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martedì 22 settembre 2020

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Russia: se i diritti civili vengono pericolosamente calpestati

Attenzione a quello che succede nell’Europa orientale: a Mosca si è sfiorato il linciaggio di alcune persone che manifestavano pacificamente per i diritti civili. E la polizia, invece di fermare gli aggressori, ha arrestato alcuni partecipanti. Il sent

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Piazza Tverskaya, centro di Mosca. Doveva essere la giornata del Gay Pride, prima che il sindaco della città ne vietasse la messa in opera. Questa la giustificazione del primo cittadino Yuri Luzhkov: “(La manifestazione) è opera di Satana…mai e poi mai autorizzerò una simile porcheria”. Proprio in contrapposizione a queste pesanti affermazioni, cinquanta deputati europei ed italiani avevano sottoscritto un documento, che volevano appunto consegnare in Consiglio Comunale, in cui si ricordava l’anniversario della depenalizzazione dell’omosessualità maschile in Russia, sancita nel 1993. In solidarietà con gay e lesbiche del paese, si erano aggregati alcuni esponenti politici europei, fra cui, in rappresentanza dell’Italia, Marco Cappato e Ottavio Marzocchi dei Radicali e Vladimir Luxuria di Rifondazione Comunista.
La piazza è presidiata fin dal mattino dalla polizia. Ma non solo da loro. Una folla di naziskin, ortodossi, nazionalisti e nostalgici zaristi picchetta il municipio, attendendo il gruppetto dei manifestanti. Quando il pacifico corteo cerca di consegnare la missiva al sindaco, scatta il finimondo. Sotto il compiacente sguardo delle forze dell’ordine, si scatena un parapiglia in cui i militanti per i diritti civili vengono colpiti, malmenati, presi a calci e, dulcis in fundo, portati via dai poliziotti per essere trasportati in commissariato. D’altro canto, invece, per gli aggressori, incitati con energia da un paio di vescovi ultra-ortodossi che invitavano i teppisti a compiere il loro sacro dovere, non scatta nessuna sanzione: né un fermo, né un arresto, niente.

Sembra fantascienza: invece è la triste realtà della Russia, dove Putin e le sue fedeli forze di sicurezza stanno mettendo in opera una spietata repressione contro chi manifesta per la democrazia, per la libertà, per i diritti sociali e civili delle persone. Già un mese fa un simile trattamento avevano avuto gli oppositori al regime, che avevano organizzato una pacifica manifestazione nelle vie della capitale russa: anche in quell’occasione, la reazione della polizia era stata immediatamente repressiva e violenta. Questo perché, di opposizione, non si può nemmeno sentir parlare nel paese. Un uomo solo al comando, quasi come un novello zar. E c’è chi, come il nostro ex capo del governo che si ritiene un emblema del liberalismo, si vanta dell’amicizia con il presidente russo, continuando a minimizzare quella che è una sistematica violazione dei diritti personali ed individuali. Niente a che vedere con una democrazia, insomma.
C’è bisogno che la Comunità Internazionale faccia sentire la propria voce nei confronti di questi abusi, altrimenti l’Europa corre il gravissimo rischio che i sentimenti di omofobia e autoritarismo si espandano anche in altre nazioni: già in Polonia, per esempio, i gemelli Kaczynski si stanno adeguando ai metodi russi, instaurando un regime molto poco democratico e civile.
Sulla tutela dei diritti fondamentali non può esserci compromesso, ma solo condivisione all’interno del continente europeo.

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