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domenica 05 aprile 2020

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Giornata mondiale dei diritti umani. Pericolo discriminazione sempre in agguato

Il tema scelto è: “Abbraccia la diversità, metti fine alla discriminazione”. Un monito anche per i paesi più ricchi.

11.12.2009 - Cristina Petrachi



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In occasione dell'anniversario dell'adozione, nel 1948, della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, il 10 dicembre è stata designata come la giornata dei diritti umani in tutto il mondo. Una ricorrenza che serve per richiamare l'attenzione su una tematica molto delicata e che quotidianamente in tutte le parti del pianeta viene affrontata da milioni di persone che si vedono negare i propri diritti fondamentali.

Il tema scelto quest'anno è: "Abbraccia la diversità, metti fine alla discriminazione". Dunque una tematica di ampio respiro che riguarda l'intero corpus della dichiarazione nella forma della propria negazione: quei diritti umani universali che sono continuo oggetto di attacchi e violazioni.

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Navi Pillay ha sottolineato come tutti gli esseri umani siano nati liberi e con uguale dignità e diritti, ricordando però come sono ancora molte le categorie vittima delle discriminazioni: dalle donne, alle minoranze (politiche, etniche, religiose) di tutte le regioni del mondo, ai popoli indigeni per arrivare infine ai migranti, una categoria che negli ultimi anni è stata individuata come una delle principali vittime di razzismo e discriminazione soprattutto nei paesi sviluppati del ricco nord.

Un grido d'allarme, dunque, che cerca di attirare l'attenzione su una delle categorie più deboli delle nostre società. Con l'impressionante aumento del numero di migranti, le società di accoglienza spesso faticano a proporre politiche di accoglienza adeguate e basate sul rispetto di quei 30 articoli che costituiscono la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Complice probabilmente anche una crisi economica di dimensioni enormi e che, come nel passato, contribuisce all'emergere di atteggiamenti xenofobi, razzisti e violenti, i migranti oggi sono tra le vittime maggiormente colpite da una discriminazione che spesso si traduce in violazione palese di diritti umani.

"Rifugiati e migranti", ricorda la Pillay, "sono ampiamente discriminati, anche nei paesi più ricchi dove uomini, donne, bambini che non hanno commesso nessun crimine vengono spesso trattenuti in stato di detenzione per periodi prolungati". Un'affermazione, dunque, che chiama direttamente in causa i governi e le autorità pubbliche responsabili di politiche migratorie che sono spesso in violazione dei diritti umani o della legislazione internazionale come quella che regolamenta l'asilo politico o lo status del rifugiato. Una responsabilità tanto più ampia laddove queste politiche diventano il metro di giudizio dell'intera società nei confronti della categoria dei migranti, alimentando paure e violenze generate dalla mancanza di conoscenza che avvolge sempre il "diverso".

Ci si chiede come sia possibile arginare le quotidiane discriminazioni che cittadini privati  effettuano nei confronti di queste persone se il messaggio che viene dalle istituzioni non è nutrito dai più alti valori del rispetto dei diritti umani fondamentali e dell'accoglienza.
"Vengono spesso discriminati da possidenti terrieri, datori di lavoro o anche da autorità statali e pubbliche, spesso oggetto di stereotipi e di offese da parte di partiti politici, organi di informazione ed esponenti pubblici", aggiunge la Pillay.

Dello stesso avviso è anche il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki Moon, che ha ulteriormente evidenziato come nessun paese sia immune dalla discriminazione. "La vediamo ovunque, in molte forme: vecchie e nuove, occulte e palesi, pubbliche e private. Può presentarsi come razzismo istituzionalizzato, conflitto etnico, episodi di intolleranza e rifiuto, oppure come una versione nazionale ufficiale della storia, che nega l'identità altrui. La discriminazione colpisce individui e gruppi vulnerabili: disabili, donne e ragazze, poveri, migranti, minoranze, e in generale chiunque sia percepito come diverso. Queste persone sono spesso escluse dalla partecipazione alla vita economica, sociale, politica e culturale delle proprie comunità. Il pregiudizio, che li condanna e li esclude, può essere sfruttato dagli estremisti. In alcuni paesi, assistiamo all'ascesa di una nuova politica di xenofobia".

Un monito arriva dunque dal Palazzo di Vetro ed è rivolto soprattutto a quegli imprenditori politici della paura che con l'obiettivo meschino di ottenere qualche voto in più, parlano alla pancia delle presone distruggendo i valori che hanno portato alla stesura della Dichiarazione Universale.

 

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