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venerdì 14 agosto 2020

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I nuovi padroni del Congo stracciano i contratti con la De Beers

III parte del Focus sui diamanti in Congo. Laurent D. Kabila durante la guerra firma già dei contratti con multinazionali per finanziare il conflitto.

20.07.2009 - Cristina Petrachi



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Nell'Africa Centrale i paesi vicini dello Zaire sfruttano il momento di debolezza di Kinshasa per vendicarsi delle odiose intromissioni che avevano dovuto subire per anni e rovesciare, quindi, lo staus quo. Così facendo mettono la parola fine sulla trentennale dittatura di Mobutu. Una variegata e numerosa coalizione vede la luce nel 1996 con l'obiettivo di far crollare lo Zaire e il suo dittatore. Vi partecipano tutti gli stati della regione. Uganda, Ruanda, Burundi, Zimbawe, Tanzania, sono tutti pronti a collaborare per far crollare Mobutu e per insediare al potere un loro uomo di fiducia, un congolese da lungo residente all'estero, Laurent Desiré Kabila che nell'ottobre del 1996 inizia la sua lunga marcia alla testa dell'Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo (ADFL) entrando a Kinshasa, il 17 maggio del 1997.

Se a dettare le motivazioni ufficiali della guerra che Uganda e Ruanda in primis dichiarano allo Zaire sono questioni legate alla sicurezza nazionale, di certo il piano bellico va inserito in un più ampio progetto volto a ridisegnare la cartina geografica della Regione dei Grandi Laghi, sulla base di un'idea molto semplice: ampliare i confini di Uganda e Ruanda, due paesi soggetti a un'enorme pressione demografica, a spese del vicino Zaire ricchissimo in terra e risorse minerarie.

Kabila si mostra sin dall'inizio interessato ai diamanti congolesi ed è per questo che, a partire dal 1996, in un periodo cioè in cui formalmente era solo un invasore e nulla più, firma un contratto con American Diamond Buyers, che avrebbe permesso a questa società con sede in Canada di aprire il primo banco d'acquisto a Kisangani, controllata dagli uomini dell'ADFL.

Risale al dicembre del 1996 l'ultimatum che Kabila lancia alle compagnie minerarie straniere di prendere accordi con lui se avessero voluto continuare con lo sfruttamento industriale dei diversi siti minerari. In caso contrario si sarebbe rivolto ad altre imprese. Ed è quello che sostanzialmente fa, senza aspettare le risposte di quelle imprese minerarie che erano già operative nello Zaire e che quindi, evidentemente, erano state autorizzate dall'ormai moribondo regime di Mobutu. Questo ovviamente significò che, una volta conquistata Kinshasa, tutti quei contratti minerari che dal 1996 il regime di Mobutu aveva forsennatamente firmato con una ventina di imprese straniere, vennero per lo più cancellati, o comunque rinegoziati con il nuovo vincitore.

Una particolare attenzione fu riservata alla Britmond, la filiale della De Beers che aveva ottenuto negli anni passati il monopolio sulla commercializzazione dei diamanti della Miba e che possedeva anche il principale banco d'acquisto di diamanti, la Sediza (che cambiò nome in Sedico, una volta che l'ormai ex-Zaire venne conquistato dalle truppe dell'ADFL).
Con queste due entità (Britmond e Sediza), il gigante sud-africano aveva il controllo sulla più grande parte dei diamanti industriali e su quasi un terzo dei diamanti di gioielleria, prodotti "ufficialmente" in Zaire. Una posizione che faceva considerare la De Beers come un'impresa mobutista e che portò nel 1997 la De Beers a perdere il suo monopolio sui diamanti della Miba.

La Miniere de Bakwanga del resto si rivelò strategica nel corso della guerra, venendo puntualmente saccheggiata prima dall'esercito di Mobutu ormai allo sbando, e poi una volta conquistata Mbuji-Mayi, dall'ADFL con l'obiettivo di finanziare la guerra (ma anche come fonte di arricchimento personale).
Con la rottura del contratto tra lo stato congolese e la De Beers, il nuovo ministro delle miniere statuì che la produzione della Miba sarebbe stata messa all'asta mensilmente. La produzione dei primi tre mesi venne vinta dalla Susskind Diamonds. Ma dal quarto mese in poi, la Britmond tornò ad occuparsi dei diamanti della società parastatale, riprendendo le redini di quello che si era trasformato in un monopolio di fatto, almeno fino al dicembre del 1998.
Per quel che riguarda il versante dello sfruttamento artigianale dei giacimenti diamantiferi, le cose, invece, non cambiarono poi molto. Il settore tutto sommato continuò a funzionare normalmente e la produzione durante il 1996-1997 si mantenne agli stessi livelli degli anni precedenti.
È solo con lo scoppio della seconda guerra che si assiste ad un drastico crollo del valore delle esportazioni.

 

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