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domenica 05 aprile 2020

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Embargo d’armi contro la Guinea

Gli Stati dell’Africa Occidentale hanno annunciato un embargo sulla vendita d’armi alla Guinea dopo le violenze dell’esercito contro i manifestanti il 28 settembre.

18.10.2009 - Cristina Petrachi



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Dopo che venerdì  il Segretario Generale Ban Ki-Moon aveva annunciato l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulle violenze avvenute lo scorso 28 settembre nella capitale della Guinea, Conakry, anche l'Organizzazione degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) ha deciso di prendere una posizione più chiara in merito alla faccenda annunciando l'imposizione di un embargo sulla vendita di armi alla Guinea.

La misura dell'Ecowas è stata adottata a seguito delle "atrocità" commesse dall'esercito all'interno dello stadio di Conakry in cui si erano radunati i manifestanti e dove i militari hanno sparato ad altezza uomo uccidendo, secondo gli attivisti sui diritti umani locali, più di 150 persone e ferendone a migliaia. Ma non solo. Secondo Fatou Bensouda, Procuratore  della Corte Penale Internazionale con sede all'Aja, ci sarebbero prove di stupri di gruppo contro molte donne presenti alla manifestazione compiuti da uomini apparentemente in uniforme. Anche per questo all'Aja si sta procedendo con un esame preliminare sugli eventi del 28 settembre per accertarne l'eventuale competenza della Corte che è legittimata a procedere nel caso di accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Le manifestazioni erano nate a causa dell'annuncio dell'attuale presidente della giunta militare, il Capitano Moussa Dadis Camara, di presentarsi alle elezioni che si terranno in gennaio, nonostante per mesi avesse detto, invece, che non si sarebbe presentato. Camara era andato al potere nel dicembre scorso con un colpo di stato a seguito della morte del presidente Lansana Conte, il passato uomo forte del paese.
Gli stati africani dell'Ecowas stanno, dunque, facendo pressioni affinchè il leader golpista ritiri la propria candidatura evitando che il paese, primo esportatore mondiale di bauxite e tra i più ricchi delle regione, in termini di risorse minerarie, sprofondi sempre più nel caos di una guerra civile. Come mediatore nella gestione della crisi è stato scelto il Presidente del Burkina Faso, Blaise Compaore, che ha sottolineato la necessità di giungere nel più breve tempo possibile ad una soluzione pacifica della crisi.

Ma le preoccupazioni arrivano anche dalla comunità internazionale. Anche il Gruppo Internazionale di crisi ha, infatti,  manifestato i propri timori di una possibile degenerazione degli eventi se il governo della giunta militare non cesserà al più presto di esistere, una possibilità tutt'altro che remota laddove Camara continuasse nella sua decisione di presentarsi alle elezioni. Un voto che lo legittimerebbe solo in modo apparente con i fantasmi di brogli elettorali già ben presenti anche a distanza di ancora 3 mesi dalle fatidiche elezioni.

 

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