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martedì 26 maggio 2020

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La gemmocrazia di Mobutu

I parte del Focus sui diamanti in Congo.

06.07.2009 - Cristina Petrachi



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Il nostro viaggio nel mondo del diamante congolese inizia negli anni del regime di Mobutu. Durante gli anni della sua dittatura, l'economia dell'attuale Repubblica Democratica del Congo ha subito un tracollo continuo ad opera di un'elite cleptocratica che ha pochi termini di paragone con le altre presenti nel continente nero. Tutto ciò ha portato al collasso delle attività economiche formali e alla creazione di un paese retto quasi per intero sul settore informale e sull'economia al nero.

Il settore minerario, ovviamente, non è rimasto al di fuori dell'economia informale. Tutt'altro! Nella prima metà degli anni '80, infatti, il collasso finale di questo settore, quello più importante per il paese, fece sì che l'economia informale raggiungesse il suo apice con la conseguente estensione dei tentacoli di Mobutu e del suo entourage all'intero (e fiorente) settore informale.

Per quel che riguarda l'industria del diamante, la gallina dalle uova d'ora era la Miniere de Bakwanga (MIBA), una società parastatale all'80% di proprietà dello stato zairese e al 20% della Societé d'investissement belge au Kasai (Sibeka), una filiale dell'Union Miniere e situata nella regione del Kasai Orientale. La necessità di dover render conto a dei soci così potenti, seppur azionisti di molto minoritari della società, servì da freno agli istinti predatori che caratterizzavano la gestione delle ricchezze minerarie (e non solo) di Mobutu e i suoi.

La dittatura di Mobutu può essere definita senza molti problemi come una gemmocrazia, una forma di potere fondato sul controllo dei diamanti, una sottospecie d'attività illegale il cui aspetto delittuoso, però, non riguarda la sostanza messa in commercio come nel caso, invece, della droga. Il diamante non è una sostanza illegale, e ciò lo rende molto più agevole da smerciare. Si può dire che le gemmocrazie non sono altro che lo stadio finale di quel potere statale che aveva deciso di nazionalizzare interi settori dell'economia del paese e che, una volta trovatosi senza più rendite, a causa della loro pessima e criminosa gestione ha dovuto riorientarsi verso altre fonti d'introiti. Nel Congo-Kinshasa la nazionalizzazione prese il nome di zairianizzazione e vide la luce nel 1966-1967. Dopo un primo momento in cui le neonante compagnie statali furono affidate a uomini vicini al Presidente, l'incapacità di questi manager statali spinse Mobutu a richiamare i vecchi proprietari stranieri come azionisti minoritari della società. Ma la diffidenza era ormai di casa e temendo nuove nazionalizzazioni, gli azionisti stranieri evitarono di investire troppi utili se non quelli necessari per la sopravvivenza dell'industria.

Fu così che, all'inizio degli anni '80, il regime decise di modificare notevolmente le leggi che regolamentavano il settore del diamante. Fino ad allora, lo sfruttamento artigianale dei giacimenti era sì legale, ma solo per quel che riguardava l'estrazione delle pietre. Tutti gli altri anelli della lunga filiera del diamante, infatti, erano sotto il completo controllo dello Stato. Dalla vendita all'esportazione, bisognava passare per Kinshasa.
In un siffatto quadro, Mobutu aveva ceduto il monopolio dell'esportazione di tutti i diamanti zairesi, ovvero di tutti i diamanti estratti sia in modo industriale, che tramite uno sfruttamento artigianale dei giacimenti, alla British Diamond Distributors (Britmond) una filiale della maison per eccellenza del diamante, il gigante De Beers, che si occupava di raccogliere e poi esportare le gemme congolesi all'estero, dove avrebbero subìto un delicato lavoro di taglio e lucidatura. La festa, però, per la De Beers finì nel 1981 quando Mobutu ruppe l'accordo che lo legava all'azienda sudafricana per preparare il terreno alla liberalizzazione dell'intero mercato del diamante (dall'estrazione, alla vendita all'esportazione) che vide la luce nel 1982.
La De Beers, in ogni caso, non rimaneva del tutto a bocca asciutta. Conservava, infatti, il monopolio sull'esportazione della produzione industriale della Miba che, nella prima metà degli anni '80, era ancora di gran lunga superiore rispetto al settore dell'estrazione artigianale.
Dal dicembre del 1985 la De Beers, mediante la sua filiale in loco, aveva poi firmato un accordo rinnovabile, della durata di due anni, di acquisto della totalità dei diamanti prodotti dalla Miba ad un prezzo fisso, deciso nel contratto, con l'applicazione di un prezzo minimo garantito a carato.
Purtroppo, però, la produzione della società parastatale nel corso degli anni '80 si ridusse notevolmente se confrontata con quella del settore artigianale che richiamò migliaia di persone disoccupate a causa della crisi economica, frutto della politica di accumulazione personale delle ricchezze da parte della classe dirigente del paese che portò, inevitabilmente, alla scomparsa del settore formale dell'economia.

Lo Zaire divenne solo un paese da sfruttare e nulla più. Niente investimenti, nessun progetto a medio-lungo termine, nessuna politica ad ampio respiro che investisse sul futuro. Era una nave che stava per affondare, e tutti quelli che potevano salvarsi, lo fecero. Presero pala e piccone e si misero a cercare diamanti. Ogni colpo per trovare pietre preziose, ogni colpo per trovare "la pietra" della loro vita, quella che avrebbe sistemato le cose da lì all'avvenire, era un colpo che assestavano allo scafo di questa nave, in avaria già per proprio conto.

 

 

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