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sabato 04 aprile 2020

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Forum Globale su migrazione e sviluppo. I migranti: prime vittime della crisi economica

Il Segretario Onu mette in guardia sulla pericolosa connessione tra crisi economica, xenofobia e violazione dei diritti umani fondamentali.

07.11.2009 - Cristina Petrachi



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Tema scottante quello delle migrazioni, soprattutto oggi con la crisi economica globale, la disoccupazione in crescita e un senso di diffusa insicurezza che attanaglia le vite quotidiane delle persone, in particolar modo del nord del mondo. In tal contesto i migranti, con le loro culture talvolta anche molto diverse da  quella della società di accoglienza, diventano i recettori delle nostre ansie e frustrazioni in un'eterna puntualizzazione e distinzione tra il "noi" e il "loro" che spesso degenera nel "noi" contro di "loro".

In realtà il fenomeno migratorio è spesso ben diverso da come viene generalmente dipinto. Quelle fosche tinte con cui si raffigura l'immigrato, sono forzature di una realtà molto diversa fatta di storie di uomini e donne spesso in fuga da situazioni difficili se non pericolose e di sogni di una vita migliore In un mondo globalizzato, allo spostamento rapido e continuo di flussi di merci, denaro e servizi, segue anche quello, comunque più contenuto, delle persone.

Di questo e di altro si è parlato al terzo Forum Globale sulla Migrazioni e sullo Sviluppo, iniziato mercoledì ad Atene con il discorso di apertura del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. "Non dobbiamo mai dimenticare che, in ultimo, le politiche e le leggi riguardano persone e valori", ha affermato il segretario Onu, riportando i dati impressionanti del numero dei migranti di oggi: 241 milioni di persone vivono in un paese diverso da quello di nascita; il valore più alto mai raggiunto nella storia dell'uomo.

È ovvio, dunque, che la gestione di una simile quantità di persone diventi una sfida per le politiche nazionali dei paesi, soprattutto laddove il numero di stranieri è cresciuto repentinamente in un arco temporale relativamente ristretto, come nel caso dell'Italia. Ma ciò non può essere adottato come scusa per violare i diritti fondamentali delle persone . Bisogna tenere a mente che questa mobilità può generare del buono, se ben gestita, aumentando il benessere umano e contribuendo allo sviluppo delle società di origine ma anche di accoglienza, ha sottolineato Ban Ki Moon.

E proprio sul lo sviluppo si è incentrato il Forum. Un tema simbioticamente connesso a quello delle migrazioni visti i numeri delle rimesse che annualmente i migranti inviano a casa. Un flusso di valuta pregiata spesso fondamentale per le economie di molto paesi del sud del mondo, in particolar modo oggi in un periodo in cui gli investimenti dei paesi ricchi nel resto del pianeta sono drammaticamente calati del 7-9% a causa della crisi economica mondiale. Ma non è solo il trasferimento di denaro il fenomeno importante da sottolineare e da tutelare. Assieme allo spostamento delle persone viaggiano anche le idee e i valori, nonché la conoscenza e le tecnologie. In una fase in cui il gap tecnologico tra nord e sud del mondo si allarga sempre di più, questi spostamenti rappresentano un risposta, seppur parziale, al problema di come invertire il fenomeno in corso.

Ma nonostante questo, nonostante che spesso interi settori delle nostre economie si reggano, sempre più, proprio sui lavoratori immigrati, come nel caso dell'agricoltura o del settore edilizio, per non parlare della ristorazione o dei servizi alla persona (anziani e disabili), "non possiamo ancora dire che i diritti dei migranti siano completamente rispettati", ha affermato Ban Ki Moon, sottolineando come le condizioni di vita di queste persone siano spesso orribili e che il traffico di esseri umani così come lo sfruttamento sessuale di giovani donne continui a restare una realtà tristemente diffusa.

Gli fa eco Carlos Lopes, Direttore Esecutivo dell'UN Institute for Training and Research (UNITAR) e responsabile del Global Migration Group (GMG) un'inter-agenzia fondata nel 2006 con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione nel campo della migrazione internazionale fra le agenzie delle Nazioni Unite, l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) e la Banca Mondiale.

La recessione ha spinto molti stati ad adottare politiche più restrittive nel campo della migrazione, rendendo più difficile l'ottenimento dei permessi di soggiorno; ciò non ha fatto altro che "aumentare il numero di ingressi clandestini  dando l'impressione che le migrazioni siano un fenomeno criminale e contribuendo, così all'emersione di reazioni xenofobe". E invece, lungi dall'essere un reale pericolo per le nostre società, i migranti sono tra le categorie più duramente colpite dalla crisi economica. Quando un'azienda licenzia personale e riduce l'organico, gli immigrati sono tra i primi a perdere il lavoro e, laddove questo sia la condicio sine qua non per l'ottenimento del permesso di soggiorno, anche i documenti per stare in regola trasformandosi, dall'oggi al domani in clandestini. In una reazione a catena diminuiscono anche le rimesse ai paesi d'origine che faticano ancora di più, innescando un circolo vizioso che spinge le persone a da abbandonare la propria terra per sopravvivere.

 

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