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giovedì 24 settembre 2020

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Pareggio elettorale in Spagna, ma Zapatero non può restare tranquillo

Nell’antipasto delle prossime elezioni politiche, popolari e socialisti vanno a braccetto: i risultati riflettono una sostanziale parità, senza grossi scossoni. Ora la volata per il 2008

19.06.2007 - Stefano Tretta



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Il voto amministrativo del 27 maggio ha confermato le tendenze politiche della Spagna. La vigilia era stata caratterizzata dai proclami di ribaltone del PP (Partito Popolare), che intendeva sfruttare l’appuntamento per invertire il trend e dare segnali di nuova vitalità. Il PP aveva trasformato la tornata amministrativa in un test politico, sottolineando la voglia di cambiamento del paese.
Tuttavia, il PSOE (Partito Socialista) ha tenuto abbastanza bene.
I dati sono chiari, ed allo stesso tempo accontentano un po’ tutti: intanto, la partecipazione è stata molto alta (che differenza con l’Italia…); in secondo luogo, se la percentuale di voto ha arriso al centro destra (35,6% contro il 34,9%), il totale dei consiglieri comunali eletti ha avvantaggiato i socialisti (679 seggi in più).
Lo scarto fra i due valori è dovuto al risultato di Madrid, la quale si è riconfermata una roccaforte popolare. Difatti, nella capitale spagnola è stato confermato sindaco Alberto Ruiz Gallardon, che ha vinto con ampio margine la competizione, mentre nella provincia è stata rieletta Esperanza Aguirre.
Inoltre, i popolari si confermano a Valencia, Castilla y Leon, Murcia, La Rioja, Ceuta e Melilla, mentre è incerto il destino dell’attesa regione della Navarra, in cui ottiene la maggioranza semplice, senza tuttavia evitare che il partito nazionalista moderato Nafarroa Bai giochi un ruolo decisivo; invece, perde nelle isole Baleari e Canarie, dove c’è il sorpasso dal PSOE.

Proprio i socialisti, dal canto loro, tengono nelle loro roccaforti Extremadura, Catalogna e Castilla La Mancha; inoltre, ottengono la conferma anche nelle Asturie, Aragon e Cantabria.
Ma la regione clou del panorama politico spagnolo rimane il Paese Basco: qui, la magistratura ha permesso ad ANV, il braccio politico di ETA, la possibilità di candidarsi, cosicché il partito ha potuto conseguire ottimi risultati, conquistando 31 sindaci e 331 consiglieri comunali. Sul tema del terrorismo basco il PSOE si gioca molta della sua credibilità e delle sue possibilità di riconferma nelle elezioni del 2008, in quanto, per il resto, i popolari non possono additare errori macroscopici a Zapatero: l’economia veleggia splendidamente, i cittadini sono soddisfatti del clima riformista che si è sviluppato in questi anni, la disoccupazione è scesa e la fiducia nel futuro permette la realizzazione di nuove infrastrutture.
E’ proprio per questo che le amministrative hanno rappresentato un campanello d’allarme, ma non un cambio di tendenza: nessun ribaltone si è verificato, i popolari si sono dimostrati una credibile alternativa di governo, ma i valori riflettono, in ogni caso, un test locale. Il PSOE ha ora dieci mesi per cogliere questo segnale e rimettersi in carreggiata, per confermare quel che di buono ha fatto in questi tre anni di governo e sfruttare l’eredità di una legislatura senz’altro soddisfacente; la rielezione significherebbe un chiaro segno di riformismo ed europeismo in un contesto politico continentale che ne ha certamente bisogno.

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