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sabato 04 aprile 2020

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Missionari Saveriani: le accuse contro di noi sono infondate

La dura replica dei Saveriani accusati in un rapporto Onu confidenziale di aiutare i ribelli del Fronte di Liberazione del Ruanda in Congo.

04.12.2009 - Cristina Petrachi



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In un rapporto redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite che doveva restare confidenziale, figurano delle pagine in cui si sostiene che due missionari Saveriani italiani che lavorano nella Repubblica Democratica del Congo, avrebbero aiutato economicamente i ribelli del Fronte di Liberazione del Ruanda (Fdlr), composto da Hutu molti dei quali responsabili del genocidio del Ruanda del 1994.

In particolar modo nel rapporto viene indicata la cifra di duemila dollari che sarebbero stati utilizzati dai Saveriani italiani per comprare tende, medicinali e viveri destinati, secondo gli esperti Onu, ai combattenti del Fdlr.

La dura replica dei Saveriani, diffusa attraverso l'agenzia di stampa Misna spiega, invece, il reale utilizzo dei fondi. "Appare evidente", si legge nella nota, "una manipolazione quando si identificano i beneficiari di questo aiuto. Là dove p. Lanaro parla dei 'miei amici che si sono rifugiati sulle montagne' gli esperti dell'Onu parlano di gruppi Fdlr (Forze democratiche di liberazione del Ruanda, ndr) armati che si sarebbero trincerati sulle montagne. Ora, come prete che ha vissuto a lungo in mezzo ai rifugiati, p. Lanaro parla di famiglie (donne, bambini, anziani) che egli conosce e con le quali ha stretto legami di amicizia. E' per aiutare queste categorie a rischio di persone rifugiate e di cui l'Onu con tutti i suoi organismi a ciò preposti non si preoccupa, che P. Lanaro ha dato la somma di 2.000 (duemila) dollari per comperare dei teli per coprire le capanne improvvisate e per medicinali".

Nella dichiarazione diffusa dall'ordine, i Saveriani denunciano perciò "la sommarietà, l'imprecisione e quindi la falsità tendenziosa di questo rapporto e dell'interpretazione delle cosiddette prove apportate e ci meraviglia che dei giornali che si dicono seri diano loro credito senza verificarle". Secondo i Saveriani "gli esperti dell'Onu si sono fidati di email ottenute in malo modo, senza verificarne l'esattezza del contenuto".

I duemila dollari contestati sarebbero in realtà, quindi, andati ai profughi ruandesi civili che da quel terribile 1994 vivono da anni nella foresta in condizioni estreme e senza sostanziali aiuti dalla comunità internazionale. È noto che quando i Tutsi (vittime del genocidio) riconquistarono il paese, tra le migliaia di Hutu in fuga verso il confinante Congo per paura di rappresaglie e vendette ci fossero anche molti dei responsabili del genocidio travestiti da profughi. Ma questo non è un motivo sufficiente per far morire di fame e malattie migliaia di persone innocenti, donne e bambini che dal 1994 sono cresciuti o sono nati nella foresta e che al tempo dei sanguinosi fatti del Ruanda non erano abbastanza grandi (o addirittura non erano nati) per prender parte al massacro di massa perpetrato dagli Hutu.

E dalla sede dei Saveriani a Parma si aggiunge: "si scarica su missionari e piccole associazioni umanitarie l'imbarazzante e scandalosa partecipazione di note società minerarie e governi occidentali, ma non solo, nel perverso intreccio tra sfruttamento illegale delle risorse, commercio clandestino di armi, strategie geopolitiche e continuazione del conflitto. Si tratta di un giro di miliardi di dollari. Finora, nessun governo occidentale ha fatto pressione su tali società".

La lettura esclusivamente etnica della guerra in corso nelle regioni orientali del Congo è semplicistica per non dire fuorviante. È noto che i reali interessi in gioco siano tutt'altro che etnici coinvolgendo un giro d'affari miliardario e che riguarda importante aziende di tutto il mondo. Coltan, legname e metalli prezioso. Ecco i reali motivi alla base della guerra. Difficile ipotizzare che i missionari Saveriani siano implicati in un tale business. Più facile è pensare, invece, che gli esperti dell'Onu abbiano questa volta preso una sonora cantonata. La speranza è che le Nazioni Unite facciano in fretta chiarezza su quanto realmente avvenuto considerando anche l'incolumità dei padri Saveriani che lavorano in un teatro di guerra pericoloso come quello del Congo orientale e dove le organizzazioni umanitarie rimaste sono davvero poche a fronte di una continua emergenza umanitaria.

 

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