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giovedì 24 settembre 2020

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La nuova assurda strategia irachena

Gli USA hanno cominciato a fornire aiuti agli insorti sunniti contro Al Qaeda

19.06.2007 - Indra Galbo



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Baghdad. Ormai è un fatto ampiamente appurato che nella visione statunitense ogni paese può essere all’occasione prima un acerrimo nemico ed in seguito un utile alleato. Ciò, se ci immergiamo per un momento nella visione pseudo globalista americana, lo potremmo analizzare all’interno di una strategia di ampio raggio nella risoluzione di conflitti o di problematiche geopolitiche. Il problema è che fino ad oggi questa tattica si è rivelata, per la maggior parte dei casi, fallimentare in quanto continuiamo ad assistere a costanti incongruenze degli equilibri di potere soprattutto in alcune zone, come quelle mediorientali che dovrebbero essere sotto la supervisione o amiche degli Stati Uniti.

Un recentissimo esempio lo possiamo fare con i sunniti iracheni fino a pochi giorni fa acerrimi nemici di Washington ed ora, dopo aver rotto la loro allenza con Al Qaeda, collaboratori privilegiati. Talmente privilegiati da ricevere, attraverso la mediazione dei militari iracheni, armi, munizioni e carburante.
Gli ufficiali americani affermano che questo tipo di strategia è già stata usata all’inizio dell’anno nella provincia di Al Anbar, e secondo i loro dati, ha avuto successo. Ma dato che ciò non potrebbe assolutamente bastare ad affrontare una situazione di stallo perenne come questa, il comando americano in Iraq si prepara ad un aumento di 30.000 unità da concentrare prevalentemente nella zona di Baghdad. Quello che viene così definito “modello Anbar” verrà ora applicato in varie zone dell’Iraq sannita: si va dal quartiere di Amiriya e alla zona di Babil a sud della capitale per passare alla provincia di Diyala ed a quella di Salahuddin più a Nord.
Mentre si cerca cosi di annientare una pericolosa organizzazione terroristica come Al Qaeda (il cui capo prima dell’11 Settembre aveva legami economici con la famiglia Bush), si vanno a finanziare gruppi che prima appoggiavano Saddam Hussein, cioè la causa scatenante della guerra in Iraq permettendo cosi un’ulteriore destabilizzazione sia dei rapporti interni tra sciiti e sunniti, sia nel metodo di gestione di quello che oggi può essere definito sempre di più un “pantano mediorientale”.

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