prospezione di gas e petrolio a molte di queste multinazionali senza accettare l'apertura di nessun tavolo con i popoli indigeni peruviani che rischiano di perdere definitivamente le proprie terre. Frustrati dal muro che il governo Garcia ha eretto contro di loro, i popoli indigeni hanno iniziato il 9 aprile una serie di manifestazioni pacifiche contro queste leggi, chiedendo il completo ritiro di questa legislazione, l'apertura di un concreto tavolo delle trattative con il governo, nonché l'allontanamento di tutte le multinazionali dal paese fino a quando la questione non sia risolta tenendo in conto anche e soprattutto il volere di queste popolazioni, legali detentrici dei diritti su queste terre così come garantito anche dalla Convenzione Internazionale ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni.
Ma il Governo Garcia si è rifiutato di trattare definendo gli indigeni come "selvaggi", "barbari", "ignoranti" e "cittadini di seconda classe".

È così che il 4 maggio scorso gli indigeni, guidati dall'Organizzazione degli indiani amazzonici AIDESEP e dal suo leader Alberto Pizango hanno istituito un blocco fluviale per impedire alle imbarcazioni della Perenco di raggiungere il c.d. Lotto 67, un'area remota della foresta amazzonica peruviana, raggiungibile solo attraverso il fiume Napo, un emissario del Rio delle Amazzoni, ed abitata da una delle tribù dei Popoli Incontattati, nonostante la Perenco si ostini a negarne l'esistenza.
Al pacifico blocco fluviale, però, le autorità di Lima hanno risposto inviando una cannoniera della Forze Armate peruviane che ha scortato l'imbarcazione della Perenco, evidentemente desiderosa di non lasciare il Lotto 67 che dovrebbe nascondere il più grande giacimento di petrolio peruviano scoperto negli ultimi 30 anni. Una vera a propria fortuna che né la multinazionale anglo-francese, né il governo peruviano hanno intenzione di abbandonare, vista la cifra di due miliardi di dollari che la Perenco ha deciso di investire proprio nel Lotto 67.

Ma i blocchi sono continuati per tutte le settimane successive fino a quando, nella notte del 5 giugno, il Governo ha mandato l'esercito a rompere con la forza i blocchi istituiti lungo una superstrada nel nord del paese. Il bilancio è ancora provvisorio ma Survival International, l'Organizzazione mondiale a sostegno dei popoli indigeni, parla di almeno 20 morti tra civili e poliziotti. Un atto gravissimo che mette seriamente in dubbio la democraticità del governo di Lima e che il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry, ha commentato dicendo:" Stiamo assistendo ad una Tiananmen peruviana. Se andrà a finire nello stesso modo, con la repressione verrà cancellata anche la reputazione internazionale del Perù".

La risposta di Lima è stata quella di emettere un mandato d'arresto nei confronti di Alberto Pizango, il leader di AIDESEP, che ha trovato rifugio nell'Ambasciata del Nicaragua a Lima ottenendo l'asilo politico. Ma non solo. Negli ultimi giorni, infatti, "alcune personalità peruviane", si legge nel sito di Survival, "stanno promuovendo provvedimenti repressivi contro le Ong peruviane e quelle straniere", in particolar modo chiudendo parzialmente il rubinetto del credito occidentale che permette il lavoro a molte delle Ong peruviane.
A ciò si aggiungono le dure parole che un membro anziano del Congresso, Luis Gonzales Posada, ha rivolto a Survival e a Amazon Watch responsabili di "aver promosso una campagna di diffamazione contro il Perù" e suggerendo al governo di far causa alle due Organizzazioni. Una posizione evidentemente non isolata se lo stesso Presidente Garcia ha affermato che "le Ong internazionali hanno incitato alla violenza".

 

 

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